Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dall’annuncio della nascita di Gesù ai pastori di Betlemme (2,8-20), abbiamo isolato questo breve canto di lode degli angeli. Non ci sono cose particolarmente gloriose nelle circostanze della nascita di Gesù: è tutto molto umile e semplice. Eppure questo è il modo usato da Dio per la venuta di suo Figlio nel mondo. Il luogo che accoglie il bambino, la mangiatoia, i pastori, tutto è così umile, ma la gloria di Dio riempie ogni cosa. Agli occhi dei pastori si presenta una scena umile e semplice: un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia (2,12). Ma alla semplicità di questa scena si contrappone una scena gloriosa: lo splendore dell’esercito celeste che loda Dio, che esalta la gloria dovuta a Dio, che annuncia pace agli uomini. L’umile scena del bambino giacente nella mangiatoia contrasta con la scena gloriosa dell’esercito celeste che loda Dio.

Appena concluso il messaggio ai pastori, ecco apparire improvvisamente una moltitudine di angeli che lodano Dio. Sono descritti come un “esercito”: un esercito però che paradossalmente annuncia la pace. Da chi è composto questo “esercito celeste”? Dagli angeli di Dio. Il libro di Neemia parla di Dio creatore dei cieli e della terra e dice: “l’esercito dei cieli ti adora” (9,6). Nel primo libro dei Re il profeta Micaia parla di una visione nella quale c’è il “Signore seduto sul trono, e tutto l’esercito del cielo che gli stava a destra e a sinistra” (22,19). Tra coloro che lodano “Colui che siede sul trono e l’Agnello”, il libro dell’Apocalisse nomina pure “le creature che sono nel cielo” (5,13). L’inno di lode degli angeli a Dio evoca altri due momenti di lode di cui parla il Nuovo Testamento: il primo, durante l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, quando la moltitudine dei discepoli lo acclama e lo proclama re; anche in questa occasione si parla di “gloria” e di “pace”; il secondo, quando Gesù (il Messia) fa il suo ingresso nel mondo (Ebrei 1,6). Il senso del testo è dunque questo: mediante la nascita di Gesù (la venuta del Messia nel mondo), Dio è glorificato nei luoghi altissimi, nell’alto dei cieli, e sulla terra viene agli uomini la pace e la salvezza. La conoscenza della salvezza non è data da una indagine umana, ma dalla rivelazione di Dio per mezzo dell’angelo. La luce sfolgorante che li avvolge è segno della presenza di Dio.

Con la nascita del Salvatore Gesù, che è il Cristo e il Signore, gli angeli finalmente possono cantare: “Gloria a Dio e pace agli uomini”. La gloria spetta a Dio soltanto. La pace viene donata agli uomini. Inviando il Messia, Dio glorifica il suo nome, poiché manifesta la sua potenza, la sua misericordia, la sua fedeltà, la sua grazia. La gloria echeggia nei luoghi altissimi, in cielo, dinanzi ai suoi angeli. Che la pace sia un dono di Dio è innegabile: da quando è nato, l’uomo è sempre in guerra. La guerra è una costante nella storia umana, dalle prime guerre raccontate nel libro della Genesi (la letteratura greca inizia con la guerra di Troia, anzi prima ancora ci sono le guerre tra gli dèi) fino alla guerra di oggi in Israele. Non c’è pace in questo mondo. La pace annunciata dagli angeli è la giusta relazione con Dio mediante la remissione dei peccati. Secondo la Bibbia, la pace è uno dei doni messianici recati da Gesù agli uomini. Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, nel suo cantico profetizza che il Signore avrebbe “guidato i nostri passi verso la via della pace” (1,79). La pace viene da Dio, è un dono di Dio che va verso gli uomini. L’accento è su Dio, non sugli uomini. Il vocabolo “eudokia” (buona volontà) può intendersi in senso soggettivo, indica gli uomini aventi una buona disposizione davanti a Dio, ma qui è meglio intenderlo in senso oggettivo, indica la disposizione di Dio verso gli uomini, cioè gli uomini sono l’oggetto della benevolenza, amore e favore di Dio. Gli angeli parlano di ciò che Dio fa, parlano dell’agire di Dio, non di ciò che gli uomini fanno. L’inno non ha di mira gli uomini che hanno una buona volontà, ma gli uomini che sono oggetto del favore di Dio, ossia gli uomini che sperimentano la sua libera benevolenza, bontà e amore.

Le parole degli angeli sono la buona notizia di un evento divino. Nei vangeli Gesù è colui che dona la pace. Alla donna che tocca il lembo del suo mantello per avere guarigione, Gesù le dice: “La tua fede ti ha salvata; vai in pace e sii guarita del tuo flagello” (Marco 5,34). Alla peccatrice (in casa di Simone il fariseo) che con le sue lacrime lava i piedi di Gesù e con i capelli li asciuga, egli le dice: “La tua fede ti ha salvato; vai in pace” (Luca 7,50). La nostra voce si unisce a quella del coro degli angeli che, nella notte in cui annunciano ai pastori la nascita di Gesù, lodano Dio e dicono: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli gradisce”.

Paolo Mirabelli

07 dicembre 2023

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

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