Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nel brano del vangelo possiamo distinguere tre parti, che nelle nostre versioni risultano ciascuna di due versetti: la prima, il battesimo di Gesù (1,9-11); la seconda, il racconto della tentazione (1,12-13); la terza, l’inizio del ministero pubblico di Gesù (1,14-15). Pur nella sua estrema concisione e brevità, il racconto del vangelo di Marco è ricco di significati e di insegnamenti importanti.


Il battesimo di Gesù (1,9-11). Gesù compare in scena per la prima volta nel vangelo. È presentato come un uomo dalle umili origini, “venne da Nazaret di Galilea”, e tuttavia egli è il Figlio di Dio. La voce del cielo, che è quella di Dio, del Padre, dice: “Tu sei il mio diletto Figlio, in te ho posto il mio compiacimento”. Il riferimento è al Salmo 2 e a Isaia 42,1-4: quest’ultimo è il passo che parla o racconta la vocazione del Servo del Signore, sul quale Dio ha posto il suo Spirito e al quale ha affidato il compito profetico di proclamare il diritto alle genti. Inoltre, l’aprirsi dei cieli durante il battesimo di Gesù, la discesa dello Spirito, la voce che parla dal cielo: tutto sta ad indicare che con la venuta di Gesù irrompono finalmente i tempi messianici da lungo tempo attesi. Dopo essere stato per lungo tempo chiuso e silenzioso, il cielo torna ad aprirsi, lo Spirito torna in mezzo al popolo e la parola di Dio torna a risuonare in mezzo agli uomini. Facendosi battezzare da Giovanni Battista, Gesù ne accetta la sua missione come venuta da Dio, adempiendo così ogni giustizia, e partecipa a quel movimento di rinnovamento che il battezzatore Giovanni aveva iniziato in mezzo al popolo e che aveva come scopo quello di preparare la via alla venuta di Gesù stesso. Nel battesimo di Gesù si possono anche scorgere alcuni degli insegnamenti del Nuovo Testamento sul battesimo: dono dello Spirito Santo, filiazione divina, chiamata a un compito o a una missione. 


La tentazione di Gesù (1,12-13). Nel racconto della tentazione, che si collega alla scena precedente del battesimo di Gesù al Giordano, si possono individuare tre elementi apparentemente slegati tra loro: lo Spirito spinge Gesù nel deserto; Gesù dimora nel deserto quaranta giorni tentato da Satana; Gesù dimora tra le bestie selvatiche e gli angeli di Dio lo servono. Marco, a differenza di Matteo e Luca, non ci dice in che cosa è consistita la tentazione di Gesù: si limita solo a raccontare che egli dopo il battesimo viene condotto nel deserto e inizia il confronto e scontro con Satana. Gesù viene condotto nel deserto dallo Spirito, e nel deserto inizia una esistenza nella quale da una parte c’è la tentazione e dall’altra gli angeli che lo servono. Gesù partecipa alle vicende umane, solidarizza con tutti noi, con le nostre tentazioni giornaliere. Gesù non si separa dalla storia degli uomini e dalle sue ambiguità. Gesù è in mezzo a noi (la sua vita si svolge su questa terra, non in cielo o su un pianeta dove non c’è né Satana né il male) e partecipa alla lotta che si svolge ogni giorno su questa terra. Per la narrazione evangelica, la tentazione di Gesù non è soltanto quella incontrata nel deserto della Giudea, ma lungo tutto il suo ministero, dall’inizio alla fine, dal battesimo alla croce. Il racconto che Marco fa della tentazione di Gesù non intende solo riferire i fatti e chiarire l’identità di Gesù, messianicità e figliolanza divina, ma vuole anche farci riflettere sul nostro cammino di fede come discepoli. Chi si pone alla sequela di Cristo deve sapere che incontrerà la tentazione di Satana, ma ne uscirà vincente: se si affida al Signore, se si lascia guidare dallo Spirito, se percorre la strada suggerita dalla parola di Dio e non si lascia ingannare da quelle che sembrano scorciatoie sicure e convincenti. Alle tentazioni si risponde con la fede in Dio e la sua parola: “Sta scritto”.


L’inizio del ministero pubblico di Gesù (1,14-15). Gesù percorre la Galilea predicando l’evangelo di Dio. La parola “vangelo” significa “lieta notizia”. Era una parola conosciuta al tempo di Marco, ma egli la riempie di un nuovo significato. Vangelo o buona notizia non è per Marco l’annuncio di una vittoria sui barbari ai confini del grande impero romano, non è la promessa di pace e di giustizia di un nuovo imperatore. Vangelo è la buona notizia di Dio che in Gesù Cristo ci salva dai peccati, ci dona la vita e ci accoglie come suoi figli. Questa buona notizia non può venire dal basso, dagli uomini, ma dall’alto, da Dio; non è una iniziativa umana o un progetto ideato dagli uomini, ma è il progetto di Dio, che nasce dal suo grande e immenso amore per noi. Questa buona notizia che viene da Dio risuona all’orecchio degli uomini ogni volta che il Vangelo di Gesù Cristo viene predicato. Il tempo, dice Gesù, è giunto al compimento, e il regno di Dio è vicino. L’inizio della predicazione di Gesù contiene anche un imperativo: ravvedetevi e credete al Vangelo.

Paolo Mirabelli

01 maggio 2022

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).