Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Tra i due racconti di Davide che risparmia la vita del re Saul (non tanto per nobiltà d’animo, quanto perché Davide guarda a Saul come al re che è l’unto del Signore) si inserisce l’intrigante storia di Nabal, Abigail e Davide. Nel capitolo 25 possiamo continuare a scorgere la grande e affascinante storia del regno, ma ricavare anche tanti insegnamenti utili dalla storia di una singola famiglia. Una storia questa che evoca molti altri testi della Bibbia. Una storia nella quale emerge la stupidità e la stoltezza di un marito e la saggezza e l’eloquenza di una moglie. Abigail, moglie di Nabal, si rivela anche una prudente amministratrice dalla parola affascinante. L’intera storia mostra ancora una volta come Dio guida colui che ha scelto come futuro re d’Israele al posto di Saul, ed evidenzia la generosità e l’innocenza di Davide. La richiesta di provviste fatta da Davide a Nabal è una richiesta legittima, visto la protezione che Davide aveva accordato ai pastori di Nabal. Nel suo rifiuto, Nabal si rivela una persona egoista e ingrata, uno stolto che mantiene fede al suo nome: Nabal infatti significa “stolto”, “stupido”. Abigail trattiene Davide da una severa e avventata rappresaglia contro Nabal, ricordandogli che il Signore sta guidando la sua vita perché egli sia il futuro re d’Israele e non dovrebbe macchiarsi della colpa di aver versato sangue uccidendo Nabal. Alla fine il racconto si conclude con un esito di morte per Nabal e un esito d’amore per Davide e Abigail.


25,1-13. Dopo la nota sulla morte di Samuele, il racconto prosegue con la storia di Davide, Nabal e Abigail. Samuele morì in casa sua, cioè nella sua città, come spiega 28,3. Davide e i suoi seicento uomini (gli uomini di Davide crescevano di numero) avevano bisogno di provviste per vivere. Era il tempo della tosatura del gregge quando Davide chiese aiuto a Nabal. La tosatura del gregge soleva essere occasione di festa e di largizioni agli amici e conoscenti. Nabal era un uomo molto ricco, ma i suoi beni hanno la priorità sulla sua persona; la sua è una esistenza determinata dalle sue proprietà. Alla fine del racconto muore durante un banchetto, godendo dei suoi beni. La sua personalità viene caratterizzata dalla durezza e dalla malvagità. Solo dopo aver parlato delle sue ricchezze viene detto il suo nome. Il suo nome dice tutto: è uno stolto. Nella sua stupidità e stoltezza non c’è Dio (Salmo 14), non c’è il prossimo, non c’è realtà sociale. Vuole fare tutto come gli piace. Non teme Dio e non rispetta nessuno. Nabal era un discendente di Caleb (grande uomo di Dio), quindi di sangue non ebreo, ma incorporato alla tribù di Giuda. Abigail è l’opposto del marito: è una donna di buon senno e di bell’aspetto. Nabal e Abigail sono l’esempio di ciò che i libri sapienziali intendono per “folle” e per “savio”. Il messaggio di Davide a Nabal inizia con il saluto della pace (ripetuto tre volte): “Pace a te, alla tua casa, a tutto ciò che ti appartiene”. Davide fa notare a Nabal che lui e i suoi uomini non erano stati come una di quelle bande randagie avvezze alla rapina e ai soprusi, anzi aveva protetto la sua gente nel deserto; gli stessi servi e uomini di Nabal confermano il diritto di Davide. Ma Nabal con disprezzo finge di non conoscere Davide, anche se velatamente gli rimprovera l’abbandono del suo padrone (Saul) e taccia di prepotenza la sua domanda. Nega a Davide aiuto, acqua e pane, con ciò aggrava la sua inurbana grettezza. Il rifiuto indignato di Nabal è una mancanza grave contro i doveri dell’ospitalità. Davide si accinge a vendicare l’offesa ricevuta, vuole punire Nabal: “Non lascerò in vita un solo uomo” (letteralmente “uno che orina al muro”).


25,14-31. Abigail interviene e cerca di rimediare all’offesa. È una donna di buon senso e abile nel parlare: per queste sue doti è paragonabile alla donna di Tecoa (2 Samuele 14,1-22). Abigail deve cercare di calmare Davide e agisce con un piano ben preciso. La sua argomentazione si sviluppa con chiarezza: riprende il giuramento feroce di Davide; riconosce la propria “colpa”, sviluppa il tema della stoltezza di suo marito, quello dei nemici di Davide, parla dell’avvenire sicuro di Davide e del suo futuro ruolo di re. Mostra di conoscere le promesse di Dio nei riguardi di Davide. Abigail usa due metafore per esprimere come Dio conserva la vita a gli uni mentre agli altri gliela toglie. La vita dei primi la tiene come chiusa in uno scrigno, donde nessuna forza umana può cavarla; quella dei secondi è come posta in una fionda, dove non si mette cosa alcuna se non per lanciarla via con forza. La metafora dello scrigno (Dio ha cura della vita di Davide) richiama alla mente Matteo 6,25-34. Abigail conclude il suo discorso dicendo: “Ricordati della tua serva”.  Queste parole richiamano quelle che il ladrone rivolge a Gesù sulla croce (Luca 23,42-43).


25,32-35. L’eloquenza di Abigail ha una risposta positiva di Davide. Abigail ha impedito a Davide di farsi giustizia con le sue mani. Davide benedice Dio, Abigail, il suo senno e la rimanda in pace. Peccato che nei riguardi di Uria e di Bat-Sceba Davide si comporterà da stolto (2 Samuele 11-12).


25,36-44. Il racconto torna su Nabal: occupato a banchettare, “completamente ubriaco”. Abigail non gli aveva detto nulla del suo incontro con Davide. Quando Nabal udì le parole della moglie gli si freddò il cuore (un collasso?), e dieci giorni dopo morì. Quale fu la causa della sua morte? Morì perché sua moglie lo aveva ingannato? Morì perché la notizia di Davide, che stava per marciargli contro con quattrocento uomini per ucciderlo, lo aveva spaventato? Oppure morì perché temeva il giudizio di Dio? Anche se Nabal muore a causa dell’affronto arrecato a Davide, Davide stesso è innocente della sua morte. Davide si è trattenuto dal vendicarsi. La vendetta appartiene a Dio, è del Signore, dice la Scrittura. Questo insegnamento lo sa bene Abigail e lo sa bene Davide, che seguirà il consiglio di non vendicarsi per tutta la vita. Nabal ha reso male per bene, ma il Signore ha fatto giustizia a Davide. Alla fine Nabal muore e Davide sposa Abigail: una compagna perfetta per un uomo come Davide. Le sue ricchezze hanno contribuito al tesoro del futuro re Davide. Il capitolo si conclude con Saul che toglie la figlia Mical a Davide (Mical era diventata moglie di Davide) e la dà a un altro uomo di nome Palti, figlio di Lais, che era di Gallim, commettendo così un peccato e una grave ingiustizia. Il verso 44 si ricollega al passato e al futuro: torna Saul. La storia del ricco Nabal richiama alla mente la parabola del ricco stolto di Luca 12,16-20, colui che non è “ricco davanti a Dio”, e il brano di Isaia 32,5-6, che descrive l’uomo senza timore di Dio e senza qualità intellettuali e morali.  La vicenda di Nabal rappresenta un monito a tutti quelli (Saul compreso) che ostacolano il cammino di Davide, anzi di Dio.

Paolo Mirabelli

13 ottobre 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).