Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Questa pagina evangelica costituisce la chiusura del discorso sulla venuta del Figlio dell’uomo. In una maestosa scenografia escatologica viene presentata la scena del giudizio finale: gloria, angeli, trono, Re, radunamento di tutte le genti, separazione tra benedetti e maledetti, giudizio eterno. È come se il racconto ci trasportasse nel tempo della fine e ci mostrasse ciò che accadrà nell’ultimo giorno, alla fine della storia e del mondo. Ci accompagnano sentimenti di gioia per la presenza del gran Re, nella gloria, ma anche un certo senso di timore, unito al silenzio per le parole che dirà colui che siede sul trono. Il dramma del giudizio si svolge secondo due momenti: la convocazione dei popoli e la loro separazione. I due momenti sono preceduti da una introduzione che presenta la venuta gloriosa del Figlio dell’uomo (24,31-33). Il giudizio si svolge mediante un duplice dialogo. La parte centrale (24, 34-45) presenta il dialogo del Re prima con quelli della sua destra e poi con quelli della sua sinistra (destra e sinistra non hanno qui nessun riferimento politico). La conclusione descrive l’esecuzione delle sentenze con il doppio esito a cui si avviano giusti e ingiusti (24,46). Il giudice è chiamato Figlio dell’uomo e Re (24-31.34). Gesù è il Figlio dell’uomo, l’umile servo perseguitato, crocifisso ma  risorto, ed è anche il Re della gloria, giudice di tutti i popoli. È la sua l’ultima parola sulla storia, sul mondo e su ogni uomo che vive sulla terra. È lui che pronuncia la parola definitiva sulla condizione ultima di ogni essere umano. È in relazione a lui che si decide il giudizio finale di ciascuno: la punizione eterna o la vita eterna.


Nella scena evangelica risalta la contrapposizione fra i due gruppi che sono in relazione con il Re glorioso che siede sul trono, circondato da tutti gli angeli: quelli che stanno alla sua destra, chiamati benedetti del Padre mio, e quelli che stanno alla sua sinistra, chiamati maledetti. Contrapposizione che viene ripresa e scandita: con le parole di benedizione (vita eterna), per i primi, e con le parole di maledizione (punizione eterna), per i secondi (alla fine del testo); con l’invito all’ingresso nel regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, per i primi, e con l’abbandono nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli, per i secondi; con l’identificazione dei primi come miei piccoli fratelli  e con la presentazione lapidaria dei secondi chiamati quelli. Ai primi, i benedetti, il Re rivolge l’invito con il verbo venire: Venite nel regno. Per secondi, i maledetti, usa il verbo andare: Andate via da me. Nel volto dei primi, i piccoli fratelli, il Re identifica se stesso. I secondi, quelli, sono giudicati per non avere risposto ai bisogni dei piccoli. A Saulo di Tarso, che perseguita la chiesa, Gesù gli appare sulla via di Damasco e gli dice: “Perché mi perseguiti?”. Qui il Signore afferma che ogni azione fatta (o non fatta) ad un suo piccolo fratello è come se fosse fatta (o non fatta) a lui stesso. È nel volto del fratello bisognoso che il Cristo si immedesima.


L’elenco delle situazioni di bisogno alle quali corrispondono l’opera prestata o negata segue ancora uno schema di raggruppamento a due e percorre in modo sintetico tutta la condizione umana di bisogno. In questo testo si sottolinea l’importanza di rendere conto a Cristo di tutte le azioni fatte o non fatte. Il nostro modo di vivere non è affatto indifferente. Un detto dice: “Mostrami come vivi e ti dirò di chi sei”. La nostra vita di cristiani, vissuta coram Deo, mostra nella concretezza dei fatti la nostra confessione di fede in Cristo. Già nel sermone sul monte Matteo mette in evidenza l’essere sale della terra e luce del mondo dei cristiani, affinché gli uomini diano gloria a Dio.  L’elemento determinante della sorpresa dei giudicati, sia dei giusti che degli ingiusti, mette a nudo il cuore dell’uomo e conduce il lettore del vangelo a interrogarsi sulla qualità della sua vita e prassi.


Il giudizio è elemento centrale di questa pagina del vangelo. Ma come possiamo vivere  l’oggi alla luce di questo annuncio del giudizio finale? L’annuncio del giudizio vuole proprio suscitare la responsabilità del cristiano nel mondo, affinché la sua vita corrisponda alla sua confessione di fede. Il giudizio è universale, nel senso che riguarda tutti gli uomini, ma è anche totale, nel senso che riguarda tutto l’uomo, ogni aspetto della sua vita, pensieri, sentimenti, parole, azioni. È lo sguardo di Dio che fa emergere come ciascuno di noi vive. È il suo sguardo che vede ciò che abita in noi, che smaschera ciò che vediamo o ciò non abbiamo voluto vedere, che vede il nostro vedere o il nostro non-vedere. Egli ci giudica nel fratello malato o bisognoso di cui non ci prendiamo cura. Il suo sguardo giudica il tipo di sguardo che noi abbiamo sul fratello povero e bisognoso.

Paolo Mirabelli

27 novembre 2017

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).