Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Gli uomini amano il silenzio, ma sono assetati di parole. Oggi abbiamo tanto bisogno di una parola di speranza, di una parola di pace, di una parola di grazia, di una parola di vita. E invece sentiamo parole di rabbia, parole di guerra, parole di odio, parole di morte. Abbiamo tanto bisogno di affetto nei rapporti umani e invece c’è una esplosione di inimicizia, ostilità, violenza degli uni contro gli altri. Caino che si leva contro Abele suo fratello e lo uccide. La cosa che più fa star male è sentire le parole di certi uomini religiosi, i quali citano il nome di Dio quando parlano di uccidere altri uomini che considerano loro nemici, quando dicono che la loro è la guerra del bene contro il male. Costoro scordano che Dio non è il Dio della morte, ma è il Dio della vita. Il Signore non si compiace e non gode della morte degli empi, ma vuole la conversione dei peccatori. Gesù non è venuto sulla terra per “rubare, ammazzare e distruggere”, come fa il ladro, ma è “venuto per dare vita in abbondanza” (Giovanni 10,10). Quando Pietro, a casa del centurione Cornelio, riassume il ministero terreno di Gesù dice che “egli è andato attorno facendo del bene e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo” (Atti 10,38). Dio vuole il bene, non il male. Dio vuole guarire e liberare le persone, non farle soffrire e imprigionarle. Dio vuole salvare il mondo, non condannarlo. Quando Paolo invita i cristiani di Efeso a rivestire l’uomo nuovo, creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità, li esorta anche a prestare molta attenzione alle loro parole: “Nessuna mala parola esca dalla vostra bocca, ma se ne avete qualcuna buona che edifichi, secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.” (Efesini 4,29). Di fronte alla morte di donne e bambini, chiunque essi siano, a qualunque razza appartengano, di fronte al dolore delle persone faremmo bene a stare in silenzio, se non sappiamo dire una parola di conforto, una parola di consolazione.


I cristiani devono sapere come parlare bene perché con le loro parole possono benedire chi l’ascolta. Le nostre parole però possono confondere le persone, possono anche dare una immagine distorta di Dio, di Gesù, dello Spirito Santo, del Vangelo di Cristo, della storia della salvezza di cui parla tutta la Bibbia. Bisogna, come dice Paolo, attenersi con fede e con amore che è in Gesù al “modello delle sane parole” (2 Timoteo 1,13). Quali sono queste sane parole? Sono quelle che Timoteo ha udite da Paolo e che l’apostolo ha ricevuto dal Signore. Se il parlare dei cristiani è secondo l’evangelo, allora è un parlare che benedice chi l’ascolta. Se il cristiano usa parole di fede, parole spirituali, parole che sono dettate dallo Spirito di Dio, allora con le sue parole edifica gli altri: il suo dire bene diventa un benedire. Ma se il suo parlare non è conforme alla Scrittura, nello spirito e nel contenuto, allora le sue parole possono diventare pietre di inciampo (un ostacolo) per tante persone che hanno un cuore onesto e sincero. Nella sua predicazione, Paolo esponeva il “disegno benevolo di Dio” (Efesini 1,9) e parlava del mistero di Cristo, che consiste nel rendere partecipi i gentili del corpo di Cristo, giudei e gentili fanno parte della stessa chiesa (Efesini 3). E Geremia diceva che Dio ha “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (29,11). Giovanni nel quarto vangelo ci ricorda che Dio ha mandato suo Figlio nel mondo perché ama il mondo (3,16). Se vogliamo incoraggiare e aiutare le persone, tutte le persone senza distinzione di razza o nazionalità, se vogliamo fare loro del bene, dobbiamo annunciare loro l’evangelo, che è una buona notizia, che è una parola di salvezza e di vita, non di morte, dobbiamo dare loro una speranza invitandoli a conoscere Gesù Cristo.


Quando siamo chiamati a dire una parola sulle tragedie che stanno accadendo in questo mondo, ciò che dobbiamo fare è sì leggere la storia alla luce della Parola di Dio, ma questo non significa però far corrispondere a ogni fatto di cronaca un versetto o una profezia della Bibbia. È pericoloso usare questo metodo perché rischia di dare a Dio la responsabilità di certe azioni umane. Io non credo che sia Dio a guidare la mano di chi uccide. Gesù ci insegna che di fronte alle catastrofi naturali e agli atti sanguinari compiuti dagli uomini la parola da dire a tutti è: “Ravvedetevi” (Luca 13,1-5). Ecco, riuscire a dire bene questa parola soltanto, senza aggiungerne altre, significa benedire chi ci ascolta. Quando siamo chiamati a dire una parola sul dolore di una persona non facciamo come i discepoli che chiedono “chi ha peccato” perché gli accada questo (Giovanni 9,2). Proviamo piuttosto a dire la parola del vangelo: Gesù è la luce di questo mondo e le sue opere rivelano o manifestano le opere di Dio. Ecco, se riusciamo a dire bene questa parola del vangelo, avremmo benedetto chi ci ascolta.

Paolo Mirabelli

06 novembre 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.