Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Che ci sia una relazione tra peccato e malattia è del tutto evidente per chi crede nella Bibbia. La malattia non è solo una questione medica o clinica, ma ha anche una dimensione teologica. Non sono pochi, ad esempio, i Salmi nei quali l’orante considera la sua malattia un castigo correttivo che proviene dal Signore. Numerosi testi biblici stabiliscono un rapporto diretto tra peccato e malattia, vista come effetto dell’ira di Dio. Già dal racconto dei primi capitoli della Genesi apprendiamo che i problemi dell’uomo iniziano dopo il peccato: prima non c’è la sofferenza, il dolore, la malattia, la solitudine, l’afflizione, la paura, la morte. È evidente che il peccato è all’origine di ogni male.


Le cose fin qui dette però pongono una questione teologica rilevante e fanno sorgere una domanda alla quale dobbiamo cercare risposta nella Bibbia. Non sono mancati e non mancano tuttora coloro che dicono che ogni malattia è la conseguenza diretta di un peccato: “La causa delle malattie di ciascuno sono i suoi peccati”. La “teoria della retribuzione”, per la quale ogni malattia e ogni dolore presuppongono alla radice un peccato, altera il testo biblico e trae delle conclusioni sbagliate. Ecco in breve alcuni motivi che vi si oppongono.


Primo. Questa teologia della retribuzione fa del caso singolo una legge universale e non tiene conto della dialettica tra i testi, né dell’intero insegnamento della Bibbia. Chi finisce in ospedale perché guida come un folle è un conto, chi finisce in ospedale perché investito da un pazzo è cosa ben diversa. La Bibbia riporta sia casi di persone che soffrono per i propri peccati sia casi di persone che soffrano da giusti: Giobbe, il Servo sofferente. Di fronte al cieco nato, i discepoli chiedono: “Chi ha peccato perché sia nato cieco, lui o i suoi genitori?”. Gesù risponde: “Né lui né i suoi genitori”.  Secondo. Questa teoria presenta una visione distorta di Dio: al Dio che è amore sostituisce un dio vendicativo, pronto a lanciare dai cieli le sue saette contro gli uomini. Terzo. Questa teologia confonde la disciplina di Dio, che corregge i figli che ama, con le conseguenze del peccato. Non c’è bisogno di “scomodare” Dio ogni volta che le cose vanno male, e dire: “Ecco, è arrivato il fulmine dal cielo”. La Bibbia insegna che il peccato è devastante nella vita dell’uomo, che il peccato è un attentato alla vita e perciò comporta delle conseguenze spirituali, materiali e fisiche. Quarto. Questa teoria confonde il mezzo con il fine: la tristezza o il dolore non è il fine che Dio si propone con la correzione, ma egli si serve della disciplina per ristabilire nell’integrità. Quinto. Questa teoria fa della malattia un “male” necessario per espiare e correggere il peccato, ma l’unica necessità di cui la Bibbia parla per il perdono dei peccati è la croce di Cristo.


Il proposito di Dio per l’uomo non è la malattia, il dolore, la sofferenza: Dio ha mandato suo Figlio per salvare il mondo tramite lui. Il Signore vuole l’uomo perdonato, sano e integro. Non c’è peccato che Dio non voglia perdonare (eccetto il peccato contro lo Spirito Santo), e non c’è malattia che egli non possa guarire: le guarigioni di Gesù nei vangeli mostrano l’amore di Dio verso l’uomo e sono il segno del regno di Dio che si oppone a un mondo che muore, perché dannato dal peccato, da satana, dalla paura, dalla morte.


La malattia non ci dice che tipo di persona è il malato, se non si conosce; non ci dice se la persona malata è un peccatore o un figlio di Dio. La malattia non è la radiografia spirituale della persona. Tra gli infettati dal Covid-19 ci sono dei peccatori ma anche dei cristiani: la protezione civile ci dà ogni sera il numero dei contagiati, dei decessi, dei guariti, ma non ci dice se frequentano le chiese. Il coronavirus non fa distinzione nell’infettare le persone: in questo è molto democratico; è come il sole che si leva sui giusti e sugli ingiusti. La malattia semmai ci ricorda che all’origine di tanto male nel mondo c’è il peccato. La malattia è anche una specie di messaggera della morte, è il sintomo di un male più grande, anche se ancora nascosto agli occhi: ogni volta che uno soffre o è malato, siamo chiamati a confrontarci con la morte, con la fragilità e la provvisorietà della vita umana. La malattia, infine, ci dice il bisogno che noi abbiamo di Dio e della sua grazia in Gesù Cristo. Siamo troppo piccoli, deboli e fragili per fare da soli in questo mondo così complesso e pieno di pericoli. La nostra esistenza è minacciata di continuo e noi siamo tutti i giorni esposti alla morte. Da soli non possiamo farcela a combattere le malattie, la sofferenza, il dolore, la morte. Abbiamo bisogno di rivolgerci a Dio: “Signore, abbi pietà di noi e aiutaci!”.

Paolo Mirabelli

21 aprile 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).