Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il testo riporta il terzo discorso cristologico (detto anche cherigmatico) di Pietro nel libro degli Atti degli Apostoli. Gli altri due precedenti sono riportati in 2,14-36, il primo, e in 3,12-26, il secondo. L’ultimo discorso di Pietro contenuto negli Atti si trova nel capitolo 10, pronunciato in casa del centurione romano Cornelio. Volendo sintetizzare in forma sistematica, e considerando i due testi di Atti 3 come un unico discorso, Pietro negli Atti degli Apostoli pronuncia tre discorsi cherigmatici: il primo nel capitolo 2, l’annuncio in sé; il secondo nel capitolo 3, l’annuncio rivolto a Israele; il terzo nel capitolo 10, l’annuncio rivolto ai pagani. Racconti e discorsi costituiscono la struttura del libro, che, come è noto, racconta i fatti della chiesa nascente con un linguaggio che rievoca la vita di Gesù e richiama il mandato ai discepoli, come dire che nelle vicende storiche della chiesa è presente lo stesso Gesù dei vangeli, morto e risorto. Questo è il motivo per cui il vangelo di Luca e il libro degli Atti sono considerati un’unica opera, detta appunto l’opera lucana.


Pietro, che è in compagnia di Giovanni, sta parlando negli atri del tempio di Gerusalemme, sotto il portico di Salomone, dopo che i due apostoli hanno guarito, nel nome di Gesù il Nazareno, un uomo zoppo fin dalla nascita (3,1-10). Il suo discorso è semplice e immediato, si compone di due parti. La prima parla dello storpio guarito nel nome di Gesù, vale a dire per la sua potenza. La seconda è tutta centrata su Gesù: nonostante la morte ignominiosa sulla croce, Gesù è stato da Dio risuscitato dai morti: “voi” lo avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato; egli è la pietra angolare; nel suo nome soltanto c’è salvezza. Il discorso di Pietro si conclude affermando la mediazione unica di Gesù. Che la salvezza dell’uomo si ha soltanto per mezzo di Gesù Cristo è un dato incontrovertibile ed è una affermazione presente ovunque nel Nuovo Testamento. La benedizione di tutti in Abramo trova il suo significato nella benedizione di tutti in Cristo.


Secondo i sinedriti (i componenti del sinedrio), Pietro e Giovanni si arrogano un diritto che non hanno: quello di parlare dentro il recinto sacro, facendo pure affermazioni false, dubbie, sulla risurrezione di un condannato a morte. Per questo le autorità ebraiche intervengono: per mettere a tacere i due apostoli e cercare di chiudere una volta per tutte la vicenda di Gesù di Nazaret. Il consiglio del sinedrio è formato da sacerdoti, capitano del tempio e sadducei. Questi ultimi fanno parte del partito dominante, ma intervengono soprattutto perché in disaccordo con la risurrezione: essi infatti non credevano nella risurrezione dei morti (Atti 23,8; Matteo 22,23). I due apostoli sono messi in prigione e il processo è rimandato al giorno dopo: devono rispondere del loro potere taumaturgico. In genere, in Israele, i prodigi si operavano nel nome di Dio, ma qui il miracolo è stato compiuto nel nome di Gesù, che i giudei hanno rifiutato come messia. I capi sospettano forse che i due apostoli si siano avvalsi di forze avverse a Dio, forse demoniache. In fondo, Gesù stesso era stato accusato di compiere i miracoli in virtù di Beelzebub, con l’aiuto di satana (Luca 11,14-22). Perciò, a loro avviso, anche i suoi discepoli potevano essere degli impostori, inviati di satana. La risposta di Pietro, forse sarebbe meglio chiamarla la prima apologetica cristiana, è apodittica: il potere che essi hanno di operare miracoli viene da Gesù. “Nel nome di”: il nome è un ebraismo che sta per la persona. “Quell’uomo” (Gesù) pertanto che “voi avete crocifisso” è in grado di operare ancora miracoli, ciò vuol dire che egli è tuttora vivo, è risuscitato dai morti, è passato dal mondo della morte al mondo della vita; egli è alla presenza di Dio. Gesù risorto, infatti, è alla “destra” di Dio ed è “stato costituito Signore e Cristo” (2,36).


Pietro e Giovanni sono, a detta delle stesse autorità ebraiche, dei semplici “illetterati”, popolani senza istruzione, che non possono conoscere arti magiche segrete, perciò la guarigione del paralitico non può non essere attribuita che alla potenza di Dio. Questo fatto è quindi una riprova delle rivendicazioni di Gesù. La sua sconfitta è stata solo apparente. Egli opera ancora. Il coraggio dei due illetterati, che polemizzano con le autorità giudaiche, è al di sopra di ogni supposizione. Occorre che gli interlocutori cambino il loro giudizio su Gesù di Nazaret: invece che un malfattore, dovrebbero considerarlo il salvatore, poiché soltanto Gesù è la pietra angolare su cui grava e poggia la nuova comunità dei credenti. Se non si accetta questo riferimento e questa subordinazione, non si arriva a Dio. Senza Gesù non c’è chiesa; senza di lui non c’è salvezza.

Paolo Mirabelli

09 gennaio 2020

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).