Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dopo l’episodio della donna adultera, il capitolo 8 di Giovanni riporta il discorso di Gesù rivolto ai Giudei nel Tesoro del tempio di Gerusalemme (8,20), durante la festa delle Capanne (Sukkot); e si conclude con il tentativo dei Giudei di voler lapidare Gesù. Tratta temi come quello di “Gesù luce del mondo” o quello della “figliolanza” e della “paternità”. Chi sono i veri figli di Abramo? Chi rifiuta di credere in Gesù non è un vero figlio di Abramo. Chi non crede in Gesù non è libero, ma è schiavo del peccato. Nei versetti 30-36 Gesù parla della libertà dal peccato. Nel versetto 33 c’è la reazione dei Giudei alle parole di Gesù sulla libertà. A quei Giudei che avevano creduto in lui, Gesù dice che soltanto il Figlio può renderli veramente liberi. La libertà nasce dalla verità e la verità dalla perseveranza nella parola di Gesù. A queste parole sulla libertà, i Giudei rispondono dicendo: “Noi siamo progenie d'Abramo, e non siamo mai stati schiavi di alcuno; come puoi tu dire: Voi diverrete liberi?” (8,33). Stupisce questa affermazione fatta da persone che nella loro storia sono stati spesso schiavi di popoli stranieri; sorprende ancora di più se si pensa che mentre negano di essere schiavi sono sotto il dominio dei Romani. Nelle parole dei Giudei ritroviamo l’atteggiamento dell’uomo del nostro tempo, l’uomo occidentale, che protesta contro questa affermazione evangelica e asserisce di essere libero e di non essere schiavo di nessuno.

Essendo discendenza di Abramo, ed eredi delle promesse di Dio (Genesi 16,1-16; 21,1-14), i Giudei si sentono liberi e mai schiavi di alcuno. Gesù sta parlando della libertà dal peccato, che va oltre la libertà sociale e politica. Tuttavia non è vero che essi non sono mai stati schiavi di alcuno. La storia di Israele inizia con la famiglia di Giacobbe in Egitto. Dopo la morte di Giuseppe, i figli di Israele sono sottoposti a una dura schiavitù, sono resi schiavi per circa quattrocento anni (libro dell’Esodo). Dunque la loro storia come popolo inizia con una schiavitù. Soltanto dopo l’intervento (liberazione) di Dio possono lasciare la terra d’Egitto da uomini liberi. Dopo la conquista e lo stanziamento nella terra promessa c’è la cattività in Babilonia, l’esilio babilonese: altri settant’anni di schiavitù. Anche al tempo dei Maccabei ci sono forme di occupazione. Infine, al tempo di Gesù la Giudea è sotto il dominio dei Romani. Sotto l’occupazione romana il potere politico e giudiziario del gran Sinedrio di Gerusalemme è sottoposto al governatore romano Ponzio Pilato, come pure l’amministrazione delle tasse è controllata da Roma. Al processo contro Gesù, i capi giudei dicono a Pilato che il loro re è Cesare (19,15). Qualche decennio dopo, i Romano distruggeranno Gerusalemme: nel 70 dopo Cristo, Tito Flavio Vespasiano distrugge la città e il tempio di Gerusalemme; la Menorah viene trasportata a Roma dai soldati romani, come ancora oggi si può vedere nella scena dell’Arco di Tito. C’è chi sostiene che i Giudei che discutevano con Gesù non stavano parlando della libertà sociale e politica, bensì della libertà interiore: quella libertà che si fonda sul rapporto con Dio. In quanto figli di Abramo essi pensavano di non essersi mai piegati a un giogo esterno. Il Rabbi Simeone diceva: “Tutti gli israeliti sono progenie di principi”. Anche se si ammette questa ipotesi, tuttavia è la stessa storia di Israele che dimostra l’inconsistenza della loro affermazione. Anche il rapporto di Israele con Dio non è sempre stato di fedeltà. La storia di Israele è una storia fatta di luci e ombre, di libertà e di schiavitù, di momenti di ubbidienza a Dio e di momenti di idolatria.

L’uomo di oggi, soprattutto quello che vive nei nostri paesi occidentali, ha difficoltà a riconoscersi schiavo. Dopo le lotte di liberazioni e la fine dei sistemi totalitari, c’è la convinzione che tutti siamo finalmente liberi. Tuttavia oggi, in questo tempo di guerre e di conflitti, questa certezza comincia a venir meno, perché ci siamo resi conto che persino le nostre democrazie occidentali sono nelle mani della finanza e delle grandi potenze mondiali che si stanno spartendo il mondo. Forse oggi abbiamo preso coscienza che esistono tante forme di schiavitù. Gesù e il Nuovo Testamento ci ricordano che non esiste solo la schiavitù politica e sociale, ma esistono forme di schiavitù ben peggiori di queste. Innanzitutto, la schiavitù del peccato. Tutti gli esseri umani, nessuno escluso, sono sotto il dominio di Satana e del peccato, che è la peggiore forma di schiavitù. Paolo parla della schiavitù della carne (gli istinti peccaminosi che rendono schiavo ogni uomo). C’è poi la schiavitù della legge. La lettera agli Ebrei parla della schiavitù che nasce nell’uomo dalla paura della morte (2,15). Da tutte le forme di schiavitù soltanto Gesù può renderci veramente liberi.

Paolo Mirabelli

01 marzo 2024

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