Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Gesù non sembra conoscere la campagna e non ha molta dimestichezza con i lavori dei campi. In una parabola racconta di un agricoltore maldestro che non conosce il terreno che coltiva: getta del seme sul calpestato di una strada, nei luoghi rocciosi, pieni di sassi, e tra i rovi, che forse fanno da confine tra i poderi. In un’altra racconta di un padrone che proibisce di sradicare la zizzania, quella che noi definiamo “erbaccia infestante”, di mezzo al grano. Nel suo viaggio verso Gerusalemme va a cercare frutti da un fico quando non è la stagione dei fichi. Gesù sembra conoscere molto bene la campagna e le occupazioni dei contadini. Gesù sa il processo di crescita del seme, che non dipende dall’uomo: prima l’erba, poi la spiga, infine il grano ben formato. Durante l’incontro con la donna samaritana, ai suoi discepoli parla dei quattro mesi mancanti alla mietitura, sa persino che quando le campagne diventano bianche, allora è giunto il tempo della mietitura. Gesù sa che un albero che non porta frutto, se zappato, potato e concimato, può diventare un albero fruttifero.


Forse siamo noi che manchiamo di immaginazione, che non abbiamo ancora capito la visione che Dio ha del mondo. Se è così, le stravaganze che sembrano apparire in certi fatti e detti di Gesù, in realtà sono per noi un motivo di riflessione e di crescita spirituale. Nella parabola dei terreni, meglio conosciuta come la parabla del seminatore, la nostra attenzione si focalizza, giustamente, sempre sul terreno buono che porta frutto, abbodanza di grano: il trenta, il sessanta, il cento. E cosa accade con gli altri terreni? È tempo perso; è lavoro inutile; è seme sprecato. Ma è proprio così? Sappiamo che il Signore non perde tempo, che il suo lavoro non è mai inutile e che il suo spreco è il prezzo della nostra salvezza e redenzione: egli ha dato la sua vita per noi morendo sulla croce.


Se torniamo per un momento a riflettere su gli altri tre tipi di terreno, che non permettono al seme di fruttificare, scopriamo qualcosa di importante per noi, che può cambiare la nostra comprensione del modo di agire di Dio, e la nostra immaginazione e visione del mondo. In fondo, il seminatore, che in prima battuta rappresenta Gesù stesso, non ha a cuore soltanto il terreno buono, ma tutti i terreni: egli semina il seme ovunque nella speranza (il vocabolo si trova in un altro contesto nelle lettere di Paolo, riferito ai missionari, ma si può bene applicare anche qui) che il terreno possa dare frutto, e nella consapevolezza che il seme ha una forza vitale in sé che può produrre frutto anche là dove non te lo aspetti. Per questo il contadino, stravagante e genoroso, semina pure (forse in maniera insolita, giudicata strana, ma Dio non è prevedibile, anzi è sempre sorprendente) sulla strada battuta, sul terreno pieno di sassi, in mezzo ai rovi e alle spine. Questo insolito agricoltore vuole raggiungere anche i terreni che buoni non sono. Per lui niente è perduto. In fondo, il seme caduto sulla strada permette agli uccelli del cielo di nutrirsi. Non potrebbe essere anche questo un modo che il Padre celeste usa per nutrire i passeri della campagna, di cui parla Gesù nel sermone sul monte? Il seme è la parola di Dio, dice Gesù nel commento alla parabola. E chi più del terreno spinoso ha bisogno della forza della parola di Dio? Se vogliamo togliere le spine che soffocona la vita di tante persone, il modo migliore è seminare la parola di Dio, che agisce come una spada a due tagli: scruta, educa, corregge. Quante spine sono cresciute oggi nel nostro mondo, quante spine soffocano le persone del nostro tempo! Il vangelo parla di spine che prendono forma in tanti modi: cure mondane, inganno delle ricchezze, il desiderio delle alte cose. I contadini di solito usano la falce per tagliare le spine e permettere al terreno di ricevere la luce e di venire coltivato e seminato. Quale strumento migliore della parola di Dio per tagliare le spine che soffocano i cuori degli uomini? E, infine, il seme caduto nei luoghi rocciosi. Che dire dei terreni rocciosi, ricoperti di sassi? Le pietre nei vangeli sono usate da Gesù per dire che Dio può dalle pietre far nascere dei figli ad Abramo. E allora, niente è perduto. Dio può trasformare dei cuori duri come le pietre in cuori di carne: questa è opera che solo la Parola e lo Spirito Santo possono fare. Siamo ancora convinti che parte della semina sia andata perduta?


Questi fatti evangelici ci invitano a immaginare la realtà come Dio la vede; ci danno una diversa visione del mondo; una trasformazione dell’immaginazione non solo nei singoli particolari ma pure  nella visione di fondo. Dobbiamo sintonizzare noi stessi, il cuore, la mente, l’anima, la fantasia, il pensiero, con la visione di Dio e trasferire il mondo di Dio nel nostro mondo. Il Signore non guarda l’apparenza delle cose: la realtà non è come noi la vediamo, ma come Dio la vede.

Paolo Mirabelli

28 gennaio 2021

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).