Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nel mondo antico pagano la gente credeva che esistessero tante divinità. I musei di tutto il mondo sono pieni di ritrovamenti archeologici di rappresentazioni degli dèì pagani. Nella terra di Canaan, prima che fosse conquistata e abitata dal popolo di Israele, c’erano tanti dèi quanto l’immaginazione o la mente umana potesse contenere. Baal, il famoso dio cananeo, menzionato spesso nella Bibbia, era conosciuto come colui che cavalcava le nubi del cielo, il terrore che viene dall’alto dei cieli per spaventare chiunque. Al dio Moloc la gente sacrificava i propri figli. Prima di una impresa militare, prima di un evento importante, prima di intraprendere un viaggio in un paese straniero con divinità straniere, era normale che qualcuno sacrificasse preferibilmente il proprio figlio primogenito (o un altro figlio) al grande dio e signore Moloc. La valle di Hinnom era piena di forni crematori e di ossa umane. Si sacrificavano i figli perché per gli dèi pagani i figli non contavano niente, non avevano alcun valore, e il dio era il proprietario dei figli. Quando si incontrava un malato o un “portatore di handicap”, la gente credeva che, per qualche motivo, la sua malattia o il suo handicap fosse un castigato degli dèi, magari di un dio capriccioso. Chi vedeva un mutilato, uno storpio, un sordo, un muto, uno zoppo, un lebbroso, un malato, diceva: “Se è così, qualcosa di brutto ha commesso”. Un cieco poi era considerato una persona maledetta. La gente era terrorizzata dalle proprie divinità e viveva nella paura degli dèi. Non è vero, dunque, che sia indifferente in quale dio si sceglie di credere, poiché dal dio in cui si crede dipende l’esistenza di una persona.


La storia dei patriarchi ci mostra che essi, senza esitare, accettarono di credere e di ubbidire nel Dio che aveva chiamato Abramo. Nel mondo antico pagano la divinità (il divino) era concepita in modo localistico: legata ad un luogo, ad uno spazio, a una forma, a un gruppo, a una città, a un impero. Ne consegue che il divino era parte di una terra, di un popolo, di una cultura, di una religione. C’era un forte legame tra la divinità e l’etnia: il dio egiziano non era solo il dio degli egiziani, ma egli stesso era egiziano; il dio dei cananei non era solo il dio dei cananei, ma egli stesso era cananeo; il dio dei babilonesi non era solo il dio dei babilonesi, ma egli stesso era babilonese. Il Dio dei patriarchi e di Israele invece vive prima di Abramo e prima di Israele; è il Dio degli ebrei ma non è ebreo; non ha il carattere e la fisionomia di un ebreo, non parla come un ebreo. Il Dio dei patriarchi e di Israele è il creatore di tutto il mondo e di tutti i popoli della terra, ma egli resta sempre altro e separato da tutti, anche se ha scelto un uomo e un popolo per preparare il mondo alla venuta di suo Figlio.


Nell’episodio del roveto ardente, del cespuglio che brucia ma non si consuma, il Signore si rivela a Mosè come il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Il Signore si rivela come il Dio di qualcuno. Non è il Dio dei cieli, separato dagli uomini, che vive la sua splendida eternità lontano da tutti; non è il Dio di una particolare istituzione religiosa; non è il Dio di una dinastia di faraoni, re e imperatori; bensì è il Dio di un arameo errante, cioè di un uomo di nome Abramo (e della sua discendenza), che non ha patria e ovunque è straniero. La storia di Abramo ci mostra un Dio così vicino a chi egli ha eletto e al tempo stesso così sfuggente ai canoni religiosi dell’epoca. Il Signore afferma di essere il Dio di Abramo e di voler stabilire un patto stabile con la sua discendenza, ma si nasconde dietro al suo nome che non può essere pronunciato invano.


Il Dio di Abramo e di Israele non può essere visto e non tollera immagini di sé, ma si disvela e si rivela per mezzo della parola. Il Dio che libera, con mano potente e con braccio steso, Israele dalla schiavitù dell’Egitto è il solo Dio del mondo antico senza volto e figura (non è stata ritrovata alcuna immagine del vero Dio, né del tempo dei patriarchi né del tempo di Israele), ma è anche il solo Dio che, sin dall’inizio, parla realmente ai suoi, il solo Dio che parla con il suo popolo e ascolta le sue preghiere, i suoi lamenti e sospiri; un Dio che ascolta e agisce in favore del suo popolo. Abramo e Israele non possono vedere Dio, ma Dio vede i suoi eletti, ogni giorno, ogni notte, ogni istante. Il Dio di Abramo è il Dio che parla con Abramo e al quale Abramo può parlare. Non era così con le divinità pagane del mondo antico, che erano tutte statue mute, sorde e cieche. Mentre tutto l’Antico Testamento vieta qualunque immagine e scultura del Dio che non si può vedere e scoraggia ogni desiderio dell’uomo di voler vedere Dio, la Bibbia tutta fa un appello ad ascoltare il Dio che ci parla per mezzo dei profeti e degli apostoli e nel suo Figlio, Gesù Cristo.

Paolo Mirabelli

22 novembre 2022

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.