Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Le parole del profeta Zaccaria (13,7) sono riprese da Gesù nei vangeli. La profezia di Zaccaria parla del pastore percosso e delle pecore disperse. La profezia fa riferimento alla passione e alla morte di Gesù in croce. Le parole della profezia di Zaccaria le troviamo sulla bocca di Gesù in Matteo 26,31 e in Marco 14,27. In Giovanni 16,32 non c’è la citazione diretta della profezia, ma l’applicazione: le pecore disperse sono i discepoli. Al tempo di Gesù era usuale vedere, nelle campagne della Galilea o sui monti della Giudea, un gregge di pecore condotto dal suo pastore al pascolo, durante il giorno, e nella protezione dell’ovile, la notte. È una immagine molto bella. È il pastore che, come dice Gesù nella similitudine del buon pastore (Giovanni 10,1-18), mantiene unite le sue pecore e se ne prende cura, perché le conosce per nome e le ama, al punto di dare la sua vita per le sue pecore. Le pecore senza pastore sono disperse. La pecora non ha il senso dell’orientamento e non è in grado di gestirsi da sola: ha bisogno di ascoltare la voce del suo pastore. Durante l’arresto di Gesù e i momenti che seguirono, fino alla croce e alla risurrezione, i suoi discepoli si trovarono nella condizione di essere dispersi, come pecore senza pastore. Seguendo il racconto di Marco (14,26-50), rileggiamo l’arresto di Gesù nel Getsemani per cercare di intendere perché proprio la passione e la croce di Cristo sono motivo di scandalo (inciampo) e di dispersione per i discepoli.

Gesù è in agonia nel Getsemani. La scena dell’agonia non è staccata dal resto del vangelo di Marco: non si tratta di un evento estraneo alla “teologia di Marco”, né di un episodio sporadico che non ha alcun riscontro altrove nella vita di Gesù. Quello che Marco racconta è sempre in linea con lo scopo del suo vangelo: mostrare ai lettori chi è Gesù. Sin dalle prime parole del suo vangelo Marco ci dice che Gesù è il Figlio di Dio (1,1). Nella trasfigurazione Gesù è presentato come il Figlio di Dio (9,7). Gesù è il Messia atteso, ma un Messia sofferente. Nei vangeli per ben tre volte Gesù predice ai suoi discepoli che deve soffrire, morire e risuscitare. Il Getsemani è l’ora della sofferenza, è l’ora delle tenebre. Nel Getsemani i discepoli, che fino a ora hanno rifiutato la verità di un Messia sofferente, si trovano di fronte alla sofferenza di Gesù. Durante la cena pasquale Pietro e tutti gli altri discepoli dicono a Gesù che sono disposti a seguirlo e persino a morire con lui (14,31). Ora però che Gesù è arrestato, schernito, processato e crocifisso come un malfattore si vede veramente qual è la reazione dei discepoli e di noi credenti e lettori del vangelo. Ora che Gesù viene sottoposto a una dura prova e umiliato fino alla croce i discepoli e noi siamo chiamati a comprendere che cosa significhi credere in un Messia sofferente, che muore sulla croce.

I discepoli, che pure credono in Gesù, rifiutano però la verità del Messia sofferente che muore sulla croce: non l’accettano fino alla risurrezione, quando finalmente capiscono che il disegno di Dio di salvare il mondo passa proprio attraverso la croce. Il pastore (Gesù) non è percosso da Dio per la sua infedeltà. Pertanto i discepoli sono scandalizzati non perché Gesù ha commesso dei peccati. Le pecore (discepoli) sono disperse non perché il pastore le ha abbandonate, ma perché la sofferenza e la croce non si accordano con l’idea di un Messia trionfante. È proprio la croce che fa inciampare i discepoli. Anche Paolo parla dello scandalo della croce (1 Corinzi 1,23).

Marco 14,1 dice che i capi sacerdoti e gli scribi “cercavano il modo di pigliare Gesù con inganno”. Il loro proposito si concretizza nel Getsemani. Inganno è il bacio e il tradimento di Giuda. Inganno è la situazione notturna in cui agiscono. Inganno è il modo di fare della folla armata di bastoni e di spade. Nell’oscurità della notte essi circondano il luogo dove è Gesù per poterlo prendere. Gesù però smaschera il loro inganno: “Siete venuti contro di me con spade e bastoni, come se io fossi un ladro, eppure tutti i giorni io ero tra voi nel tempio” (14,48-49). La lettura che Gesù fa degli eventi di quella notte va oltre ciò che appare: nella sua sofferenza e morte in croce egli vede il compimento delle Scritture e il compimento della salvezza. I discepoli però non hanno saputo cogliere nei fatti di quella notte l’adempimento della Scrittura, né la verità sul Messia sofferente. Provarono a ribellarsi con la spada, ma si accorsero che Gesù non amava la violenza, piuttosto permetteva che gli altri la usassero contro di sé. I discepoli allora “lo lasciarono e fuggirono” (14,50). La loro dispersione non fu il risultato di una persecuzione nei loro confronti. La loro fede inciampò perché furono incapaci di accogliere la verità di Dio e la rivelazione di Gesù sul Messia sofferente.

Paolo Mirabelli

14 maggio 2024

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

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