Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Tra i tanti brani del Nuovo Testamento sull’urgenza della predicazione, ne abbiamo scelto uno dei più significativi, che riportiamo di seguito per poi fare qualche riflessione. Ecco il testo: “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è chi lo annunci? E come annunceranno se non sono mandati? Com'è scritto: «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!» Ma non tutti hanno ubbidito alla buona notizia; Isaia infatti dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?» Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.” (Romani 10,14-17).


L’apostolo Paolo, quando scrive la lettera ai Romani, dice di essere pronto ad annunciare anche a Roma il Vangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (1,15-16). Non c’è oggi nel mondo una città come la Roma dell’Impero Romano. Roma era la capitale del grande impero che si estendeva dalla Scozia all’Africa, dalla Spagna all’India: un impero con tante e diverse lingue, culture, religioni, costumi, usanze. E Roma aveva un progetto, un sogno: unire il mondo nel nome dell’imperatore, nel nome di Roma. La forza di Roma derivava dalla sua capacità di tolleranza: tollerava tutto, a condizione però che tutti fossero sottomessi all’imperatore (a Roma) e che tutti pagassero le tasse. Roma esercitava la sua potenza tramite l’esercito romano, le famose legioni. Roma asseriva di essere la capitale del mondo (caput mundi). Quando Paolo afferma di essere pronto ad annunciare l’Evangelo anche a Roma, la Roma di cui parla è la città che abbiamo appena descritto. Anche Dio ha un progetto (un disegno benevolo), anche Dio ha un suo sogno, che Paolo conosce bene, semplicemente perché gli è stato rivelato (Efesini 1,9; 3,1-7): unire e salvare il mondo nel nome di Gesù Cristo, mediante la potenza dell’Evangelo.


Giacomo, nella sua lettera, afferma che “la Parola può salvare le anime vostre” (1,21). È la Parola di Dio (l’Evangelo) che conferisce significato ed efficacia alla predicazione. È la Parola di Dio che ha una portata salvifica. Certo, senza la predicazione, senza l’annuncio del Vangelo, i fatti che formano la storia della salvezza rimarrebbero ignoti, sconosciuti. Il Vangelo (la Parola di Dio) è la potenza di Dio per la salvezza degli uomini che credono, per questo motivo il Signore ci chiede di predicarlo, di annunciarlo a tutte le genti. È mediante la “pazzia della predicazione” (“la parola della croce” è pazzia per i Greci e scandalo per i Giudei) che il Signore ha deciso di salvare e unire tutti i popoli (1 Corinzi 1,18-25). Forse la sensibilità umana delle persone, situate nel flusso del tempo, è mutata e il mondo è cambiato rispetto al primo secolo, ma i problemi degli uomini trovano soluzione soltanto in Dio. Non c’è altro modo per essere salvati, non c’è altro modo per dare senso alla propria vita o per avere la pienezza della vita, se non per mezzo della conversione in Gesù Cristo. La predicazione del Vangelo, il messaggio annunciato, non è solo o tanto una parola che informa su fatti del passato, quanto una parola che provoca, che agisce per mezzo dello Spirito Santo, che chiede una risposta e suscita una reazione in chi l’ascolta (salvezza per chi crede, giudizio e condanna per chi non crede): “Chiunque ascolta la mia parola e crede … ha vita eterna” (Giovanni 5,24).


Chi predica la Parola di Dio, chi annuncia l’Evangelo lo deve fare con coraggio, senza vergognarsi del Vangelo, come dice Paolo ai Romani; lo deve fare con forza e con umiltà, sapendo di essere non l’autore della conversione degli uomini, ma un umile servo e uno strumento nelle mani di Dio. Solo Dio fa le cose compiute, soltanto la sua Parola è potente, non le molte parole degli uomini. I “servi della Parola” (la parola di Luca 1,2 tradotta in italiano con “ministri” nasconde una immagine molto bella: quella dei servi che di notte facevano luce, con delle lanterne ad olio, ai loro padroni) devono sempre ricordare che essi maneggiano una cosa non loro, devono sempre ricordare che annunciano una Parola che non è la loro, ma è Parola “di Dio” (un genitivo di possesso). Essa (la Parola di Dio) non è a nostra disposizione, ma siamo noi che le siamo sottomessi. Paolo agli anziani di Efeso dice: affido voi (anziani della chiesa) alla Parola di Dio. Paolo non affida la Parola agli anziani, ma affida gli anziani alla Parola. Ogni predicatore dovrebbe tenere bene in mente e nel cuore queste parole e queste raccomandazioni. Infine, poiché la Parola non è nostra, dobbiamo sempre ricordare che noi predichiamo non le nostre idee o la nostra visione del mondo, ma il Vangelo di Cristo.

Paolo Mirabelli

06 settembre 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.