Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nei capitoli 1-8 della lettera ai Romani, Paolo descrive il disegno della salvezza realizzato da Dio in Gesù Cristo, morto e risorto, e fatto conoscere a tutti per mezzo della predicazione del Vangelo. Nei capitoli 9-11 l’apostolo poi analizza il motivo dell’incredulità dei Giudei, ne esamina le difficoltà e le cause che lo hanno determinato. Se ciò è avvenuto, non è certo perché Dio non ha mantenuto fede alle sue promesse e alla sua parola. Il motivo sta nel loro rifiuto. A loro per primi è giunta la parola della predicazione dell’Evangelo, ma non vi hanno creduto. Quando il Vangelo viene accolto con fede come Parola di Dio (1 Tessalonicesi 2,13), da chiunque e in qualunque parte del mondo, salva. Scrive l’apostolo che “con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati” (Romani 10,10). Per essere salvato, “con la bocca bisogna confessare che Gesù è il Signore e con il cuore bisogna credere che Dio lo ha risuscitato dai morti” (Romani 10,9). Questa è una delle formule kerigmatiche più antiche che troviamo nel Nuovo Testamento.


La salvezza è per tutti gli uomini. La salvezza è per tutti coloro che credono e invocano il nome del Signore Gesù Cristo, siano essi Giudei o Gentili. La salvezza per raggiungere tutti ha bisogno della predicazione. Paolo, come fa sempre, fornisce argomenti (citazioni) della Scrittura. Nel capitolo 10 della lettera ai Romani egli parla della necessità della predicazione e dice che senza la predicazione del Vangelo non c’è fede, non c’è confessione, non c’è salvezza per gli uomini. Ecco come Paolo espone il suo ragionamento in Romani 10,14-17. Per invocare il nome del Signore Gesù bisogna prima credere in lui: “Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto?” (10,14). Ma per credere nel Signore Gesù è necessario che ne abbiano sentito parlare: “Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?” (10,14). Per sentire parlare di Gesù è necessario che ci sia qualcuno (l’araldo) che lo annunci: “Come udranno, se non c’è chi predichi?” (10,14). Perché ci sia chi predichi è necessario che altri (la chiesa locale) gli diano il mandato: “Come predicheranno se non sono mandati?” (10,15). Paolo si sofferma pure a parlare della “bellezza dei piedi” di coloro che annunciano buone notizie (10,15). Il ragionamento di Paolo porta dunque a questa conclusione: la predicazione è necessaria perché ci sia l’ascolto, dall’ascolto della parola di Cristo viene la fede (10,17), dalla fede l’invocazione, dall’invocazione di Gesù come Signore viene la salvezza. Da ciò è facile dedurre che senza la predicazione non c’è salvezza.


Per Paolo la parola della predicazione del Vangelo è legata alla salvezza e la salvezza è legata alla parola della predicazione. Anche in altri testi il Nuovo Testamento esprime l’idea che la via per cui gli uomini possono ottenere salvezza è la predicazione del Vangelo. Non c’è altra via per avere fede e ottenere da Dio salvezza, se non tramite la parola della predicazione. La Parola di Dio è efficace per la salvezza, perché tramite l’azione dello Spirito Santo penetra in profondità nell’uomo, come “una spada affilata a due tagli”, e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore dell’uomo (Ebrei 4,12-13). In un discorso tenuto nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, Paolo parla della “parola della salvezza” (Atti 13,26). In Romani 1,16 chiama il Vangelo “potenza di Dio per la salvezza di ogni credente” (potenza in greco è dynamis). Nella lettera agli Efesini parla del “Vangelo della vostra salvezza” (1,13). Nella prima lettera ai Corinzi (15,2) afferma che “per mezzo dell’Evangelo noi veniamo salvati”. Lo stesso concetto è ribadito in 1 Corinzi 1,21-25, nel famoso testo in cui egli afferma che la parola della croce è pazzia per alcuni e stoltezza o scandalo per altri, ma per coloro che credono è potenza e sapienza di Dio.


La parola della predicazione è anche chiamata “parola della croce” (1 Corinzi 1,18), perché riguarda i fatti salvifici (e le parole) di Gesù: la vita, la morte sulla croce e la risurrezione. Nella predicazione del Vangelo i fatti e le parole di Gesù si rendono presenti all’ascoltatore, per l’azione dello Spirito Santo, e chiedono di essere accolti e creduti dai cuori degli uomini. Se la parola della predicazione viene accolta conduce alla salvezza. Non c’è altra via per giungere alla fede e per ottenere salvezza da Dio. C’è un episodio nel libro degli Atti degli Apostoli con il quale vogliamo concludere. Una donna della città di Filippi, che aveva uno spirito indovino, si mise a gridare dietro a Paolo e ai suoi compagni: “Questi uomini sono servitori dell’Iddio altissimo e vi annunciano la via della salvezza” (16,17). Ecco, la parola della predicazione è la via con la quale si annuncia agli uomini la salvezza.

Paolo Mirabelli

07 giugno 2024

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.