Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dopo la guarigione dell'idropico avvenuta in giorno di sabato (14,1-6), che sottolinea la superiorità di Cristo sulla legge del sabato, Gesù rivolge una serie di insegnamenti ai commensali del banchetto (14,7-11), al padrone di casa che lo ha invitato (14,12-14) e a tutti i presenti (14,15-24). Le tre parti formano una unità e sviluppano un discorso collegato. Nel bel mezzo del banchetto, Gesù pronuncia questo discorso, che per motivi di studio dividiamo in tre parti. Studiamo queste tre parti come se fossero tre parabole: la prima rivolta agli invitati (14,7-11), i quali, poco umilmente, si contendono i primi posti; la seconda a colui che lo aveva invitato (14,12-14), il quale, poco generosamente, ha invitato persone amiche e ricche; la terza tratta il tema dell’invito a un banchetto (14,16-24) con degli invitati che, per nulla riconoscenti, declinano l’invito. Come si vede, entrando al di dentro del triplice racconto, l’argomento che domina è quello dell’invito al banchetto messianico, al quale il banchetto in corso offre lo spunto, come uno dei commensali nota (14,15). L’insegnamento che possiamo trarne è il seguente: non bisogna lasciar cadere l’invito che Dio ci rivolge (terza parabola), ma occorre accoglierlo con un atteggiamento duplice, tipico del vangelo: umiltà (prima parabola; gli invitati del regno non cercano i primi posti) e amore e generosità verso gli altri (seconda parabola). Rileggiamo nuovamente l’intero testo (14,7-24) per cogliere meglio l’insegnamento, il significato del banchetto messianico e il suo riferimento al regno, notando pure le condizioni essenziali per parteciparvi in maniera fruttuosa. Le scene sono collegate tra loro dal fatto che si svolgono tutte all'interno di un banchetto al quale Gesù è stato invitato.

Il vangelo ci porta nel contesto di una cena, di un banchetto a casa di un fariseo (14,1). Nei vangeli Gesù va spesso a casa di persone note e di persone sconosciute; va a casa di persone odiate e a casa di amici o discepoli; Gesù va a mensa con gente per bene e con peccatori, pubblicani e prostitute. È un contesto di commensalità, di convivialità; un contesto di incontro, di scambio e di condivisione. È un contesto che nelle Scritture rimanda al regno di Dio.

Le prime parole di Gesù (14,7-11) sono un invito a fare del banchetto una occasione di comunione e di incontro e non di fastidiose e ingiuste distinzioni e disuguaglianze tra gli uomini. Il ragionamento sembra a prima vista impostato solo su un buon senso di ordine profano, secondo regole sociali che non sono affatto scomparse neppure oggi (la ricerca dei primi posti è ambita nella società e pure nelle chiese). Il versetto finale con il detto di Gesù: “Chi si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato” (14,11), illumina le parole del Signore e le fa assurgere a parabola. Il farsi umili e poveri di fronte agli uomini è la strada per essere esaltati da Dio, perché Dio predilige i poveri e gli umili; ed essi occupano i “primi posti” nel regno di Dio. Il detto trova una conferma nei versetti 12-14: i poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi sono gli invitati al banchetto, ed essi occorre chiamare per essere beati e avere “il contraccambio alla risurrezione dei giusti”.

Il Signore fa comprendere a colui che l’ha invitato che l’amore basato sulla reciprocità e sul calcolo utilitaristico e convenzionale non produce alcun frutto, è improduttivo per il regno. Al contrario, l'autentico amore disinteressato, che sa accogliere i più poveri e gli ultimi alla propria mensa (nella propria vita), senza riceverne niente in cambio, produce gioia e beatitudine. Qui il discorso di Gesù si colora di caratteristiche profetiche e messianiche: ciechi, zoppi, storpi, sordi, poveri (che sono i veri fratelli, parenti, amici nella vita) sono sempre presentati, sia nella predicazione profetica che nei vangeli, come i destinatari del regno.

Il banchetto di cui parla Gesù diviene immagine e anticipazione di quello messianico, futuro. Uno dei commensali lo intuisce ed esclama: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio” (14,15). Ciò permette a Gesù di raccontare la parabola degli invitati al banchetto, il loro rifiuto e l'invito ancora una volta ai “poveri, storpi, ciechi, zoppi” (14,21) perché partecipino alla cena. La parabola è una dura critica di riprovazione ai capi giudei che rifiutano l'invito di Gesù Cristo alla conversione e a alla partecipazione al regno da lui predicato; invito accettato invece dagli ultimi, dai poveri e dai peccatori (e dagli stessi pagani; la parabola infatti estende la visuale salvifica a tutti gli uomini). Nessuno di coloro che erano stati invitati assaggerà la cena, perché hanno rifiutato l’invito di Dio, ma soltanto coloro che hanno accolto l’invito e sono entrati a prendere posto nella casa.

Paolo Mirabelli

16 gennaio 2026

Gallery|Bibbiaoggi
Foto & Post della Gallery: 1774
Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.