Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Siamo nel secondo racconto della creazione, che si presenta come una sorta di approfondimento sulla creazione dell’uomo e le sue relazioni con il creato, i vegetali, gli animali, e la relazione tra uomo e donna. Genesi 1 racconta la creazione dei cieli e della terra, l’opera di Dio, e accenna alla creazione dell’uomo e della donna: “Dio li creò maschio e femmina” (1,27). I due testi della Genesi non sono soltanto giustapposti, ma l’uno tiene conto dell’altro, e il secondo presuppone il primo. Il racconto presenta Dio mentre opera nella creazione, nel momento in cui compie un’azione precisa, nel momento in cui costruisce e mette mano alle cose: egli fa (‘sh) e plasma (ysr). Dio usa le mani, come il vasaio, per creare l’uomo, e questa è una delle azioni primordiali di Dio. Mentre Genesi 1 presenta Dio come un poeta che usa la parola, con la parola crea e ordina (egli parla e la cosa viene all’esistenza), separa e divide (cieli, acque, terra), Genesi 2 presenta Dio come un artigiano che  modella l’uomo dalla polvere della terra. Dopo aver creato l’uomo lo colloca nel giardino di Eden, che lui stesso ha piantato, allo stesso modo come collocherà in seguito Israele nella terra promessa. Anche gli animali sono formati dalla terra, min ha’ adamah (2,19). Dopo aver creato l’uomo, Dio gli dà il soffio vitale: in ebraico “il soffio dei viventi” (nismat hayyim). Il soffio o spirito di Dio nella carne esprime la relazione profonda che Dio ha con il suo creato.


Nel giardino di Eden Dio dà tre comandi all’uomo. Il primo: egli può mangiare di tutto, ma non può mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (2,16-17). Adamo non può disporre di tutto, dell’intero, perché esiste nel giardino qualcosa al quale non può accedere. Egli impara così il senso del limite. L’uomo non è Dio. Il secondo comando fornisce il motivo della creazione della donna: “Non è bene che l’uomo sia solo” (2,18). Nel primo racconto, dopo ogni atto creativo, Dio dice che “è bene”; ora, nel secondo, Dio dice che “non è bene” (lo’ tov) che l’uomo sia solo. Il Signore soltanto è il solo (Deuteronomio 6,4). O meglio: Dio è uno ma non è mai solo. Non è bene che l’uomo sia solo o separato (le badu): nella relazione con la donna l’uomo prende coscienza del differente e del medesimo. Infine il terzo comando: “l’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie, e i due diventeranno una sola carne” (2,24). La differenza esiste per l’incontro. In questi tre comandi si colloca la struttura relazionale dell’uomo. Nel primo comando l’uomo (h’adam) è distinto dal resto del creato: pur essendo egli creato dalla terra (h’adamah), e quindi ha con essa qualcosa in comune, tuttavia si differenzia dal mondo animale e vegetale. Il terzo comando, di tipo sessuale, afferma che l’uomo è diverso dal padre e dalla madre, nel senso che egli è chiamato a diversificarsi dai genitori, per fare così avanzare e progredire il cammino dell’uomo, di generazione in generazione. Il secondo comando pone la domanda centrale: chi può essere l’aiuto conveniente per l’uomo? Si rende necessario un aiuto che sia pari a lui, che gli corrisponda. Una traduzione letterale di kenegdo potrebbe essere: “Una come lui, davanti a lui; una che possa guardarlo negli occhi”. Adamo non può essere solo e restare solitario: ha bisogno di una che lo aiuti a essere se stesso, e scoprire il diverso e il medesimo. Prima però bisogna che Adamo riconosca la differenza con il mondo animale. Dio gli conduce tutti gli animali davanti a sé. Adamo dà un nome a ciascuno di essi. Adamo parla come Dio; gli animali non parlano e non possono parlare. La scena della nominazione del creato da parte di Adamo mostra che la parola e il linguaggio precedono l’uomo. Tuttavia, secondo il racconto biblico, la parola di Adamo può essere ascoltata soltanto quando Dio crea la donna e la mena all’uomo: “Venne la donna, e avvenne all’uomo la parola”. Di fronte alla donna, l’uomo si riconosce uguale e diverso. Adamo parla e dà il nome agli animali, staccandosi da essi, mentre riconosce la sua uguaglianza con la donna, che chiama non con il nome femminile di ‘adam (Adama), ma con il femminile‘issah (donna), dal maschile ‘is (uomo). Adamo ignora il modo come Dio ha creato la donna; la conoscenza dell’origine della donna gli sfugge, perché è addormentato in un misterioso sonno mentre il Signore crea la donna dalla “costola” (zela, metà) di lui. Mentre gli animali sfilano davanti all’uomo, ed egli ne dà il nome a ciascuno, la donna se la ritrova davanti a sé e, con un grido di gioia, esclama: “Costei (zot), finalmente … perché dall’uomo è stata tratta costei (zot)”. La creazione iniziata con la separazione tra terra e cielo, giorno e notte, maschio e femmina, si conclude con i due che diventano uno.

Paolo Mirabelli

12 marzo 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).