Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

In mezzo a tanti oracoli contro le nazioni e i popoli, il libro di Isaia riporta questa invettiva contro un uomo, un ministro che svolge la sua funzione a Gerusalemme. Come se volesse dire: il declino delle nazioni dipende anche dalle responsabilità dei suoi capi; dipende dal malgoverno, dall’abuso di potere, dalla corruzione di chi le governa. Ma di questo ne parleremo dopo: ora occupiamoci del testo biblico. Isaia, profeta del secolo VIII avanti Cristo, parla di un avvicendamento al potere nel regno di Giuda. Il profeta è incaricato da Dio ad annunciare a Sebna, sovrintendente del palazzo del re, vale a dire colui che ricopre la carica più importante subito dopo il re, la sua rovina imminente. Anticamente il ministro (si pensi al visir) aveva la funzione di consigliere del re. Si tratta dunque di un funzionario importante, ma presuntuoso, forse uno straniero, che vuole governare secondo i suoi disegni e non ascolta i consigli che il profeta porta a nome di Dio. Nel secondo libro dei Re, Sebna è coinvolto nei negoziati con Sennacherib durante l’assedio di Gerusalemme (18,18). Tutti elementi che fanno sospettare un qualche compromesso di Sebna. Il Signore annuncia un suo intervento diretto e designa successore Eliachim, figlio di Chilchia. Sebna, viene rimosso e al suo posto Dio pone Eliachim, servo del Signore (22,20). Il nuovo funzionario designato dal Signore sarà come un padre per gli abitanti di Gerusalemme e la casa di Giuda (22,21). I capi del popolo in Israele devono agire a imitazione di Dio: come Dio è padre di Israele e se ne prende cura, così devono essere il re e i suoi ministri. Dio è il solo legittimo governatore di Israele, gli uomini non sono che suoi ministri, e devono rispondere a lui della loro condotta. Il Signore stesso presiederà all’investitura del nuovo ministro del regno, dandogli i simboli del potere: la tunica, la sciarpa e soprattutto la chiave della casa di Davide. La stabilità della sua funzione e il successo dipenderanno direttamente da Dio: Lo pianterò come un chiodo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre (22,23). L’immagine del piolo ben piantato fa venire in mente la fedeltà di Dio, sebbene l’infedeltà del popolo. La fedeltà è la qualità per eccellenza del Dio dell’alleanza, che, nonostante i giudizi, non viene meno alle sue promesse. La misericordia e la fedeltà (hesed e emet) di Dio sono una costante nella storia della salvezza: il Signore usa misericordia e rimane fedele; egli, come padre, punisce solo per correggere ed è paziente nei confronti dei suoi figli.


Il peccato di Sebna consiste certamente nel rifiutare l’oracolo di Isaia, e dunque nell’opporsi a Dio, ma anche nel volersi scavare un sepolcro: ne è prova il fatto che l’oracolo contiene una critica contro questo gesto di Sebna (22,16). Assicurarsi un sepolcro significa perpetuare in qualche modo il proprio nome; dire anche dopo morto: “Io ci sono”. Dei popoli antichi pagani, le cose che più si sono conservate e che sono giunte fino a noi sono i sepolcri, i monumenti funerari: pensiamo alle piramidi degli egiziani o alle tombe degli imperatori romani. Resti che testimonia di un al di là ma anche di un al di qua. Assicurasi un sepolcro è ancora oggi uno status symbol per affermare la propria condizione sociale anche dopo la morte: pensiamo ai nostri cimiteri dove le tombe e le lapidi non sono tutte uguali, per non parlare delle cappelle private dei ricchi che occupano gli spazi.  Quello di Sebna, e della gente come lui, è un peccato di superbia, di arroganza, fatto da un uomo irresponsabile che pensa solo a se stesso in un momento di grave crisi per il popolo. Quando Sebna verrà destituito da Dio, dice l’oracolo, rotolerà come una palla e sarà costretto a vagare in una pianura estesa (22,18). Diventerà così un uomo senza nome, senza patria, né terra, né onore. Colui che voleva assicurarsi il diritto di stare per sempre, anche dopo la morte, nella regione montuosa di Giuda, sarà costretto a girare e peregrinare sopra una pianura spaziosa ma deserta e solitaria. Per un ebreo morire in esilio era un castigo e una maledizione.


La storia di Sebna è un ammonimento a quanti sono al potere e lo amministrano in maniera corrotta, per trarne profitti personali e prestigio, pensando di non essere mai scoperti e di stare sempre al loro posto. Sarebbe pura demagogia pensare soltanto ai nostri politici e alla corruzione di chi ci governa, che pare non conoscere fine. Il problema si pone ogni qual volta si occupa un posto di potere, che può essere inteso come servizio reso agli altri, oppure per il proprio tornaconto. Un’autorità che è dono di Dio, che viene dall’alto, non è motivo di vanto, ma di umiltà, di ringraziamento, di servizio. Il tema dell’autorità è centrale e di grande attualità nel nostro tempo, per lo Stato e per la chiesa.

Paolo Mirabelli

06 febbraio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).