Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Mare e montagna non sono solo mete per le vacanze estive, ma anche luoghi per riflettere sul nostro itinerario di fede. Secondo il vangelo di Marco, è lungo il mare di Galilea che Gesù dà inizio al suo ministero e chiama i suoi primi discepoli. È su un alto monte, dice l’evangelista Marco, che avviene la trasfigurazione di Gesù. Proviamo a rileggere assieme e a meditare su alcuni episodi del vangelo di Marco avvenuti in riva al mar di Galilea o su qualche montagna, per rivivere insieme a Gesù dei momenti importanti della nostra vita e per riflettere sul nostro cammino di fede.

L’episodio della tempesta calmata, avvenuta durante una traversata sul mar di Galilea, si conclude con la domanda dei discepoli: “Chi è costui che anche il vento e il mare gli ubbidiscono?” (4,41). Il vangelo di Marco spesso suscita delle domande nei protagonisti dei fatti evangelici, come in questo episodio, anziché dare delle risposte, e le domande dei discepoli sono anche le nostre domande. Chi è Gesù? Marco lo ha già detto all’inizio del suo racconto (vangelo): Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio (1,1). Il lettore credente sa già chi è Gesù e vive i fatti evangelici in una luce particolare. Ma quelli che sono sulla barca, che fanno la traversata assieme a lui, lo scoprono ora, ascoltando le sue parole e vedendo i suoi potenti miracoli. Non ci sono solo i discepoli quel giorno, ma anche altre barche e altri pescatori: tutti costoro sono i protagonisti e i testimoni involontari della tempesta e della calma improvvisa (a seguito del miracolo operato da Gesù). Forse loro non si sono chiesti, sul momento, chi è costui, ma certamente si saranno stupiti dello strano fenomeno (tempesta e calma improvvisa) e si saranno domandati che cosa è successo e perché.

Alla domanda dei discepoli sul mar di Galilea dà risposta un episodio avvenuto su un alto monte: la trasfigurazione di Gesù (9,2-10). La montagna nella Bibbia è spesso un luogo della manifestazione di Dio. La trasfigurazione è l’ultima delle “cristofanie” del vangelo prima dei grandi eventi pasquali (la risurrezione di Gesù). Sei giorni dopo, narra l’evangelista, Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni (la cerchia ristretta dei dodici, coloro che dopo la risurrezione dovranno testimoniare agli altri l’evento) e li conduce in disparte su un alto monte. In loro presenza viene trasfigurato (il verbo greco è metamorphoo), mentre una nuvola lo avvolge (anche la nube è un tema biblico frequente nelle teofanie dell’Antico Testamento). Sembra di rivivere un’esperienza in montagna, mentre si passeggia sui sentieri e nel pomeriggio arrivano le nubi. Mosè ed Elia appaiono assieme a Gesù e conversano con lui. Stranamente Elia viene menzionato per prima, forse perché ormai era diventato una figura escatologica nota nel giudaismo. Marco fornisce anche un particolare curioso, appreso senz’altro da un testimone oculare: le vesti di Gesù divennero sfolgoranti e candidissime, di un tal candore che nessun lavatore di panni sulla terra può dare. Ricordo il tempo lontano in cui le nostre nonne e mamme andavano ai fiumi a lavare i panni. Di fronte a uno spettacolo così sconvolgente, Pietro, non sapendo cosa dire (noi forse avremmo fatto peggio di lui), propone di fare tre tende per i tre ospiti illustri. È a questo punto che una voce dalla nuvola (e dal cielo), quella del Padre, dice: “Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo”. Alla voce di Dio, tutti spariscono. Mosè ed Elia non ci sono più. Gesù è solo. Marco non ci sta parlando di solitudine, bensì del fatto che bisogna guardare e ascoltare soltanto Gesù. Quel giorno, la sua gloria illumina la montagna.

Concludiamo tornando al principio del vangelo, al principio della chiamata dei primi discepoli, al principio del nostro cammino di fede. Il vangelo ci riporta di nuovo in riva al mare di Galilea, sulla spiaggia: “passando lungo il mar di Galilea, egli vide” (1,16-20). L’incontro comincia con Gesù che vede delle persone. È lo sguardo di Gesù che rende possibile ciò che è impossibile all’uomo. Gesù vede delle persone che hanno dei nomi (Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni) e le chiama a una relazione personale con lui. Il suo è uno sguardo di elezione, di chiamata. Egli non passa accanto in maniera indifferente, come fanno tanti oggi, ma il suo sguardo diventa parola, chiamata: “Seguimi”. Chi ascolta la sua parola e risponde alla sua chiamata diventa suo discepolo. Il vangelo registra pure casi di discepoli mancati, come il giovane ricco. Seguire Gesù non è una decisione umana, ma una risposta alla grazia; non è una conquista, ma un essere conquistati dal Signore. Il discepolo è colui che crede in Gesù e lo segue. Il discepolo è colui che lascia le reti in riva al mare o gli attrezzi della montagna nel fienile perché ha trovato in Gesù la vita.

Paolo Mirabelli

23 giugno 2024

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.