Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Secondo il vangelo di Marco, Gesù dopo il miracolo della tempesta sedata si reca “all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni”, dove incontra l’indemoniato che vive nei sepolcri (5,1-2). L’uomo si trova in una condizione di totale dipendenza dai demoni. Oltre ad avere la sua dimora nei sepolcri, Marco dice che veniva legato con catene ai ceppi, ma egli spezzava le catene e nessuno aveva forza di domarlo (5,3-4). Gesù lo libera e lo rimanda a casa sua a raccontare “le grandi cose che il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te” (5,19). Nel miracolo Gesù permette ai demoni di entrare nei porci (animali proibiti come impuri dalla legge di Mosè), i quali affogano nel mare. I guardiani dei porci vanno subito a riferire il fatto in città. Gli abitanti della città di Gerasa vanno a Gesù e vedono che l’indemoniato è “seduto, vestito e in buon senno” (5,15). A questo punto stupisce molto la loro reazione, perché invitano Gesù a lasciare i loro confini, il loro territorio (5,17). L’evangelista Marco accenna al motivo della loro reazione: “il fatto dei porci” (5,16). Circa duemila porci che affogano nel mare. Per quale motivo, ci chiede qualcuno, gli abitanti di Gerasa rifiutarono Gesù: per timore o per aver causato loro un danno economico? Proviamo a rispondere alla domanda rileggendo con più attenzione il racconto evangelico e collocandolo nel contesto biblico.


Prima di entrare in tema, è bene ricordare alcuni principi che hanno sempre guidato il nostro studio della Bibbia. Innanzitutto siamo consapevoli che c’è una differenza tra i nostri commenti e il testo biblico: non abbiamo la presunzione di dire che i due coincidono. Per questo vogliamo mantenere un atteggiamento di dialogo e accogliere altri commenti o proposte esegetiche. In merito al nostro testo, potrebbe darsi che entrambe le motivazioni siano vere, cioè che Gesù è rifiutato dai Geraseni sia per timore riverenziale sia per il danno economico. Ogni risposta che viene data è valida, purché non risulti essere una forzatura del testo biblico. Quando si commenta la Bibbia costruttivamente, per riceverne edificazione, le diverse letture possono arricchire la nostra comprensione, sollecitare in noi domande, farci osservare aspetti che non avevamo considerato nella nostra lettura. Colui che commenta la Parola di Dio deve condurre l’ascoltatore al significato delle parole del testo biblico e spiegare la Scrittura con la Scrittura, facendola dialogare con se stessa. Il sapere storico o filologico non può sostituire l’azione dello Spirito Santo nel cuore di chi predica la Parola e nel cuore di chi l’ascolta. Infine, va detto che leggere, ascoltare e commentare con fede la Bibbia significa lasciarsi provocare e interrogare da essa e lasciarla entrare nella nostra vita per trasformarla.


Quella del danno economico è da sempre la spiegazione più diffusa e sostenuta. Tuttavia va detto che l’uomo, quando si trova di fronte a una manifestazione di Dio o del potere di Dio (come nel caso del miracolo), ha come prima e spontanea reazione il senso di un timore riverenziale. L’Antico Testamento riporta molti esempi, così anche il Nuovo. Qui ricordiamo solo l’esempio di Pietro: in occasione della pesca miracolosa invita Gesù a uscire dalla sua barca, gli chiede di allontanarsi da lui, perché si sente peccatore e indegno, perché “spavento aveva preso lui e tutti quelli che erano con lui” (Luca 5,8-10). Le due reazioni, quella di Pietro e quella dei Geraseni, però non sembrano avere la stessa motivazione: i Geraseni non vogliono più Gesù nel loro territorio; non c’è in loro quel timore riverenziale che nasce dalla fede, piuttosto preoccupazione per ciò che è successo con i porci affogati e per ciò che potrebbe succedere se Gesù rimane con loro. La storia e l’esperienza ci insegnano che, purtroppo, gli interessi economici prevalgono su tutto e che il dio danaro viene prima di tutte le altre cose, anche prima della salvezza. Inoltre, a Pietro Gesù dice di non temere, anzi lo costituisce pescatore di uomini (5,10), mentre agli abitanti di Gerasa non dice nulla, ma li lascia e sale sulla barca. “Pietro e gli altri, lasciarono ogni cosa e lo seguirono” (5,11), vale a dire seguirono Gesù nella sequela; i Geraseni invece non hanno, a quanto pare, nessuna intenzione di voler seguire Gesù: sono solo preoccupati per l’economia di quella intera regione.


In questo racconto di Marco possiamo scorgere una illustrazione dell’opera di salvezza compiuta da Gesù nei confronti dell’uomo. Gesù reca salvezza a chi ha, come l’uomo indemoniato (che Satana aveva reso schiavo senza rimedio), la grazia di imbattersi in Gesù. Invece ha una fine misera chi, nonostante la venuta di Gesù, continua a vivere come “bruti senza ragione” o si comporta secondo il proverbio: “La scrofa, dopo essersi lavata, è tornata a rivoltarsi nel fango” (2 Pietro 2,12.22).

Paolo Mirabelli

18 gennaio 2024

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.