Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il capitolo 5 di Matteo appartiene al cosiddetto “Sermone sul monte”. Nei versetti 17-48 è riportato uno dei brani evangelici più noti: in sei antitesi (“Avete udito che fu detto… Ma io vi dico”) Gesù contrappone (antitesi) il suo insegnamento a ciò che “è stato detto agli antichi”. L’ultima di queste antitesi riguarda l’amore per i nemici (5,43-48). Da questo insegnamento di Gesù, abbiamo estratto i versetti 43-45, semplicemente per ragioni di studio, per non essere troppo lunghi nell’esposizione e nel commento. Il lettore farà bene a leggere e meditare questo detto di Gesù alla luce del contesto. Questo comandamento di Gesù si trova pure nel vangelo di Luca, nel “Sermone sul ripiano”, dove viene ripetuto ben due volte (6,27.35). La formulazione del comandamento nei due vangeli è uguale nella sostanza, ma la diversità dei particolari, degli esempi e delle motivazioni profonde arricchisce il detto di Gesù e aiuta molto la comprensione. Questi insegnamenti di Gesù, compreso l’amore per i nemici, sono una guida per chi vuole vivere una vita fedele al Vangelo, per chi ha accolto la grazia di Dio e si lascia guidare dallo Spirito Santo. Le parole di Gesù sono l’alternativa credibile al modo di relazionarsi di questo nostro mondo segnato dall’odio e dalla violenza. Soltanto la grazia di Dio e la guida dello Spirito Santo rendono possibile una vita fatta di cambiamento e di nuove relazioni nei rapporti umani, una vita resa bella dall’amore.


Gesù inizia questa sesta e ultima antitesi (considerata da molti la più sublime di tutte, l’apice di tutto il discorso) citando l’insegnamento che veniva dato agli antichi sull’amore per il prossimo e l’odio per i nemici. La legge chiedeva di “amare il prossimo” (Levitico 19,18). E chi è il mio prossimo che debbo amare? A questa domanda i farisei rispondevano che il prossimo era il proprio connazionale. C’era molta discussione e confusione sulla determinazione di prossimo, come mostra la parabola del buon samaritano di Luca 10. La definizione settaria di prossimo creava una catalogazione degli uomini in due gruppi: l’ebreo è il mio prossimo, tutti gli altri sono i miei nemici. E di conseguenza il comandamento del Levitico veniva distorto, male interpretato e inteso in questo modo: amare il prossimo, cioè l’ebreo, e odiare i nemici, cioè lo straniero. La seconda parte della citazione, “e odia il tuo nemico”, non si trova nel Levitico, neanche in alcun altro testo dell’Antico Testamento. La preghiera di certi Salmi contro i nemici o l’ira e il giudizio di Dio contro il peccato delle nazioni pagane non significano odio contro i nemici, non è in questo senso che la Bibbia stessa li ha intesi. Neppure nella letteratura rabbinica e nel giudaismo compare questo detto. Pare che siano stati gli esseni di Qumran (una comunità considerata eretica e settaria) ad avere introdotto l’idea di amare gli eletti di Dio e di odiare i non eletti. Comunque le parole di Gesù non sono rivolte a una corrente di pensiero, o a una tesi teologica, degli esseni o di altri, ma all’atteggiamento diffuso in Israele in quel tempo di praticare l’amore verso il prossimo e l’odio verso i nemici. Gesù contrappone all’odio l’amore per i nemici. Gesù ci comanda di considerare i nostri nemici come il prossimo da amare. Gesù contesta questo nostro mondo di odio e di violenza. L’amore, non l’odio, deve albergare nei nostri cuori. Dio è amore, dice la Scrittura, non odio; e chi odia non conosce Dio.


Oltre all’amore per i nemici, Gesù chiede pure di pregare per loro. Come si diceva poc’anzi, in certi Salmi c’è la preghiera contro i nemici, in cui il salmista chiede a Dio giustizia per un torto subito o per il male che ha ricevuto; chiedeva che al nemico venisse fatto ciò che lui aveva fatto al salmista. Nei vangeli invece c’è la preghiera per i nemici. Con Gesù non si prega più contro i nemici, ma per i nemici. Sulla croce, egli chiede al Padre di perdonare coloro che lo avevano crocifisso. Sulla croce è stata appesa al legno per sempre anche la preghiera contro i nemici. All’odio subentra l’amore, al desiderio di rivalsa e all’imprecazione subentra la preghiera per i nemici.


L’amore (che non è mai violento, né armato), non l’odio, è il segno distintivo dei discepoli di Gesù, dei figli di Dio. Amore che non è un sentimento, ma è un comportamento.  È amando che i cristiani mostrano di essere figli del Padre che è nei cieli. Un concetto simile è in Matteo 5,16. Nelle parole di Gesù c’è l’esortazione a imitare il Padre nel suo amore benefico verso tutti gli uomini. È l’amore benefico del Padre la misura dell’amore che i cristiani devono avere per i nemici; è l’amore di Dio la motivazione profonda dell’amore che i cristiani devono avere per i nemici: “Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.

Paolo Mirabelli

29 settembre 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.