Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Durante il suo ministero Gesù cita spesso l’Antico Testamento; cita gli scritti di Mosè, dei Profeti e dei Salmi indicandoli come Parola di Dio. Sulla croce cita dei Salmi. Dopo la risurrezione spiega le Scritture ai discepoli di Emmaus e agli undici. Dopo l’ascesa al Padre, quando inizia la storia della chiesa, i suoi discepoli annunciano le sue parole e le sue opere ovunque; i testimoni oculari, guidati dallo Spirito Santo, ricordano i detti e i fatti di Gesù e li raccontano a tutti. Per i discepoli e la chiesa delle origini viene spontaneo leggere i libri dell’Antico Testamento, servirsene nella predicazione, attingere ad essi come fonte di nutrimento spirituale e di verifica della propria fede. Matteo nel suo vangelo riporta decine (più di 60) di citazioni che mostrano la relazione (promessa-adempimento) fra l’Antico e il Nuovo Testamento. Paolo nelle sue lettere riporta diverse formule che riassumono la fede nell’Antico Testamento: le Scritture sono ispirate da Dio e presentano la salvezza in Gesù Cristo. Alla luce di quanto fin qui ricordato, possiamo riassumere l’atteggiamento dei discepoli di Gesù e della chiesa delle origini in queste due formule: Dio ha parlato, Dio ha scritto; cioè, Dio ha parlato anticamente ai padri (di Israele) per mezzo dei profeti; Dio ha ispirato degli uomini perché scrivessero le sue parole in un Libro.


Nei secoli successivi agli apostoli non sono mancati quanti hanno assunto una posizione critica o di rifiuto dell’Antico Testamento. L’eretico Marcione crea un proprio canone senza i libri dell’Antico Testamento. Altri hanno quasi cancellato il messaggio rivolto ad Israele applicando ogni parola alla chiesa (e sono ricorsi a metodi interpretativi che hanno alterato il significato letterale e primario del testo sacro). Agostino di Ippona è forse l’autore che meglio di altri ha saputo esprimere il legame tra i due Testamenti: Dio ha ispirato entrambi e ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio svelato nel Nuovo (Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet).


Se è vero che i cristiani guardano agli scritti (vangeli e lettere) che contengono le parole e i fatti di Gesù come fonte della propria fede, è pure vero che sono proprio gli scritti del Nuovo Testamento che ci rimandano alla Parola di Dio dell’Antico Testamento. Paolo raccomanda Timoteo a rimanere fedele alle Scritture, perché sono scritti ispirati e utili a conoscere Dio e la sua volontà salvifica (2 Timoteo 3,14-17). Ai cristiani di Roma ricorda che “tutto ciò che fu scritto in passato, fu scritto per nostra istruzione” (15,4). Non potendo trattare in questo breve articolo tutti gli aspetti dell’Antico Testamento, ci limitiamo a sintetizzare tre linee tematiche: l’Antico Testamento come storia della salvezza, come storia dei salvati, come attesa di Gesù Cristo.


L’Antico Testamento come storia della salvezza. Con i suoi 39 libri, l’Antico Testamento consente di conoscere le grandi tappe della storia della salvezza. Il Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza non lo abbandona nel peccato, dopo la caduta, ma ha in mente un disegno benevolo di salvezza. Sceglie un uomo di nome Abramo e da lui fa nascere un popolo, Israele, per preparare il mondo alla venuta di Gesù sulla terra. La vocazione di Abramo, l’esodo dall’Egitto, il viaggio nel deserto, l’alleanza e il dono della legge, la terra promessa, i giudici, i re, i profeti, l’esilio babilonese e la liberazione, sono tutti momenti e personaggi che celebrano l’agire potente, a volte misterioso e singolare, di Dio, il solo vero Dio che può salvare l’uomo.


L’Antico Testamento come storia dei salvati. L’Antico Testamento può essere letto come il libro di Dio che racconta non solo la storia di Israele ma anche le storie di uomini e donne salvati. Abramo, Mosè, Giosuè, Tamar, Rut: il capitolo 11 della lettera agli Ebrei riporta un lungo elenco di uomini e donne di fede, tutti appartenenti al periodo anticotestamentario, che hanno incontrato Dio. Abramo emerge per la sua grande fede, Giobbe per la sua pazienza; Geremia per la sofferenza legata al suo ministero profetico, Elia per la forza della sua predicazione; Raab per essersi schierata dalla parte di Dio, la Sunamita per il desiderio di avere a casa sua una camera dove far stare l’uomo di Dio. Tutte storie di uomini e donne che hanno sperimentato l’azione salvifica di Dio nella loro vita.


L’Antico Testamento come attesa di Gesù Cristo. Tutto l’Antico Testamento è attraversato da una attesa: l’attesa messianica, compiuta in Gesù Cristo. Ne parla la Torah di Mosè, ne parlano i profeti, ne parlano i Salmi. Lo si scorge nel figlio promesso ad Abramo, nel discendente davidico, nel Servo del Signore. Gesù è il compimento delle Scritture e in lui c’è la rivelazione definitiva di Dio.

Paolo Mirabelli

03 maggio 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.