Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Sento dire che un angelo parlerà su una via deserta. Lascio tutto prontamente e mi reco sul posto. Anzi, prima incontro qualcuno. Ho bisogno di parlare con Lui. Lo faccio spesso. Porto con me la macchina fotografica, vorrei tanto fotografare un angelo: è un sogno che avevo da bambino, prima che “gli assassini dei sogni” uccidessero la mia fantasia. La notizia si è sparsa in paese e altri si mettono in cammino come me. Siamo in tanti. Arrivati ad un certo punto dobbiamo procedere a piedi. Inizia così il cammino. La via è un luogo geografico, dunque reale, ma anche un moto dell’anima.


Qualcuno suggerisce di portare dell’acqua, un bastone, uno zaino pieno di cose utili e la Bibbia. Domando: “A cosa serve la Bibbia?”. Un tale mi risponde: “Servirà come mappa lungo il cammino per seguire l’itinerario da percorrere, perché c’è il rischio di perdersi”. Poi aggiunge: “Liberati dei pesi, perché rallentano il passo e fanno perdere il cammino”. Faccio come dice lui e mi incammino assieme ad altri miei compagni di viaggio. Arriviamo dove inizia la via dove si odono le voci degli angeli. Alcuni sono stanchi e si siedono. Altri si fermano. Io decido di proseguire per un sentiero sterrato in fondo alla valle. Tanto poi ci ritroveremo con gli altri.


Arrivato presso una fonte, corre voce che un angelo parlerà. Penso all’angelo come al messaggero dell’impossibile, a colui che annuncia un inizio o decreta una fine. Qualcuno dice che l’angelo è già arrivato. Mi reco nel luogo dove so che avverrà l’evento. Resto nascosto in un cespuglio, dietro le mura di una vecchia casa diroccata. Il cespuglio mi ricorda quello di Mosè, che brucia senza consumarsi, quando egli si reca “oltre il deserto”. È come dire: dare senza impoverirsi, scaldare senza raffreddarsi, illuminare senza perdere luce.


Sono in ansia di sapere cosa dirà l’angelo. Non capita tutti i giorni di ascoltare un angelo parlare. Quando ero bambino, i vecchi del mio paese, mi dicevano che gli angeli e i gatti abitano sui tetti delle case, mentre gli uomini e i cani sotto i tetti. Finalmente odo l’angelo parlare. La voce è come la nostra. Capisco il suo messaggio, perché è chiaro: “Levati, e vattene verso mezzogiorno, sulla strada deserta”. Ma se è una via deserta non c’è nessuno: perché recarsi là? Non importa, mi fido delle parole dell’angelo e vado nel luogo indicato da lui.


Proseguo il cammino. Arrivo sul posto. Mi aspetto di vedere nuovamente l’angelo, ma non appare. Mi guardo d’attorno e non vedo nessuno. Vedo un carro che solleva tanta polvere: viene da lontano e si avvicina lentamente. Qualcuno sta leggendo un antico rotolo. Man mano che si avvicina, sento la lettura e capisco di cosa si tratta: è un brano del profeta Isaia. Sul carro c’è un uomo. Una voce dice: “Accostati e raggiungi quel carro”. Non è più l’angelo che parla. E allora chi può essere? Di chi è quest’altra voce che parla?

Paolo Mirabelli

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).