Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Nel discorso sul pane della vita (Giovanni 6,22-65), Gesù afferma che nessuno va a lui se il Padre non lo attira (6,44), se non gli è dato dal Padre (6,65). Ciò significa che credere in Gesù o essere un suo discepolo è opera di Dio, è una iniziativa del Padre. Si diventa medico se si studia medicina. Si diventa falegname se si impara il mestiere. Ma non si diventa credenti o discepoli di Gesù perché si studia teologia o perché si “appartiene a una chiesa”. Si ha fede perché si risponde all’azione di Dio. Si diventa discepolo di Gesù perché si è chiamati. “Venire” a Gesù non è una iniziativa umana, ma divina: è per eccellenza “l’opera di Dio” (6,29). È il Padre che ha mandato suo Figlio per salvare il mondo. Gesù è venuto per fare la volontà di colui (il Padre) che lo ha mandato. Dio parla, l’uomo lo ascolta (può anche non ascoltarlo). Dio ammaestra, l’uomo si lascia ammaestrare. Dio attira, l’uomo si lascia attirare. Dio non costringe quando attira, ma ammaestra. “È scritto nei profeti: Saranno tutti ammaestrati da Dio” (6,45). Quando uno ascolta il Padre e impara da lui, viene a Gesù (6,45). Gesù in seguito, qualche capitolo più avanti, parla dell’azione dello Spirito Santo nei cuori dei credenti. E Giovanni conclude il suo vangelo dicendo che “queste cose sono scritte affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché credendo abbiate vita nel suo nome” (20,31). È nello Spirito che si ascolta il Padre che ci chiama alla fede mediante l’Evangelo.

I giudei contestano a Gesù la sua affermazione di essere “il pane disceso dal cielo” (6,41). I giudei non conoscono la vera identità di Gesù, quella di essere il Messia promesso e il Figlio di Dio. Essi sono accecati dalla loro incredulità, sono incapaci di superare le apparenze sensibili: pretendono di sapere la verità su Gesù. Nonostante il miracolo dei pani (migliaia di persone sfamate e dodici ceste di pani d’orzo avanzati), per loro Gesù è soltanto il “figlio di Giuseppe”, di cui dicono di conoscere il padre e la madre (6,41-42). La loro pretesa di conoscere l’origine umana di Gesù contrasta con le affermazioni di Gesù di essere disceso dal cielo. Essi comprendono il senso delle affermazioni di Gesù, ma non vogliono credere in lui. Per loro Gesù è semplicemente un uomo, magari è un profeta, ma non certo Dio; per loro egli è altro rispetto a Dio. Gesù invece, affermando di essere disceso dal cielo e di essere il Figlio di Dio, sta dicendo di essere uguale a Dio (5,18; 10,33). Per loro la pretesa di Gesù è inammissibile e inaccettabile, perché essi vedono davanti a loro occhi un uomo di carne e ossa. La loro incredulità è la stessa di quanti oggi dicono: come può l’uomo Gesù essere Dio. Si può capire la difficoltà di chi di fronte alle affermazioni di Gesù rimane meravigliato o di chi di fronte al miracolo di Dio si domanda come è possibile che questo avvenga. Nicodemo, quando Gesù gli parla della nuova nascita, si domanda “come possono avvenire queste cose”. A Corinto c’era chi chiedeva a Paolo: come può un morto risuscitare? Il dubbio è concesso, ma l’incredulità è un peccato, perché rifiuta la rivelazione, rifiuta Dio. È soltanto nella fede (che è dono di Dio e risposta dell’uomo) che noi possiamo credere in Gesù quale figlio dell’uomo e Figlio di Dio, disceso dal cielo. È soltanto se ascoltiamo Dio (che ci parla tramite le Scritture ispirate dallo Spirito Santo), se ci lasciamo attirare da lui e da lui ammaestrare, che possiamo conoscere la vera identità di Gesù e venire a lui per essere suoi discepoli, ed essere da lui risuscitati nell’ultimo giorno (6,44).

Nessuno può venire a Gesù se il Padre non lo attira. Credere in Gesù, andare a lui e diventare un suo discepolo è opera di Dio. La fede è dono di Dio e risposta dell’uomo. Non c’è fede se Dio non parla e non c’è fede se l’uomo non ascolta. Non c’è ascolto se Dio non parla. Non c’è risposta se Dio non chiama. Non c’è conoscenza se Dio non ci ammaestra. Non ci sono discepoli senza il Maestro. Non c’è sequela se Gesù ci non invita a seguirlo. Non possiamo andare a lui se Dio non ci attira. Non c’è modo per noi di credere e di diventare discepoli di Cristo se Dio non ci attira.

Dio ci attira, ci parla, ci ammaestra, ci insegna ogni cosa. La storia secolare di ogni conversione è la storia di come Dio attira l’uomo a sé, di come lo Spirito Santo tocca e converte i cuori degli uomini. Tutta la Bibbia è una narrazione continua di come Dio parla, ammaestra, chiama, libera, salva. Ma è soprattutto nel Figlio venuto in mezzo a noi e nella croce e risurrezione di Gesù Cristo che Dio più ci attira a sé con l’amore. In Gesù noi scopriamo un Dio che ci ama oltre il necessario, un Padre che ci dà oltre il necessario. Il gesto stesso di Dio di donarci suo Figlio non è tanto misurato sul bisogno dell’uomo, quanto sull’eccedenza e sulla ricchezza dell’amore di Dio.

Paolo Mirabelli

09 febbraio 2024

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.