Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

“Che cosa c’è di nuovo nel cristianesimo rispetto all’ebraismo?” A questa domanda alcuni cristiani hanno dato delle risposte che non centrano il bersaglio, che non colgono il punto vero della grande novità. Ecco alcuni esempi di differenze che sono stati elencati: i cristiani mangiano di tutto, mentre gli ebrei ancora seguono la distinzione tra cibi puri e impuri; i cristiani non circoncidono i bambini e non osservano le prescrizioni levitiche; i cristiani non si riuniscono di sabato ma di domenica; gli ebrei hanno come Scritture soltanto l’Antico Testamento, i cristiani hanno sia l’Antico che il Nuovo Testamento. Queste affermazioni sono vere, ma non è questa la novità che caratterizza veramente il cristianesimo. Tutte queste cose sono la conseguenza o l’atto secondo di un evento che ha sconvolto la storia umana: la persona e l’opera di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l’uomo di Galilea. E allora, alla domanda che cosa c’è di nuovo nel cristianesimo, la risposta è: Gesù Cristo. Questa è la novità. Una sola è la novità: Gesù Cristo. È Gesù la novità che ha sconvolto il mondo per il suo insegnamento e i suoi miracoli, per il suo modo di relazionarsi con le persone, per le cose che ha dette del Padre e del regno di Dio. A proposito di differenze con l’ebraismo: un commento rabbinico dice che, dopo aver creato il mondo, Dio si è ritirato dalla creazione per far spazio alla creatura, come l’onda del mare che si ritira dopo aver bagnato la spiaggia. Il Vangelo invece dice che Dio in Gesù addirittura entra nella storia e cammina insieme a noi: Gesù è l’Emmanuele, cioè Dio con noi; è la Parola fatta carne; è il Figlio di Dio, uno con il Padre. Il cristianesimo sta o cade unicamente in relazione a Gesù Cristo: senza di lui la nostra fede è inutile e inconsistente; è come un corpo morto, un vestito vuoto, un bicchiere senza acqua che non disseta.


Dopo aver proposto molti esempi e modelli di uomini di fede tratti dall’Antico Testamento (capitolo 11), la lettera agli Ebrei esorta i cristiani a fissare lo sguardo su Gesù, a non smettere mai di averlo davanti ai nostri occhi (12,1-3). La lettera agli Ebrei è stata scritta per incoraggiare i cristiani tiepidi e disorientati nei tempi di crisi; è stata scritta per i cristiani scoraggiati di fronte alle persecuzioni di ogni tipo; è stata scritta per i cristiani che, nella monotonia del vivere quotidiano, consideravano la fedeltà a Cristo non più qualcosa a cui aggrapparsi saldamente. In mezzo a loro c’era addirittura chi, dopo l’entusiasmo iniziale, pensava di tirarsi indietro (10,39). La lettera agli Ebrei, dunque, è stata scritta anche per noi, non solo per quei primi cristiani; è stata scritta per il nostro tempo: monotono, annoiato, incerto, pauroso. La lettera agli Ebrei ci invita e ci esorta ripetutamente e convintamente a guardare a Gesù per vivere autenticamente il nostro cammino di fede.


L’autore della lettera agli Ebrei descrive la vita di fede dei cristiani attraverso l’immagine agonistica della corsa in uno stadio, mentre gli uomini di fede del passato fanno da testimoni, non da spettatori indifferenti, poiché hanno già corso la gara (12,1). Con il loro esempio di fede, essi ci incoraggiano e ci incitano a correre. È come se il mondo fosse uno stadio e la vita di fede una gara. Come avviene in uno stadio, chi corre una gara sportiva è circondato dal suo pubblico che lo incita e lo incoraggia a non mollare: “Dai, forza!”. Qui però non sono gli uomini di Dio del passato, elencati nel capitolo 11, a guardare i corridori, bensì sono coloro che corrono a guardare la schiera o nuvolo di testimoni che li circondano: il senso è che con il loro esempio di vita, gli uomini di fede ci incitano ad andare avanti. La vita di fede non è tanto una corsa di velocità, quanto di resistenza: è perciò necessaria la perseveranza e la pazienza. In questa gara non conta quanto veloci si corre, piuttosto conta correre l’arringo che sta dinnanzi e arrivare fino alla mèta, fino al traguardo. Per correre bene occorre essere leggeri e spogliarsi di quei vestiti che impediscono il movimento, occorre liberarsi di tutti quei pesi che impediscono o rallentano la gara, occorre abbandonare il peccato che avvolge il corpo come un vestito. Nella prima parte della lettera, l’autore ha esortato i cristiani (i lettori) a non diventare pigri, ma imitatori di quelli che per fede e speranza ereditano le promesse (6,12).


Dopo avere esortato i cristiani a correre la gara della vita, liberandosi dei pesi e del peccato che così facilmente li avvolge, l’autore della lettera agli Ebrei li invita a fissare lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta (12,2). Non è sugli uomini né sull’ebraismo che dobbiamo fissare il nostro sguardo, ma soltanto su Gesù: egli è il principio e la fine della nostra fede; egli è il modello da imitare nella nostra vita e la mèta da raggiungere.

Paolo Mirabelli

16 febbraio 2024

Gallery|Bibbiaoggi
Foto & Post della Gallery: 1673
Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.