Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Da questo capitolo 21 del secondo libro di Samuele, in cui si parla dei Gabaoniti vendicati (21,1-14) e delle ultime imprese del re Davide contro i Filistei (21,15-22), abbiamo estrapolato il versetto 10 perché vogliamo parlare del gesto commovente compiuto da Rispa verso i suoi figli impiccati. Ma per poter comprendere la vicenda di Rispa è necessario richiamare il contesto in cui si svolse.

Sullo sfondo di questa storia c’è la convinzione che il disastro della nazione sia causato dal peccato, che va espiato (secondo la Bibbia, il peccato ha delle conseguenze anche sulla natura, a motivo del giudizio di Dio). Verso la fine del regno di Davide, Israele fu afflitto da una grave carestia: tre anni di siccità (21,1). Davide consultò Dio, il quale gli rispose che c’era un debito di sangue che pendeva sul defunto re Saul, perché aveva fatto perire i Gabaoniti (21,1); e la carestia era la punizione per la violazione da parte di Saul del patto fatto da Giosuè con i Gabaoniti (9,15-21). In una azione, non riportata dal racconto biblico, Saul aveva ucciso dei Gabaoniti, violando così l’antico patto stipulato da Giosuè. Non abbiamo alcuna documentazione di tale massacro compiuto dal re Saul, ma non è strano o inverosimile che egli avesse tentato di sbarazzarsi dei Gabaoniti. La Bibbia non parla del fatto, ma ci dice che Saul, per il suo zelo per i figli di Israele e di Giuda, aveva cercato di sterminare i Gabaoniti (21,2). Davide, saputo il motivo della carestia, e cioè che la siccità era una punizione di Dio per quell’antico patto che era stato violato da Saul, si apprestò a rendere giustizia ai Gabaoniti, parlando con loro e chiedendo che cosa volevano che egli facesse. I Gabaoniti risposero a Davide che non era una questione di argento o di oro (21,4), ma di giustizia vendicativa: poiché Saul aveva cercato di sterminarli, ora essi chiedevano che sette uomini della casa di Saul fossero impiccati (21,5-6). Davide acconsentì e consegnò loro sette giovani discendenti di Saul per essere impiccati (21,6). I sette dovevano essere giustiziati e impiccati per espiare le colpe del loro padre. Davide risparmiò Mefiboset (Mefibosheth), figlio di Gionatan, a motivo del giuramento fatto davanti al Signore (21,7), ma prese sette discendenti della casa di Saul e li consegnò per essere giustiziati. Tra i sette giustiziati c’erano i due figli di Rispa (concubina di Saul), Armoni e Mefiboset (non il figlio di Gionatan), e cinque figli di Merab, figlia di Saul (21,8-9). Tutti e sette furono messi a morte e impiccati quando si iniziava a mietere l’orzo (21,9), cioè in primavera, aprile-maggio.

È a questo punto della storia che entra in scena Rispa. Il racconto biblico potrebbe proseguire anche senza il versetto 10, cioè senza il gesto fatto da Rispa. Ma ringraziamo Dio per questa pennellata di colori, per questo versetto 10 che ci permette di cogliere l’umanità e l’amore di una madre verso i suoi figli. Il racconto di Davide e dei Gabaoniti viene interrotto per parlare del gesto di questa umile donna. È lei che ci costringe a fermarci nella lettura. È lei che fa sorgere in noi un senso di disagio verso una giustizia vendicativa e fa nascere il desiderio di Qualcuno che ci parli di perdono e grazia e non di vendetta, di amore e non di odio, di vita e non di morte. Leggendo la sua storia sentiamo il bisogno del nostro meraviglioso Signore e salvatore, Gesù Cristo.

Rispa era una delle concubine di Saul (21,11). Non una moglie amata, ma una concubina chiamata a soddisfare i desideri sessuali del re. Era una donna che occupava i gradini più bassi della società e che non contava nulla (per certi versi lei richiama le prostitute dei vangeli). Eppure fu proprio lei che compì un gesto che merita di essere ricordato. Rispa si sedette ai piedi dei cadaveri e li vegliò, notte e giorno. Rispa stese il panno di sacco rozzo, che si usava portare nel lutto, a guisa di tenda per riparo di giorno o a terra per giaciglio di notte. Vegliò i corpi appesi e li difese: di giorno dagli uccelli del cielo; di notte dalle bestie selvatiche. Secoli dopo Rispa, il tragediografo greco Sofocle scriverà l’Antigone, una tragedia sul tema della sepoltura in cui si parla di una sorella che voleva dare sepoltura al fratello Polinice. Il suo cuore di madre non poteva sopportare che quei cadaveri diventassero pasto per gli animali. Rispa rimase a vegliarli fino all’arrivo della pioggia (in autunno; può anche darsi che il Signore fece piovere dopo poco tempo): e ciò voleva dire che la maledizione era finita, come pure la carestia. Contro il potere di Davide lei non poteva fare niente. Non poté impedire la tragedia, ma la notizia del suo gesto (proteggere quei corpi, mostrando anche lealtà a Saul) indusse Davide a dare sepoltura a Saul, a Gionatan e ai sette impiccati (21,11-14). Il suo straordinario gesto continua ancora oggi a commuovere e a interpellare quanti leggono la Bibbia.

Paolo Mirabelli

15 febbraio 2026

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