Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il brano riporta la visione di Cristo glorioso avuta da Giovanni nel giorno del Signore (1,10), cioè la domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, il giorno in cui la comunità si riunisce per l'ascolto della Parola e per partecipare alla Cena del Signore. Giovanni si sente fratello e compartecipe della comunità che sta in ascolto. Anche lui soffre la persecuzione per amore di Gesù Cristo: si trova in una isola chiamata Patmos, non molto lontana da Efeso. Egli riceve l'incarico di scrivere un libro per le sette chiese (1,11). Il numero sette è simbolico ed indica la totalità delle chiese; sta parlando quindi a tutte le chiese sparse nel mondo. L'Apocalisse è un libro diretto ad ogni comunità che lo legge e lo intende per se stessa. Il Cristo risorto e glorioso si presenta come uno simile a un Figlio d’uomo: queste parole richiamano la rivelazione di Gesù nei vangeli e alcune immagini dei profeti Daniele ed Ezechiele. Egli è il giudice escatologico. I suoi capelli sono bianchi come lana o neve; i suoi occhi sono come fiamme di fuoco; i suoi piedi come terso rame arroventato. È una immagine gloriosa che indica come il dominio di ogni cosa è interamente nelle sue mani. L'abito lungo fino ai piedi è simbolo della sua dignità sacerdotale, mentre la fascia d'oro esprime la sua regalità. Il Cristo è Re, Sommo Sacerdote e Profeta. La voce potente, simile al rumore di molte acque, indica una chiara rivelazione, senza ombra di dubbio. Gesù Cristo è in mezzo ai sette candelabri: egli è sempre presente attivamente nella sua chiesa. Egli è alla destra di Dio, ma vive in mezzo ai suoi, nella sua chiesa. Giovanni e i cristiani sparsi nel mondo non devono temere le persecuzioni o altri ostacoli che possono incontrare nel loro cammino di fede, perché il Cristo è il primo e l’ultimo, e il Vivente. Egli ha vinto definitivamente la morte e l’Ades (ne detiene le chiavi), e chi crede e si appoggia a lui ha la vita. In un mondo dove gli eventi sembrano essere sfuggiti di mano a Dio, questo messaggio è di grande consolazione per i cristiani, poiché mostra che tutto è sotto il controllo del nostro Signore.  Nel libro dell’Apocalisse, la comunità in ascolto trova tutte le cose viste da Giovanni: quelle che sono presenti e quelle che devono avvenire in appresso. Il nostro brano si conclude con l’ordine dato a Giovanni di scrivere le cose che ha vedute e che vedrà e con il mistero che viene svelato: le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese; i sette candelabri sono le sette chiese.


Il testo non si premura soltanto di precisare il tempo (il giorno del Signore) nel quale Giovanni è rapito in spirito, ma anche il luogo in cui avviene l'incontro: l'isola di Patmos, dove Giovanni si trova “a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (1,9). È necessario considerare insieme queste due coordinate dell'esperienza: il luogo è quello della tribolazione, della prova nella fede, della persecuzione, ma già illuminato dal giorno del Signore. In questo luogo e in questo giorno Giovanni ha la visione: “Fui preso dallo Spirito” (1,10. Tutto ciò che vede e scrive è dono dello Spirito, che diventa l'ambito in cui si muove e il respiro stesso della sua vita. Essere nello Spirito significa per Giovanni rileggere la propria esperienza, quella della comunità, nonché la storia più ampia del mondo, collocandosi dal punto di vista di Dio, secondo i suoi criteri e la sua logica. L'espressione “rapito dallo Spirito” non vuole soltanto indicare un'esperienza straordinaria che l'autore vive, e che gli altri possono leggere in questo libro, ma allude anche a qualcosa di più che anche ciascuno di noi deve sentirsi chiamato: leggere la storia, ma nello Spirito di Dio, dunque con i suoi criteri di giudizio e di discernimento. Nello Spirito lo sguardo di Dio viene ad abitare e a trasformare il nostro stesso sguardo. Ci sono donati occhi nuovi, occhi spirituali, per giudicare il mondo così come lo giudica Dio stesso. Quella di Giovanni dovrebbe diventare l'esperienza che a nostra volta viviamo nel giorno del Signore: ogni volta che di domenica ci raduniamo per ascoltare la parola di Dio e condividere insieme il pane, la nostra vita dovrebbe aprirsi al dono dello Spirito e acquisire un modo diverso di stare nelle situazioni della storia personale e collettiva.


C'è anche una conversione da vivere, che il testo biblico evidenzia nel racconto con il linguaggio “mi voltai per vedere la voce che mi parlava, e appena voltato vidi uno simile a un Figlio d'uomo (1,12-13). Il verbo voltarsi ricorre due volte con enfasi. Giovanni deve voltarsi per avere la visione del Figlio dell'uomo. Il verbo greco qui usato per voltarsi è epistrepho, usato nel Nuovo Testamento per indicare la conversione. Soltanto dopo che si è voltato Giovanni ha la visione di Gesù Cristo. Soltanto dopo essersi voltato il senso delle Scritture diventa chiaro. Questa lettura trova conferma nell'uso di due verbi diversi per esprimere il vedere del profeta: nella visione di spalle il testo greco ricorre al verbo blepo, che esprime la semplice percezione fisica del vedere; nella visione di fronte c'è invece il verbo horao, che esprime il vedere più profondo, che possiamo definire il vedere della fede (credere per vedere: è tipico del quarto vangelo). In questi pochi versetti è come se l'Apocalisse dicesse a tutti noi che solo dopo la conversione al Signore, solo dopo essersi voltati verso il Cristo risorto, si può giungere a una piena comprensione delle Scritture, si può cogliere il vero significato della storia e, soprattutto, si può conoscere e amare il Dio che tanto ci ama.

Paolo Mirabelli

22 aprile 2022

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).