Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Credo che un dato condiviso da tutti sia il seguente: la nostra società appare oggi frammentata e confusa, spaventata e divisa. Senza cadere nel moralismo o nell’astrattezza del pensiero, viene da chiedersi quali siano le cause che hanno portato a questa situazione e di chi è la colpa? Sarebbe facile scagionare le chiese e scaricare tutta la responsabilità sui politici, accusandoli di aver portato il paese allo sfacelo, con un debito pubblico enorme, una crisi economica grave che danneggia soprattutto i più poveri e i deboli, mentre i ricchi diventano più ricchi. La criminalità organizzata è preoccupante, i continui fatti di cronaca lo testimoniano, e intere regioni ne sono infette. Scaricare la responsabilità solo su alcuni aiuta forse a liberarsi la coscienza ma non risolve il problema. È necessario cercare più in profondità le ragioni di tanto malessere. Il mio interesse non è sociologico, bensì teologico: analizzo le cause e i mali della società e dell’uomo alla luce della Bibbia e cerco di trovare risposte nell’insegnamento della Parola di Dio.


Un primo motivo di crisi è la mancanza di equilibrio tra diritti e doveri. Gli ultimi decenni hanno visto una forte rivendicazione, giustamente, dei diritti, che nasce come protesta contro le ingiustizie e le oppressioni di una parte della società sull’altra, di una regione del mondo su altre. Riconoscere che l’essere umano è soggetto di diritti ha portato alla condanna dei totalitarismi. La rivendicazione dei diritti però diventa equivoca quando si dimenticano i doveri. Quando i diritti della persona non sono accompagnati dalle responsabilità, dall’assunzione dei doveri, si crea una frattura, un corto circuito, uno squilibrio che si ripercuote sulla convivenza sociale. È più che giusto riconoscere i diritti di tutti, ma non si capisce perché alcuni non debbano rispettare le norme e le regole del nostro paese. Diritti e doveri sono le due facce dell’unica medaglia. Perciò, dopo aver riconosciuto prima di tutto le libertà fondamentali della persona, è necessario parlare con altrettanta chiarezza dei doveri che tutti noi abbiamo, se si vuole garantire una sana convivenza sociale. La stessa legge, dice l’Antico Testamento, vale per tutti, il residente e lo straniero. Lo schema che la legge di Mosè offre è il seguente: prima di tutto la libertà dalla schiavitù, poi il cammino comune verso la terra promessa, e nel cammino la legge. Non possiamo fare meglio di Dio.


Un secondo motivo è lo squilibrio tra norma e coscienza. Senza libertà, senza libertà dal bisogno (qualunque tipo di bisogno, soprattutto quelli fondamentali), una società è destinata a finire. Ma è altresì vero che senza norme e regole, la società non può vivere: cade nel caos, nella paura, nella confusione, nel disordine. Non è vero che l’uomo lasciato allo “stato naturale” sia in grado di darsi da solo le norme necessarie alla convivenza sociale. La coscienza è necessaria ma non è sufficiente a decidere che cosa sia bene o male per me e per gli altri. La Bibbia parla di coscienza macchiata dal peccato, che guida a fare scelte sbagliate. L’uomo ha bisogno di avere dei paletti che delimitino la sua libertà; paletti che garantiscano pure la libertà degli altri. Lo fa Dio con Israele quando dà il Decalogo e delimita lo spazio entro cui vivere la libertà. Le moderne democrazie hanno bisogno di un codice, di un insieme di norme, divieti, limiti. La legge ha una funzione normativa ed educativa; e ogni persona è tenuta al rispetto della legge, se non altro a motivo delle sanzioni. Ci sono, a mio avviso, leggi che anziché essere educative sono diseducative, come le leggi sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, che scalfiscono il fondamento stesso della società: la famiglia.


Un terzo motivo di tensione è l’interesse privato che prevale sul bene comune. In questo la politica, governata dalla finanza e dall’economia, ha gravi responsabilità. I guadagni vengono privatizzati, le spese invece socializzate, in altre parole: i guadagni sono di pochi, le spese di tutti. Non si riesce a capire come sia possibile che coloro che nel nostro paese gestiscono le cose pubbliche guadagnino milioni di euro e la maggior parte dei lavoratori portano a casa solo il necessario per vivere. Quando c’è chi guadagna troppo, dall’altro fronte ci sono migliaia di persone che s’impoveriscono. Il culto al dio denaro porta a questi mali e allo squilibrio sociale.


Infine, un quarto motivo di confusione e di crisi sociale è lo squilibrio tra libertà e verità. Su questo tornerò. Per ora solo un pensiero. Oggi si esalta la libertà e si nega qualunque rapporto con la verità. La stella polare che orienta la società è la novità, le mode, l’interesse di parte. Il Vangelo insegna che la vera libertà nasce dalla verità e dall’ubbidienza alle parole di Gesù Cristo.

Paolo Mirabelli

25 gennaio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).