Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

La nostra esperienza di vita è profondamente segnata dal tempo. Anzi, a dire il vero, noi siamo in certo qual modo tempo, non eternità, che appartiene a Dio soltanto. Il tempo è lo spazio (non so quale altro vocabolo usare) che c’è fra due respiri, tra due battiti del cuore; è il ritmo che c’è tra la veglia e il sonno, tra la fame e la sazietà; è il sopraggiungere della vecchiaia dopo una breve giovinezza; è una pausa dopo una successione di suoni. Il tempo è l’avvicendarsi delle stagioni e degli anni. Noi viviamo nel tempo, oltre che nello spazio. Il manifestarsi del tempo noi lo cogliamo dal corso del sole e della luna: il sorgere e il tramontare del sole segna lo spazio di un giorno. Quando il sole splende, noi siamo in pieno giorno; quando in cielo appaiono la luna e le stelle, è notte fonda. Che il tempo passa ce ne accorgiamo anche dal nostro orologio biologico che portiamo dentro di noi e che è sincronizzato con i ritmi cosmici. Il Salmo 90, la preghiera di Mosè, servo di Dio, riporta una riflessione teologica sul tempo: passano le settimane, i mesi, gli anni, le epoche, e noi ce ne voliamo via come l’erba che si secca. “Signore”, dice Mosè, “insegnaci a contare i nostri giorni affinché acquistiamo un cuore saggio”, che sappia cogliere il tempo e le opportunità.


L’esperienza della vita nel tempo che passa viene interpretata dagli uomini in modi diversi: alcuni intendono  la vita come un cerchio, altri come un percorso. Per i primi, il ciclo che dalla nascita porta alla morte è visto come un cerchio che riporta tutto alla sua origine. Per i cristiani invece la vita, dalla nascita alla morte, è un percorso verso una meta. I cristiani rifiutano la concezione greca e mitica del mondo, la concezione dell’eterno ritorno. Nella Bibbia, il tempo ha un inizio (archè) e una fine (telos), e una finalità (eschaton). Il tempo è lo sfondo sul quale scorre la vita umana, ma è anche lo scenario dove si compie la storia della salvezza. La Bibbia fa una distinzione tra chronos (tempo cronologico, sequenziale) e kairos (tempo giusto). Nel tempo opportuno l’uomo può cogliere il senso della vita e accogliere la grazia di Dio. Nella Bibbia il tempo non è mai definito in astratto, come fa la filosofia, ma è sempre posto in riferimento agli avvenimenti della vita. Il tempo appartiene a Dio, che in Israele lo scandisce con le festività. Secondo il Nuovo Testamento, Dio irrompe nel tempo e nella storia con la venuta del Figlio, l’avvento del regno, la presenza dello Spirito Santo. Nella pienezza dei tempi, Dio ha mandato suo Figlio in mezzo a noi. Gesù è l’alfa e l’omega, il principio e la fine; è colui che si pone come senso definitivo del tempo e della vita.


Mai come oggi si è prodotto un corto circuito nel tempo. Sfuggire l’ordine dei giorni, l’economia della successione tra giorni feriali e festivi, crea uno svuotamento valoriale del tempo, privando di senso la vita dell’uomo. Appiattire il tempo, rendere tutti i giorni uguali, rendere festa i giorni feriali e feriali i giorni di festa, fa entrare in un eccesso senza limiti che toglie gusto alla vita. Recuperare invece la corretta scansione del tempo, e riscoprire il vero significato della domenica come giorno della risurrezione di Gesù e giorno della riunione della chiesa, aiuta a cogliere il kairos nel chronos e dà senso alla vita umana, per la presenza di Cristo in mezzo a noi.


Secondo la testimonianza concorde dei quattro vangeli, Gesù è risorto la mattina del primo giorno della settimana ebraica, ossia la domenica. La mattina presto del primo giorno della settimana, le donne si recano al sepolcro, al levar del sole, e trovano la tomba vuota perché Gesù è risorto dai morti. Secondo i racconti dei vangeli, dunque, Gesù è risorto di domenica. La sera di quello stesso giorno, il Signore risorto appare ai discepoli riuniti in una sala a porte chiuse. Accade la stessa cosa otto giorni dopo, sempre di domenica. Il Nuovo Testamento riferisce che i primi cristiani sono soliti riunirsi assieme nel primo giorno della settimana. Atti 20,7-12 descrive una riunione che si tiene il primo giorno della settimana, al cui centro c’è la frazione del pane. Paolo resta a Troas sette giorni e partecipa alla riunione della chiesa che avviene di domenica. Alla chiesa di Corinto chiede di fare la colletta “ogni primo giorno della settimana” (1 Corinzi 16,2). Il riferimento al “giorno del Signore” (Apocalisse 1,10), che qui indica un preciso giorno, allude quasi certamente alla domenica. Questa è la prima volta che troviamo l’espressione “giorno del Signore”, che diventa poi una espressione fissa per dire il primo giorno della settimana, ossia la domenica. Strettamente collegata a questa c’è l’atra espressione: “Cena del Signore”, usata da Paolo in 1 Corinzi 11,20. E la conclusione appare ovvia: i cristiani hanno comunione alla mensa del Signore nel giorno del Signore.

Paolo Mirabelli

01 ottobre 2019

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).