Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

I primi cristiani compresero subito che il vangelo è Gesù Cristo, la sua storia, la sua persona e la sua opera di salvezza. Predicare il vangelo per loro voleva dire predicare Cristo. Gli apostoli (testimoni oculari), guidati dallo Spirito Santo, raccontavano i fatti di Gesù e trasmettevano le sue parole. Con il passare degli anni, furono gli stessi apostoli e i discepoli che, per volontà di Dio, cominciarono a scrivere quello stesso vangelo che loro annunciavano e predicavano. Lo scritto aveva e ha la stessa funzione della predicazione orale: portare il lettore ad un incontro che salva, ieri come oggi, poiché è incontro con una persona viva, Gesù Cristo morto e risorto, Figlio di Dio e Signore. Dalle pagine del vangelo continua ad essere attuale l’invito di Gesù: “Vieni e seguimi”. Dalle pagine del vangelo, accolte con fede, inizia un movimento, guidato dallo Spirito, che porta verso Gesù. E nell’incontro con lui che il nostro passato, vissuto nel peccato, viene redento, il nostro presente viene qualificato dall’oggi della salvezza e il nostro futuro viene proiettato verso il compimento di tutte le cose, in un cammino di fede guidato da Gesù. È lo Spirito Santo che opera in noi.


Paolo è lo scrittore del Nuovo Testamento che più usa la parola “vangelo”. Il sostantivo “vangelo” ricorre nel Nuovo Testamento più di 70 volte e il verbo “evangelizzare” più di 50 volte. E Paolo ne fa un uso abbondante. Quando Paolo scrive le sue lettere non sappiamo se qualche vangelo era già stato scritto. Ma che cosa intende dire Paolo quando parla di “vangelo”? A coloro che rinnegavano o che mettevano in dubbio la risurrezione, Paolo oppone il vangelo annunciato, trasmesso, ricevuto, creduto (1 Corinzi 15,1-3). Ed è lui stesso che sintetizza il contenuto (kerygma) del vangelo: Cristo è morto per i nostri peccati, è risorto ed è apparso ai discepoli (15,3-8). Croce e risurrezione sono l’evento salvifico del vangelo. L’uso assoluto del termine vangelo (ubbidire al vangelo) e l’uso con il genitivo (vangelo di Cristo) mostrano che Gesù è il contenuto del vangelo. Annunciare il vangelo significa annunciare Gesù, morto e risorto. E, per Paolo, la parola della predicazione del vangelo si qualifica come Parola di Dio (1 Tessalonicesi 2,13).


È evidente che fu solo dopo la morte e risurrezione di Gesù che i discepoli cominciarono a scrivere i vangeli (e i libri del Nuovo Testamento). Finché Gesù è presente fisicamente non si sente il bisogno di scrivere le sue parole (logia) e di raccontare le sue gesta (fatti) in un libro. È dopo la risurrezione e ascensione di Gesù che nascono i primi scritti, quando gli stessi apostoli non possono più svolgere il loro ministero itinerante in tutte le chiese, sparse ovunque nel Mediterraneo, e quando comincia ad avvicinarsi anche per loro il momento della morte. Pietro sa che “presto dovrà lasciare questa tenda”, per questo scrive: “Avrò cura di ricordarvi del continuo queste cose” (2 Pietro 1,12-15). Giovanni nel suo vangelo parla della sua opera come di una pedagogia della fede, e afferma che le cose da lui scritte servono a suscitare la fede in Gesù Cristo per avere vita eterna (20,30-31). Nella sua prima lettera usa due espressioni per dire lo stesso messaggio: “noi vi annunciamo”; “noi vi scriviamo” (1,3-4). Tra l’altro in un contesto di comunione con Dio. Il vangelo scritto permette di far giungere il messaggio di Gesù e su Gesù a tutti e ovunque, come prevede il grande mandato alle nazioni, e prolunga il ministero degli apostoli nel tempo e nello spazio.


Marco è l’evangelista che chiama il suo racconto “vangelo di Gesù Cristo” (1,1). Non sappiamo con certezza se sia stato il primo dei quattro evangelisti a scrivere il vangelo. Siamo sicuri invece che il vangelo per Marco non è più solo l’annuncio del regno di Dio o la lieta notizia della salvezza degli uomini, ma è anche lo “scritto” (il suo) che parla di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Si assiste così ad una svolta importante, perché si passa dalla trasmissione orale del messaggio evangelico alla stesura per iscritto. Prima di lui non esisteva il genere “vangelo”. La letteratura greca e latina conosceva diversi generi letterari, come le storie e le biografie (famose quelle di Plutarco e Svetonio) ma non il genere “vangelo”. Nell’antichità non era mai esistito uno scritto che narrasse le vicende di qualcuno senza essere una biografia completa o un resoconto storico annalistico. Marco invece scrive e racconta in successione cronologica il vangelo di Gesù, dal battesimo alla risurrezione (circa tre anni). Il suo intento è kerigmatico: mostrare che Gesù è il Figlio di Dio che annuncia e realizza la salvezza degli uomini. Per lui Gesù è soggetto e oggetto del vangelo. Per Marco il Gesù terreno e il Cristo risorto sono la stessa persona vivente, che chiunque può incontrare nel suo vangelo.

Paolo Mirabelli

17 maggio 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.