Da che cosa si capisce che siamo già in campagna elettorale? Dalle promesse dei politici. Soldi a destra e a manca. Nuovi posti di lavoro. Pensioni minime portate a mille euro al mese. Un aiuto subito a chi si trova sotto la soglia di povertà. Sostegno ai giovani e alle famiglie. Riduzione delle tasse. Città più sicure e pulite. Una sanità più equa e attenta ai deboli e poveri. Investimenti per coloro che fanno impresa. Peccato che dopo le elezioni tutto cada nel dimenticatoio. Tutto accade, e senza il minimo imbarazzo da parte dei politici, come nella parodia che “Cetto La Qualunque” fa di un sindaco calabrese, il quale promette “più tutto” a tutti coloro che lo voteranno. Dopo le elezioni poi emergono i veri problemi del nostro Paese: il debito pubblico tra i primi al mondo, la difficoltà nel reperire risorse, la disoccupazione giovanile molto alta, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, la crisi che attanaglia le famiglie e i meno abbienti, la corruzione che non si riesce a debellare, le grandi città come Roma diventate ingovernabili nelle periferie, abbandonate a se stesse (c’è voluta la testata ad un giornalista per prendere coscienza della situazione di Ostia), con strade dissestate e servizi quasi inesistenti. Prima delle elezioni tutto sembra cambiare al meglio, dopo le elezioni tutto è come prima. Sono pochi i veri cambiamenti. E il meglio si tinge di vari colori.
Il vocabolo ebraico dabar (parola) significa parola e cosa. Mentre il greco logos (parola) significa pensiero e parola. Nella nostra cultura, il logos prevale sul dabar, a danno della concretezza nella vita. Non c’è più corrispondenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. La pratica sembra essere scissa dalle promesse che si fanno, dalle cose che si dicono. I politici, ma non solo loro, dicono delle cose giuste e buone, ma fanno tutt’altro. Nel discorso di censura agli scribi e farisei (Matteo 23), c’è una parola di Gesù attinente al nostro tema: dicono e non fanno.
Gli schieramenti politici sono al completo. I giochi sono fatti. I leader e aspiranti tali sono ormai tutti noti, manca soltanto di ufficializzare la candidatura di Pietro Grasso. Destra e sinistra. Centrodestra e centrosinistra. Forza Italia e PD. Berlusconi e Renzi. La Lega di Salvini. La Meloni e i Fratelli d’Italia. Ma i poli non sono soltanto due. Ci sono i grillini del Movimento 5 Stelle (primo partito nei sondaggi) con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. C’è pure il movimento (domenica avrà un nome) di Bersani e Dalema. A conti fatti, i poli sono quattro. Invece per quanto riguarda i temi e le idee, le proposte e le soluzioni non sembrano più avere una connotazione politica di destra o di sinistra. La questione dei migranti è di destra o di sinistra? E il modo come la sinistra l’affronta, con il ministro Minniti, è di destra o di sinistra?
L’atteggiamento nei confronti della politica di coloro che in Italia si definiscono cristiani può essere ricondotto a tre categorie: sopra, sotto, a fianco. Forse c’è pure la categoria di coloro che mescolano fede e politica e cercano di realizzare nell’impegno politico il regno di Dio in terra. Quelli sopra sono coloro che dominano sulla politica e sui partiti politici, ritengono che i valori di cui sono depositari e le istanze di cui sono portatori debbano prevalere sulla laicità dello Stato e imposti a colpi di maggioranza anche su chi ha una visione diversa della vita. Quelli sotto sono coloro che subiscono le decisioni della politica, pensano di non avere nulla da proporre alla politica, ritengono che essa appartenga a un mondo malvagio, condannato al suo destino. Quelli a fianco sono coloro che interagiscono con la politica, tenendo però separati Stato e Chiesa.
Per chi votare? Non c’è nessun partito politico che possa vantare di avere il benestare di Dio, né che possa definirsi “cristiano”. Soltanto gli uomini possono diventare cristiani, non i partiti politici. Il cristiano non si domanda se una cosa sia di destra o di sinistra, bensì se sia comandata da Dio, se sia in armonia alla volontà di Dio. L’impegno del cristiano in politica e nel mondo non mira a stabilire il regno di Dio con i mezzi umani. Il mio regno non è di questo mondo, dice Gesù a Pilato. Il regno è nel mondo ma non è del mondo. Nel mondo si signoreggia sugli altri, si cercano i primi posti e il proprio tornaconto. I discepoli di Gesù invece sono chiamati ad adottare la regola dell’umiltà e del servizio: chi vuole essere grande, sia servo di tutti. Anche la politica va intesa come servizio a favore di tutti, cominciando dagli ultimi. Il cristiano prega per una politica più giusta, onesta e coerente. Il cristiano è libero di votare per chi vuole. Ma prima di votare prega perché la scelta cada sul politico migliore: colui che alle promesse fa seguire i fatti, e ai fatti fa precedere i valori.