Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Vangelo (evangelo) è una parola di origine greca che significa “buona notizia”, “lieta notizia”. Tutti nel profondo del nostro animo abbiamo bisogno di sentire una buona notizia che possa dare slancio e motivazione alla nostra inquietudine, che abbia in sé la forza di dare senso alla nostra vita e sappia rispondere ai tanti perché della nostra esistenza. Tutti desideriamo che la nostra vita sia costellata da notizie liete che riempiano il cuore di gioia e liberino dalle paure e dalle angosce che opprimono la nostra vita. Nel mondo antico la parola “vangelo” era conosciuta e indicava, per esempio, la notizia di una vittoria contro il nemico o il decreto dell’imperatore. Ma è con la venuta di Gesù Cristo che acquista un significato particolare, originale, unico. È con Gesù che veniamo a sapere che Dio sta dalla parte degli uomini, in particolare dei poveri e degli esclusi: nella buona novella che predica, egli annuncia l’imminenza del regno di Dio e la beatitudine dei poveri. Dio non sta con i potenti e i ricchi di questo mondo, ma con gli umili e gli ultimi. È in Gesù che la parola vangelo acquista il suo pieno significato e diventa la buona notizia per ogni uomo.


Nel Nuovo Testamento la parola vangelo indica l’annuncio della vicinanza e della venuta del regno di Dio, il compiersi delle attese e delle promesse dell’Antico Testamento nella persona e nell’opera del Messia (Cristo), il messaggio della nascita di Gesù, la salvezza recata da Gesù Cristo, la piena e definitiva rivelazione di Dio, l’opera e l’insegnamento di Gesù. Non è più un decreto o una vittoria, ma è qualcuno: è colui che viene riconosciuto come il Messia o Cristo (che da attributo diventa esso stesso nome personale) e confessato con la formula: “Gesù Cristo è il Signore”.


Il Nuovo Testamento usa decine di volte la parola vangelo in relazione a Gesù Cristo, alla sua opera di salvezza e al suo messaggio. Nel Nuovo Testamento vangelo indica un annuncio, uno scritto, una storia, una persona. All’inizio non ci sono i quattro vangeli, né gli evangelisti, ma c’è il Vangelo al singolare e con la “v” maiuscola (come diciamo noi oggi). Marco inizia il suo racconto con queste parole: “Principio dell’evangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (1,1). Marco utilizza poco il tempo passato, l’aoristo greco, per parlare di Gesù, non perché non conosceva la lingua greca, ma per una convinzione di fede, per una verità teologica: Gesù è una persona viva, sempre presente; è accanto a ogni uomo che, con animo sincero, si apre al dialogo di fede e di speranza con Dio.


I primi cristiani hanno ben compreso che la buona notizia non è soltanto l’annuncio del regno fatto da Gesù (Marco 1,14), ma è Gesù stesso. L’uomo è schiavo del peccato e vittima di Santana che lo ha imprigionato. Il dramma della morte lo rende come un fiore del campo che presto appassisce e si secca, quando viene tagliato. Tutti i suoi sforzi per liberarsi da questa sua precarietà risultano inutili e vani. La buona notizia è che Gesù Cristo è venuto nel mondo a salvare l’uomo dal peccato, dalla morte e da Satana, e a liberarlo da ogni forma di schiavitù esistente. Quando l’apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, parla del compito di predicare la “parola della croce” o quando parla della morte di Gesù usa anche il verbo evangelizzare e il sostantivo vangelo. Nel kerygma di 1 Corinzi 15 afferma che l’evangelo è anche il fatto che “Cristo è morto per i nostri peccati”. Croce e lieta notizia sembrano due realtà opposte, completamente. Come può la morte di una persona essere una buona notizia? Parafrasando Bonhoeffer, potremmo rispondere che il vangelo è una buona notizia a “caro prezzo”: la nostra salvezza è il dono del sacrificio di Gesù Cristo in croce. Ma c’è anche dell’altro. La croce è il luogo della completa ubbidienza del Figlio di Dio. La croce è il luogo della definitiva rivelazione di Dio, di un Dio che ama oltre il necessario; è la manifestazione del suo grande amore per l’uomo. La croce è il rovesciamento dei criteri di grandezza di questo mondo. La croce non è il luogo della sconfitta, ma della vittoria. Infine, la parola della croce è anche la risurrezione: e quale notizia è più lieta di quella che Gesù è risorto dai morti e noi con lui?


Se Gesù è la buona notizia (vangelo), seguire Gesù (essere suoi discepoli) è per l’uomo la più lieta delle notizie. È vero che la sequela di Cristo può comportare delle rinunce e a volte dei sacrifici, ma a chi segue Gesù egli promette il “centuplo” e la vita eterna. Il discepolo rinuncia ad ogni cosa per seguire Gesù, perché ha trovato in lui la pienezza della vita; lascia perché ha trovato il vero tesoro, come l’uomo della parabola che vende con gioia tutto ciò che ha per entrare in possesso del tesoro che ha trovato nascosto nel campo (Matteo 13,44).

Paolo Mirabelli

15 maggio 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.