Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il capitolo 17 del primo libro dei Re introduce una novità rispetto alla storia precedente: la presenza del grande profeta Elia, al quale seguirà Eliseo. Anche prima nella storia dei re di Israele e di Giuda abbiamo avuto dei profeti, lo stesso Samuele era un profeta, ma da ora in poi il re dovrà confrontarsi ogni volta con il profeta di Dio; da ora in poi Israele è sotto la parola profetica, è sotto la Parola di Dio. Elia l’inatteso diventa simbolo della Parola di Dio che giunge inattesa, mandata da Dio, come la pioggia che scende dal cielo, per annaffiare i cuori degli uomini. Il capitolo 17 del primo libro dei Re introduce Elia, il profeta di Dio, con tre racconti: Elia al torrente Cherit (17,1-6); Elia a Sarepta (17,7-16); Elia risuscita il figlio della vedova di Sarepta (17,17-24). In ognuno di questi racconti emerge la buona notizia (che è il messaggio di tutta la Bibbia) che il Signore dà la vita in mezzo alla morte. Le tre storie sono dominate dal tema della morte e della vita. Il problema comune è la morte; la risposta a questo problema è la vita: vita come dono di Dio. Nel primo racconto Elia ubbidisce a Dio e viene nutrito. Nel secondo annuncia ciò che Dio farà. Nel terzo racconto Elia si rivolge a Dio e lo prega perché il bambino morto torni a vivere, e Dio lo ascolta. Tre bei racconti che sono anche un tempo di preparazione e di prova personale per il profeta, prima di dare inizio al suo ministero in mezzo ad Israele (il regno del nord), prima di affrontare il re Acab e la moglie Izebel (o Gezabele), una donna cananea, e scontrarsi con loro. Da Geroboamo in poi il regno del nord si è caratterizzato prevalentemente per l’apostasia, per l’allontanamento da Dio, per il rifiuto di Dio: addirittura al tempo di Acab c’è un certo Chiel di Betel che ricostruisce la città di Gerico, non tenendo in alcun conto la parola di Dio detta a Giosuè, figlio di Nun (1 Re 16,34).  Proviamo ad analizzare il primo racconto: Elia al torrente Cherit.


Elia appare sulla scena del tutto inatteso. In veste di servitore del Signore annuncia che non ci sarà pioggia se non al suo comando. Questa storia si inserisce in un contesto che parla di siccità, ma la pioggia non farà la sua apparizione se non nel capitolo 18. In questo primo racconto del capitolo 17 si narra di come il Signore si prende cura del suo profeta durante la siccità: c’è siccità ma c’è anche scarsità di cibo. I corvi lo alimentano con pane e carne ed egli si disseta con l’acqua del torrente. C’è qui un richiamo all’esodo: Elia, come gli israeliti vaganti nel deserto, è mantenuto in vita dal diretto intervento di Dio. Il Dio che ha nutrito e curato un intero popolo nel deserto può certamente mantenere in vita un suo profeta durante la siccità e la carestia, dandogli “acqua, pane la mattina e carne la sera”. È la Parola di Dio che fa muovere Elia in tutti questi racconti, che lo fa spostare da un luogo ad un altro. È la Parola di Dio che lo fa parlare. È la Parola di Dio che si ascolta tramite le parole del profeta. Elia è l’uomo, il profeta e il servo della Parola di Dio.


Il primo versetto del capitolo 17 introduce e presenta Elia. Il profeta appare come un personaggio misterioso, venuto dal nulla; non c’è una introduzione che ce lo presenta. In Israele il sacerdozio è ereditario: solo i figli di Aronne potevano essere sacerdoti. Così pure la dinastia davidica: solo i discendenti di Davide possono essere re di Giuda. Del sacerdote e del re si devono, per la loro legittimazione, dire chi sono e di chi sono figli, si devono conoscere il padre e la madre. Di Elia invece, il profeta di Dio, non si racconta la sua biografia, non si dice nulla della sua vita precedente, non si dice chi è il padre né chi è la madre. Elia entra in scena con la sua parola, anzi con la Parola di quel Dio che lo chiama e lo manda. Elia vive in Galaad, a oriente del Giordano, nei pressi o nel villaggio di Tisbe, tanto da essere chiamato “Elia il Tisbita”.


La figura di Elia emerge solennemente nella Bibbia ed è una delle più grandi presenze della storia umana: a lui si ispirano alcune composizioni musicali e alcuni testi letterari. È uno dei personaggi più memorandi della storia biblica. Il suo inizio e la sua fine sono, per così dire, avvolti nel mistero. Elia viene portato in cielo su un carro di fuoco. Elia e Mosè compaiono assieme a Gesù sul monte della trasfigurazione e dialogano con lui. Nella Bibbia, Elia sta ai profeti come Mosè sta alla legge (Torah). Parlare del “ciclo di Elia” non ha per noi un significato critico (la storia di Elia non è una leggenda profetica, né una proiezione teologica deuteronomista), ma indica semplicemente quella parte del libro dei Re che parla del profeta Elia. Non è l’uomo Elia che deve rimanere in noi, ma il solo vero Dio di cui egli ha parlato, e le sue prime parole sono: “Il Signore vive”.

Paolo Mirabelli

09 ottobre 2023

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.