Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Senza entrare nella questione della canonicità della pericope, occupiamoci del messaggio. Questo racconto della donna adultera perdonata da Gesù si trova soltanto nel vangelo di Giovanni. Mentre Gesù è nel tempio e insegna, i suoi avversari, scribi e farisei, gli recano una donna colta in flagrante adulterio e gli chiedono di dare un giudizio su di lei. Essi non sono certo animati dallo zelo per la legge, ma cercano un pretesto per mettere Gesù alla prova, tentarlo, e avere di che accusarlo. I due momenti del racconto sono: il confronto tra Gesù e gli accusatori e il dialogo con la donna.


Il confronto con gli accusatori.  Coloro che conducono davanti a Gesù la donna adultera possiedono già una chiave di lettura della situazione: si tratta della legge di Mosè che prevede la lapidazione. La sicurezza di questi uomini, i quali pensano di avere la Scrittura dalla loro parte, contrasta con il fatto che esigono da Gesù un coinvolgimento e giudizio del caso. Perché rivolgere a Gesù la domanda, se il caso è già risolto dalla legge? Questi maestri di morale si aspettano che Gesù rompa il silenzio e risponda con le parole che vogliono sentirsi dire. E invece Gesù è sorprendente e li mette con le spalle al muro. In due successivi momenti, ritmati dal silenzio e dalla parola, egli riesce a creare il vuoto attorno a loro e li obbliga a spostare lo sguardo dalla donna al loro cuore, alla loro coscienza, al loro modo di giudicare, al modo di rapportarsi con Dio. E tutto avviene attraverso un gesto e una parola. Un gesto misterioso ripetuto due volte, che ha suscitato tante interpretazioni: Gesù si china e scrive col dito per terra. Forse è un gesto profetico che sembra tradurre una parola di Geremia: “Coloro che si allontanano da me, saranno scritti per terra” (17,13). O un gesto per creare calma. Gesù non pronuncia un giudizio contro di loro, ma li rimanda al tribunale della loro coscienza, che ora è interpellata e scossa dalla parola di Dio. E la parola che finalmente Gesù pronuncia, rompendo il silenzio carico di attesa, è come una spada che penetra nel loro cuore: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Gesù non nega il giudizio di Dio o la legge, e neppure chiede pietà per la donna, scusandola o difendendola per un peccato che ha commesso. Gesù vuole che ciascuno rivolga il giudizio verso se stesso. Tutti peccatori e bisognosi di conversione e di perdono. Gesù vuole che il giudizio di Dio sia di Dio, non dell’uomo. L’uomo non può arrogarsi il diritto di giudicare e condannare gli altri. E in Dio il giudizio non è mai senza misericordia e senza una possibilità di salvezza, poiché ha il volto di Gesù. Il cerchio mortale attorno alla donna viene spezzato da Gesù, aprendosi alla vita: tutti vanno via. Gesù invita coloro che si sono proclamati degni di essere giudici a pensare alla loro condizione. Ecco perché, ripresi dalla loro coscienza dopo le parole di Gesù, sentono il bisogno di andar via, cominciando dai più vecchi.


Il dialogo con la donna. Gesù salva la donna dalla lapidazione, che la legge mosaica richiede in questi casi, e dalla pubblica vergogna alla quale è sottoposta. Gesù la salva dal peccato e dal giudizio degli accusatori. Ogni giudizio umano impallidisce di fronte a Gesù, di fronte alla libertà che egli consente e al perdono che offre. Il volto misericordioso di Dio si riflette nello sguardo e nelle parole che Gesù rivolge alla donna adultera. Chi s’imbatte in lui non viene condannato, ma salvato. Il perdono che egli offre alla donna è una possibilità inaspettata. La sua parola è come un balsamo che dona alla donna la forza di rialzarsi di nuovo, di camminare, di aprirsi alle possibilità della vita. Lo sguardo della donna può ora proiettarsi verso un futuro carico di speranza. Il peccato che la trattiene prigioniera è passato, perdonato dalla misericordia di Dio: “Neppure io ti condanno; vai e non peccare più”. Il racconto ci rivela un Dio misericordioso che crea e rinnova la vita. Ora Gesù è solo di fronte all’adultera. E per quella donna, che la solitudine del peccato rende anonima, si apre l’incontro con la misericordia. Con un’espressione molto bella, Agostino di Ippona dice: “Rimasero solo loro due, la misera e la misericordia”. Il dialogo tra Gesù e la donna rivela tutta la misericordia di Dio. È un dialogo in cui ogni parola trasmette perdono ma attende una risposta. Alla donna perdonata e non condannata Gesù le offre una nuova vita, vissuta responsabilmente: una vita nuova che rende insopportabile il peccato. La parola di Gesù non è la parola di chi semplicemente invita a dimenticare il peccato, a fuggire dal passato che opprime. Quella di Gesù è una parola che impegna a guardare la propria vita con sincerità e serietà, a guardarsi con gli occhi di Dio. L’essere perdonati gratuitamente dona forza e motivazione per un cammino nuovo e una nuova vita.

Paolo Mirabelli

22 novembre 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).