Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Sono le parole che Paolo rivolge alla chiesa dei Tessalonicesi, al capitolo 5 versetto 19. Nella parte conclusiva della lettera l’apostolo del Signore fa una serie di raccomandazioni, tra cui questa sullo Spirito e quella sulle profezie (“non disprezzate le profezie”; 5,20). Un tema non facile da trattare e intorno al quale sono nate tante discussioni. Con questo breve articolo vogliamo provare ad andare oltre le polemiche sterili e cercare di dire una parola che edifichi. Vogliamo provare, umilmente, a dire una parola sullo Spirito, una parola sui profeti, una parola sulla profezia.


Non spegnere lo Spirito. La chiesa è chiesa soltanto nello Spirito e per lo Spirito Santo. È lo Spirito che distribuisce i suoi doni ai cristiani. È lo Spirito che crea l’unità della chiesa: “Noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo” (1 Corinzi 12,13). Lo Spirito è sceso sui discepoli di Gesù la prima volta nel giorno di Pentecoste: delle lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro (Atti 2,3). Il profeta Geremia, parlando del Signore che lo ha sedotto, disse di avere un fuoco ardente dentro di sé (20,9). Nella vocazione di Mosè, il Signore gli apparve sulla montagna in una fiamma di fuoco: Mosè vide un cespuglio che bruciava ma non si consumava (Esodo 3,1-3). Dio non si consuma. Dio è, esiste, ma non è soggetto al tempo. È bella l’immagine del fuoco usata per Dio e lo Spirito. È dunque normale che Paolo dica di non spegnere lo Spirito. Agli Efesini scrive di “non rattristare lo Spirito Santo di Dio” (4,30). Un parlare volgare non solo non si addice ai cristiani, ma rattrista lo Spirito. Lo Spirito, che è sceso come lingue di fuoco per la prima volta sui discepoli, può essere spento dai quei cristiani che vivono in maniera disordinata: non da figli di Dio, non da figli del giorno, ma vivono come quelli che sono della notte (5,4-5). Paolo ha elencato alcune cose che possono spegnere lo Spirito: l’immoralità è una di queste. Ma ce ne sono altre. Si spegne lo Spirito quando la speranza nella venuta del Signore si affievolisce, quando i cristiani si lasciano sviare dai piaceri della carne, dall’andazzo del mondo, dai vani ragionamenti di chi non conosce Dio. Si spegne lo Spirito quando si creano strutture, prive di fondamento biblico, che soffocano i doni e i ministeri dati da Dio alla chiesa. Si spegne lo Spirito quando si introducono nel culto precetti umani contrari al comandamento di Dio, quando si creano delle liturgie fisse e rigide che impediscono la libertà dello Spirito e la vita della chiesa.


Profeta, chi è e cosa fa? Karl Barth diceva che “soltanto la vocazione distingue il profeta dal falso profeta, Paolo dai sette figli di Sceva”. Il profeta è un uomo di Dio che parla a nome di Dio. Spesso il suo ruolo è quello di chiamare il popolo a Dio e all’osservanza dei comandamenti. Non sempre le sue parole annunciano cose future, avvenimenti escatologici. Non sempre egli è ascoltato. Il profeta non è uno che cerca consensi, o che si aspetta approvazione e applausi dagli uomini. Il profeta non è uno che reca un messaggio popolare, ma è portatore di una parola che viene da Dio, una parola che è salvezza per coloro che credono e condanna per chi la rifiuta. C’è nella Bibbia una fondamentale solitudine del profeta. Il suo destino pare essere quello di gridare nel deserto. C’è una immagine nel libro di Ezechiele usata per descrivere il profeta: “Ecco, tu sei per loro come la canzone d'amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica; ma quando la cosa avverrà, ed ecco che sta per avvenire, essi sapranno che in mezzo a loro c'è stato un profeta” (33,32-33). Il profeta è ascoltato ma non ubbidito.


Non disprezzate le profezie. Nell’episodio dei settanta anziani dei figli di Israele, convocati da Mosè alla tenda di convegno per ricevere lo Spirito di Dio, due uomini erano rimasti nell’accampamento, e lo Spirito si posò su di loro e profetizzarono (Numeri 11). Giosuè riferì il fatto a Mosè e gli chiese di impedire il loro profetare. Mosè però rispose: “Oh, Fossero tutti profeti del Signore!”. Quando il libro degli Atti racconta la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste dice che si stava adempiendo la profezia di Gioele: “Spanderò il mio Spirito su ogni carne”. Si realizza a Pentecoste ciò che Mosè aveva desiderato. Se la profezia comporta anche la capacità di leggere la storia con gli occhi di Dio, allora ciò che ogni cristiano deve fare è discernere il tempo in cui vive ed essere portatore di una parola di Dio diversa dalle tante parole del mondo: una parola di pace e non di guerra, di speranza e non di paura, di perdono e non di vendetta, di amore e non di odio, di fratellanza e non di divisione, di salvezza e non di perdizione, di vita e di risurrezione e non di morte.

Paolo Mirabelli

14 settembre 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.