Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Giovanni 20,19-23. Vogliamo concentrare l’attenzione su questa scena, mettendo in luce i cinque doni del Risorto ai discepoli, vero itinerario di fede e programma di vita. E tentiamo di rileggerli, applicandoli alla vita del cristiano. Tutto inizia con il dono della pace che è salvezza e vita nuova (shalom), dono del Risorto. Essa produce la gioia: dalla gioia nasce poi la missione. Ma per annunciare il Vangelo è necessario lo Spirito Santo, il cui oggetto di annuncio è il perdono di Dio.


Il testo inizia con la paura dei discepoli: le porte erano chiuse per paura dei giudei. La paura è un sentimento che il lettore del quarto vangelo già conosce. C’è la paura della folla che non osa parlare in pubblico di Gesù (7,13); c’è la paura dei genitori del cieco guarito che temono la reazione delle autorità (9,22); c’è la paura di alcuni notabili giudei che non hanno il coraggio di dichiararsi per timore di essere espulsi dalla sinagoga (12,42). La paura viene dall’esterno, ma se può entrare nel cuore dell’uomo è unicamente perché trova in lui un punto di appoggio. La paura entra nel profondo se si è ricattabili per qualche ragione: per la paura di perdere la vita, la paura della guerra e della sconfitta, anche se, più spesso, si ha paura di molto meno. C’è la paura per molti di confrontarsi con gli altri. C’è la paura di annunciare e testimoniare Cristo e la sua Parola. Ma ora che il Signore è risorto non c’è più ragione di avere alcuna paura. Persino la morte è vinta: di che cosa avere allora paura? Il Risorto è presente ed accompagna la vita dei discepoli.


Il primo dono del Signore ai discepoli è la pace (shalom). “Pace a voi” (vv. 19.21.26): è il saluto del Signore Risorto che compare tre volte nel testo, a cui seguono tre azioni di misericordia del Signore: la pace fa scaturire la gioia, sostiene i discepoli nella fatica della missione, dona il perdono dei peccati. La pace è un dono del Signore. Ma la pace del Risorto è diversa da quella che offre il mondo. Diversa perché dono di Dio e perché va alla radice, là dove l’uomo si decide per la menzogna o per la verità. Diversa perché è una pace che sa pagare il prezzo della giustizia. La pace di Gesù promessa nella vita del discepolo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non ve la do come la dà il mondo. Non si turbi il vostro cuore e non abbiate paura” (14,27). Il dono della pace, come dono della salvezza che Gesù offre, va condiviso con tutti.


Il secondo dono è la gioia. “Si rallegrarono nel vedere il Signore” (v. 20): i discepoli nel vedere il Signore passano dalla paura alla gioia e si sentono perdonati dal loro fallimento, dall’aver abbandonato il Signore nella passione. Vengono distolti da sé stessi e dai propri errori e attirati dal suo sguardo, dove non c’è severità, ma misericordia. La sua pace li rianima e infonde in loro la pace perduta. La gioia che sperimentano, dono del Risorto, è una partecipazione alla sua stessa gioia. Non ci sono due gioie differenti. Si tratta sempre, in un caso come nell’altro, di una gioia che affonda le sue radici nell’amore. Questa gioia non sta nell’assenza della croce, ma nel comprendere che il Crocifisso è Risorto. La fede permette una diversa lettura della croce e della vita del discepolo. Pace e gioia sono al tempo stesso i doni del Risorto e le tracce per riconoscerlo. Ma occorre infrangere l’attaccamento a se stessi. Solo così non si è più ricattabili dal mondo. Il discepolo, perché annuncia la Buona Novella, è sempre lieto, diffonde questa gioia e sa educare alla letizia della vita cristiana: “Servite il Signore nella gioia” (Salmo 100,2). La gioia dei discepoli nasce dall’esperienza con il Signore nell’ascolto della sua Parola.


Il terzo dono è la missione: “Come il Padre ha mandato me io mando voi” (v. 21). Non si precisa dove e a chi sono mandati gli apostoli a portare il lieto annuncio, ma l’indeterminazione è già di per sé eloquente: l’apertura della missione è senza confini. L’importante è l’avverbio come. La missione dei discepoli trova nella missione che Gesù ha ricevuto dal Padre il modello e l’origine. Due aspetti sono importanti nella missione. Il primo aspetto: Gesù compie la sua missione nella più perfetta obbedienza, rivela le parole del Padre. E in forza di ciò egli può parlare con autorità: chi ascolta lui, ascolta il Padre; chi rifiuta lui, rifiuta il Padre. Il secondo: il Padre ha mandato il Figlio per salvare il mondo non per condannarlo. La parola del Figlio, tuttavia, è una parola che provoca una crisi. Così deve essere la missione del discepolo: si esercita nell’obbedienza ed è annuncio di salvezza che provoca la crisi.


Il quarto dono è lo Spirito Santo: “Ricevete lo Spirito Santo” (v. 22). Non si può andare in missione senza lo Spirito. Giovanni afferma che lo Spirito Santo è il dono di Gesù Risorto. Lo Spirito è il testimone di Gesù. Davanti all’ostilità che incontreranno nel mondo, i discepoli saranno esposti al dubbio, allo scandalo, allo scoraggiamento: lo Spirito difenderà Gesù nel loro cuore, li renderà sicuri e in pace nella loro disobbedienza al mondo. I discepoli avranno bisogno di certezza: lo Spirito la offrirà a loro e a noi. Il vero discepolo, uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, vive vedendo l’invisibile, si lascia guidare dallo Spirito del Signore, cerca di conoscere, in un determinato momento della storia, la volontà di Dio.


Il quinto dono è il perdono dei peccati: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (v. 23). Anche il perdono è un dono del Cristo Risorto. Il Signore dona lo Spirito ai discepoli per renderli operatori di misericordia. Il perdono di Dio si fa presente e si visibilizza nel perdono. Il discepolo denuncia e si oppone al peccato. Per l’evangelista Giovanni il peccato è soprattutto la cecità di fronte alla luce, l’incapacità di comprendere la parola di Gesù, una sorta di incompatibilità con la verità. Il peccato è l’opzione fondamentale contro la verità e l’amore. Tutti gli uomini hanno bisogno di sperimentare il perdono e di sentire che Dio li ama e vuole essere loro Padre.


(Appunti universitari, Corso sul vangelo di Giovanni)

Un Cristiano

Gallery|Bibbiaoggi
Foto & Post della Gallery: 1690
Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.