Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dei meravigliosi avvenimenti che riguardano la nascita di Gesù di Nazaret, noi abbiamo notizia solo attraverso due dei quattro evangelisti, Matteo e Luca, mentre gli altri due non ne parlano. Nel primo e nel terzo vangelo le narrazioni dell’infanzia sono come una introduzione, un prologo senza il quale non si può comprendere l’intera opera, cioè il vangelo stesso. Tutto sembra indicare che i due “evangelisti dell’infanzia”, nel momento in cui redigono i loro scritti, intendono raccontare la vita di Gesù cominciando dagli inizi, per poi passare al ministero e alla vita pubblica. I fatti da loro raccontati sono credibili e veri, come tutte le altre parti del vangelo, anche se oggi c’è chi mostra di non conoscerli o chi ne nega l’attendibilità. Eppure, nei primi secoli, persino eretici come Cerinto o pagani come Celso (avversario del cristianesimo), che si sono scagliati contro l’incarnazione, non mettono in discussione l’obiettività di questi avvenimenti dell’infanzia. Oggi c’è chi sostiene che “bisogna distinguere quello che l’evangelista dice (parola di Dio) da come lo dice (cultura)”. Noi invece crediamo che il vangelo non possa essere ridotto a sistemi o saperi teologici. Il messaggio si coglie rispettando la forma e il contenuto del vangelo. Per noi tutto il vangelo, in ogni sua parte, è Parola di Dio, che affascina e meraviglia chi crede, inquieta e confonde chi non crede.


L’annuncio della nascita di Gesù, fatto di notte dagli angeli ai pastori di Betlemme (Luca 2,8-20), è uno degli episodi più affascinanti, forse anche perché nelle recite a scuola c’è sempre la scena dei pastori, delle pecorelle e degli angeli. L’evangelista Luca racconta che, quando giunge il tempo del compimento dell’annuncio della nascita di Gesù, si verifica un fatto un po' insolito: viene emanata da Roma una legge amministrativa, cioè il censimento della popolazione dell’impero. La decisione di Roma costringe gli abitanti della Giudea a fare degli spostamenti: ognuno deve farsi censire nel luogo di origine. Giuseppe e Maria, pur attraverso differenti genealogie (come si deduce da Matteo 1 e Luca 3), appartengono ambedue alla famiglia di Davide. Per questo Giuseppe, che è un “ben David”, dalla Galilea, da Nazaret, sale in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare con Maria sua sposa, che è incinta (2,4-5). È a Betlemme di Giuda che circa mille anni prima una moabita di nome Ruth, venuta a spigolare in un paese per lei straniero, sposa il generoso Boaz, e dalla loro unione nasce il bisnonno di Davide, “l’albero di Jesse”. Il profeta Michea, secoli prima, predice l’evento della nascita di Gesù proprio a Betlemme (5,1).


Il vangelo di Luca afferma che Maria, dopo aver concepito Gesù, lo pone in una greppia, cioè in una mangiatoia per il foraggio degli animali, perché non c’è posto per loro nell’albergo (2,7), né nelle case private, né nel grande “Khan di Chanaan”, agglomerato che ammassa uomini e bestie, situato all’entrata della città. Lo scompiglio creato dal censimento ha fatto confluire a Betlemme visitatori in gran numero. La menzione della mangiatoia lascia supporre che la nascita di Gesù sia avvenuta in una stalla. Giustino Martire e altri parlano di grotta-stalla, come se ne vedono tante ancora oggi sulle colline della Giudea. Comunque è sempre buona cosa distinguere le tradizioni leggendarie sulla natività (molte derivano da scritti apocrifi) dal dato biblico, e non credere a tutto ciò che si dice nei racconti popolari e a tutto ciò che siamo abituati a vedere nei presepi di Natale. Uno degli insegnamenti che possiamo cogliere da questo racconto è che quel bambino, nato per opera dello Spirito Santo in modo umile, posto in una mangiatoia di una stalla, quel bambino che sembra un diseredato, in realtà è il Signore. È questo il grande “paradosso cristiano” proclamato al mondo come una sfida, la potenza che si mostra nella debolezza.


La storia è appena incominciata. Dopo Zaccaria e Maria, un angelo appare ai pastori, li avvolge di luce e annuncia loro la straordinaria notizia: il fanciullo avvolto in panni e giacente nella mangiatoia è il Signore. Nel Nuovo Testamento l’angelo è presente alla nascita di Gesù e alla risurrezione, nei due momenti dell’impossibilità umana e del meraviglioso di Dio. Testimoni, discepoli, apostoli: tutti arriveranno dopo. L’angelo appare quando non c’è ancora nessuno per osare dirlo e nessuno per osare crederlo. Dopo l’annuncio, un intero coro di angeli loda Dio. In quel silenzio della notte, in quel silenzio del mondo, la sola voce che si ode è quella degli angeli. È così che il più grande evento della storia si compie mentre quasi tutti ne sono all’oscuro, conosciuto soltanto da alcuni umili pastori di greggi e cantato da una moltitudine di angeli di Dio.

Paolo Mirabelli

07 dicembre 2022

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.