Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

In un antico e famoso distico satirico di Samuel Werenfels (1657-1740), teologo svizzero, si diceva della Bibbia: “Ecco il libro in cui ciascuno cerca la propria opinione (dogma) e dove ciascuno trova quello che cercava” (Hic liber est in quo quaerit sua dogmata quisque, invenit et pariter dogmata quisque sua). La sua era una reazione al metodo allegorico e ai metodi esegetici dell’antichità e del Medioevo che non prestavano “attenzione sul grammaticale in quanto primo elemento teologico”, come diceva Lutero. La sua critica vale anche per una certa critica biblica moderna che si è posta al di sopra della Bibbia, che ha sottratto la Bibbia al popolo credente e l’ha resa un libro solo per pochi esperti, rinchiusa nelle aule universitarie e nelle costose riviste specializzate. Ci sono studiosi che, con grande dedizione e dispendio di energie, fanno un eccellente lavoro per lo studio della Bibbia, ma ce ne sono altri che peccano di hybris (arroganza), che passano il loro tempo ad additare i difetti e gli errori della Bibbia, che la trattano come un qualunque testo antico, che ricostruiscono la storia biblica nell’ambito di una prospettiva puramente evoluzionistica e liberale. Anche per loro vale il detto satirico: ognuno cerca ciò che vuole e trova ciò che cerca.


La Bibbia è un libro e come ogni libro chiede di essere letto. La Bibbia è anche e anzitutto il Libro di Dio e come tale deve essere non solo letto ma anche creduto e vissuto. Non c’è un solo metodo per leggere la Bibbia: possiamo usare qualunque metodo che ci aiuti a cogliere il messaggio di Dio. Mio padre non era certo uno studioso, aveva imparato a leggere e scrivere usando la Bibbia, eppure è stato nella mia vita uno dei più bravi predicatori che io abbia ascoltato: da contadino e pastore ci spiegava le parabole di Gesù e le storie della Bibbia con semplicità e profonda conoscenza di quel mondo. Le sue parole toccavano il nostro cuore e la nostra vita perché lui parlava come un uomo di Dio toccato e provocato dal testo biblico. Senza aver fatto studi (aveva frequentato i primi tre anni della scuola elementare, dopo la seconda guerra mondiale), aveva riscoperto la potenza della Parola di Dio, il gusto del racconto biblico, il “piacere del testo” (Roland Barthes).


I primi commentatori cristiani usarono il metodo tipologico (Gesù è l’adempimento di tutta la storia della salvezza) per spiegare soprattutto i brani dell’Antico Testamento. Con la scuola alessandrina e Origine venne introdotto anche il metodo allegorico, già conosciuto nella filosofia greca, mentre gli antiocheni ricorsero ad un metodo più grammaticale e letterale. L’allegoria certe volte è andata oltre il testo, forzandone o addirittura tradendone il senso, comunque ha anche prodotto dei commenti che affascinano e fanno riflettere. In questi giorni sono rimasto colpito ed edificato da un commento sulla luna (in ebraico yareah) che con il suo ciclo ci ricorda il nostro stato di uomini mortali: come la luna nasce, cresce, cala e muore, così anche l’uomo. La lettura allegorica e spiritualizzante, che cerca di dare un significato a ogni particolare del racconto biblico, va oltre il significato letterale del testo, ma può far riflettere sul messaggio. Celebre è il commento alla parabola del buon samaritano (Luca 10,30-35) fatto da Agostino (anche da Ambrogio, Crisostomo e altri). L’uomo che scende da Gerusalemme a Gerico è Adamo (e ogni uomo) espulso dal paradiso. I briganti sono il diavolo e i suoi ministri. Il sacerdote e il levita sono l’antica legge incapace di salvare l’uomo. Il samaritano è Gesù. L’olio e il vino sono il sangue versato per la salvezza o i mezzi della conversione. La locanda è la chiesa. I due denari sono i due comandamenti dell’amore per Dio e il prossimo.


Nella lettura della Bibbia certamente va rispettata la grammatica e il significato letterale o figurato che le parole hanno nel loro contesto, ma bisogna evitare di renderla un arido testo di precetti dove cercare le risposte alle domande sulla religione; bisogna anche evitare di renderla un testo morto del passato, utile solo agli storici e agli archeologi. Conoscere bene la grammatica del testo biblico non significa averne colto il messaggio di salvezza. La Bibbia è la parola sempre viva e ispirata di Dio. Se la leggiamo con fede, lo Spirito Santo ci parla dell’amore che Dio ha per noi in Cristo; ci parla di cose di lassù con immagini di quaggiù: uccelli del cielo che non seminano e non mietono; gigli dei campi più eleganti di Salomone; passeri del valore di pochi soldi; sole che si leva sui malvagi e sui buoni; nubi, cielo e vento che permettono di discernere il tempo; lampi che balenano; fico dai rami rigogliosi ma senza frutto; seme che cresce e matura da sé; grano, zizzania, spine; vite e tralci; tarlo e ruggine; avvoltoi in cerca di carogne; pesci, serpi e volpi; pecora perduta e poi ritrovata.

Paolo Mirabelli

10 maggio 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.