Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

“Ho bisogno di prove per credere nella risurrezione di Gesù e nella risurrezione finale dei morti. Se è vero che la fede in Dio deve essere basata sulle evidenze, e non accettata ciecamente, dove sono le prove che un corpo morto da diverso tempo possa ritornare in vita?” Che differenza fa se il corpo è morto da una settimana o da dieci anni? Io non so come riportare in vita un corpo morto, non saprei nemmeno come risuscitare un morto, ma credo fermamente che Gesù è risorto e che un giorno tutti noi risusciteremo. Non ho prove da esibire sulla risurrezione. Non è possibile riprodurre il miracolo della risurrezione in laboratorio, ma ho un annuncio da condividere, e la lieta notizia è questa: Gesù è risorto e ha vinto la morte. La risurrezione è un atto potente compiuto da Dio, e tutti gli atti di Dio si possono conoscere soltanto nella fede. A Marta, la sorella di Lazzaro, proprio di fronte alla tomba del fratello morto ormai da giorni, Gesù le dice: “Se credi, vedrai” (Giovanni 11,40). Le parole di Gesù fanno saltare il paradigma di chi oggi dice: “Ho bisogno di vedere per credere”. È vero che ci sono delle evidenze che si possono mostrare sulla risurrezione di Gesù, come la testimonianza dei discepoli o le loro vite trasformate, ma è solo per fede che si può credere in questo fatto accaduto nella storia: la risurrezione di Cristo. “Ora la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11,1). Non ci sono prove di natura scientifica che dimostrano la risurrezione di Gesù. La biologia o la chimica non possono dire o aggiungere qualche argomento in più rispetto ai vangeli. La prospettiva della scienza è sperimentale; quella della fede è “spirituale”. Non è nemmeno una verità oggetto della storia, ma della fede: la ricerca storica non può dimostrare la risurrezione, può soltanto giungere alla conclusione che le testimonianze dei discepoli (e le altre evidenze) sono attendibili e vere, ma è soltanto la fede che ci fa credere nella risurrezione di Gesù. La risurrezione appartiene alla fede; è una verità di fede (come si dice); è per chi ci crede. Chi crede nella potenza di Dio non ha nessuna difficoltà a credere nella risurrezione di Gesù e dei morti. E non si preoccupa di spiegarla, ma l’annuncia soltanto, come fa Paolo nella predicazione e in quello che viene detto o chiamato kerygma: Cristo è morto per i nostri peccati, fu sepolto, risuscitò il terzo giorno, secondo le Scrittura, e apparve ai discepoli (1 Corinzi 15,1-5). Chi invece non crede in Dio, non crede nemmeno nella risurrezione; chi non crede in Dio, pur vedendo l’armonia della creazione e pure ascoltando la melodia della risurrezione, non sa dire chi ne è l’autore.


Il mondo di oggi non è disposto a credere nella risurrezione dei morti, ma neppure il mondo greco ai tempi di Paolo lo era. Il libro degli Atti riporta la reazione degli Ateniesi durante il suo discorso all’Areopago: “Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: Su questo ti ascolteremo un'altra volta” (17,32). Persino nella chiesa di Corinto c’era chi faceva delle obiezioni sulla risurrezione. “Ora se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come mai alcuni tra voi dicono che non c'è risurrezione dei morti?” (1Corinzi 15,12). Oggi non sono più soltanto alcuni ad avere dubbi, ma sono in molti che non credono nella risurrezione. Sono tante le domande che sorgono quando si parla di risurrezione. Alcune di queste domande non nascono dalla mancanza di fede. A Corinto c’era chi si domandava: “Come risuscitano i morti e con quale corpo?” (1 Corinzi 15,35). La domanda invece su come sia possibile che un corpo morto possa risuscitare, con la quale spesso ci confrontiamo, nasconde una mancanza di fede in Dio.


Come possiamo rispondere e quali argomenti possiamo addurre? Non conosco argomenti migliori di quelli biblici ed evangelici. Lasciamo parlare i testi biblici il più possibile, senza preoccuparci di trovare argomenti di natura filosofica o scientifica. Ai sadducei del suo tempo, “i quali dicono che non c’è risurrezione” (Matteo 22,23), Gesù risponde: “Voi errate perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio” (Matteo 22,29). Ai due discepoli in cammino verso Emmaus, che dubitavano della sua risurrezione, Gesù spiega le Scritture, cominciando da Mosè e da tutti i profeti (Luca 24,37). A coloro che a Corinto dubitavano della risurrezione dei morti, Paolo ricorda loro i pericoli e le fatiche del suo ministero: “Che utile ne ho io?”, se i morti non risuscitano (1 Corinzi 15,30-32). Con la risurrezione di Cristo, l’uomo non è più chiamato a vivere al vertice della disperazione (come sosteneva Kafka), ma si è aperta per lui la via della speranza e della vita. “Gesù disse: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11,25).

Paolo Mirabelli

30 marzo 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.