Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Ebal e Gherizim sono i due monti scelti da Dio per pronunciare le maledizioni e le benedizioni sui figli d’Israele (Deuteronomio 27). Dopo il lungo discorso di Mosè sulla promulgazione della legge e le sue prescrizioni, il capitolo 27 richiama alle ovvie conseguenze che ne derivano dalla adesione o meno. L’ubbidienza è una benedizione continua; la disubbidienza è la maledizione o la rovina del popolo e della singola persona. Occorre preservare la legge e mantenerla viva ogni giorno in Israele. Per questo motivo sono richiesti un altare di riconoscenza, delle pietre imbiancate su cui scrivere le parole della legge e due montagne, luoghi ben visibili da tutti, per richiamare le maledizioni e le benedizioni: Ebal e Gherizim.  


Il primo aspetto messo in evidenza nel testo è l’adempimento della promessa di Dio, espresso in una specie di riassunto: “Quando avrete attraversato il Giordano per entrare nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà” (27,3). Prima la grazia, poi segue il discorso sulla legge. La permanenza della legge è il primo punto delle parole di Mosè. Accanto a Mosè ci sono gli anziani d’Israele e i leviti, coloro che poi dovranno dare attuazione all’ordine di Mosè. Lo scopo di innalzare delle pietre grezze, azione che esprime l’importanza e la solennità della legge, è di rendere le parole di Dio disponibili a tutti: la legge, affidata ai sacerdoti per essere custodita, deve essere compresa da tutti e osservata da tutti. Imbiancare con la calce è un’usanza antica che serve a rendere la pietra una specie di foglio bianco su cui scrivere. Le parole scritte devono essere chiare: è lo stesso vocabolo usato in 1,5 per dire che Mosè spiega ed espone con chiarezza la legge di Dio. L’altare in pietre grezze, sulle quali non deve passare ferro, come in Esodo 20,25, serve per i sacrifici: olocausti e ringraziamenti. La riconoscenza verso la grazia di Dio produce gioia: “Ti rallegrerai davanti al Signore”. L’ubbidienza è motivata da ciò che Dio ha fatto e fa ogni giorno in favore del suo popolo e dalle promesse mantenute.


Il monte Ebal e il monte Gherizim sono situati nella località di Sichem, il primo a nord della valle e il secondo a sud, nel luogo dove è iniziata la storia della promessa (Genesi 12,6). Sichem appartiene alla memoria e alla storia d’Israele. Il fatto che i due monti siano l’uno il monte delle maledizioni e l’altro il monte delle benedizioni fa sì che la geografia diventi teologia: Ebal diventa sinonimo di trasgressione e maledizione; Gherizim sinonimo di ubbidienza, fedeltà e benedizione. Ogni volta che l’israelita vede l’uno o l’altro monte ricorda la legge di Dio e riflette sulla necessità di ubbidire alla sua voce e osservare i suoi comandamenti. Dalla fedeltà e ubbidienze dipende la benedizione, dall’infedeltà e disubbidienza la maledizione. Benedizioni e maledizioni sono poste dinnanzi ai figli d’Israele, giorno dopo giorno, perché ciascuno possa scegliere la via dell’ubbidienza. L’“amen” del popolo, accordo individuale e comunitario, posto come un refrain dopo ogni maledizione, evidenzia l’accettazione della legge e le conseguenze che derivano dalla disubbidienza. L’elenco del capitolo 27sulle maledizioni differisce da quello del capitolo 28, perché nel primo viene solo pronunciata  la maledizione sulle azioni peccaminose senza però specificare in che cosa consista. Dio vede l’agire dell’uomo e conosce il suo pensiero, anche quello più nascosto. Il peccatore può evitare il giudizio degli uomini, ma non quello di Dio. Le maledizioni si ricollegano al Decalogo: culto al Dio unico e vero, onore ai genitori, rispetto per la famiglia, correttezza nei rapporti sessuali, attenzione verso il prossimo e i più deboli, rispetto della vita. In definitiva, la scelta è tra Dio e gli idoli umani.


Quali altri insegnamenti possiamo trarre da questo brano del Deuteronomio? Innanzitutto, la scelta di abbandonare il culto al vero Dio e di disubbidire alla sua legge ha delle conseguenze: mutare la teologia comporta un mutamento dell’antropologia e della sociologia. In altre parole: la società che abbandona il vero Dio, e si rivolge agli idoli, muta idea sulla persona umana, confonde la famiglia, non aiuta e non rispetta i più deboli (non fa politiche sociali), manca di integrità morale e sessuale, smarrisce il senso della vita. Poi, porre la legge davanti al popolo, all’attenzione di tutti, significa vivere alla presenza di Dio, di fronte a Dio. E questo apre alle possibilità della vita. Nel modo in cui uno sta dinanzi a Dio, forgia il futuro. Ciò che accade nella vita di un popolo e di un individuo non è solo dovuto a cause naturali e contingenti. Infine, avere davanti il monte delle maledizioni (Ebal) e il monte delle benedizioni (Gherizim), principio biblico e pedagogico di grande valore, richiama il comandamento e indirizza la vita verso l’ubbidienza a Dio.

Paolo Mirabelli

21 novembre 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).