Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

È vero, non ci sono foto della risurrezione di Gesù, non so nemmeno se si possono fare delle foto di un evento che è storico e allo stesso tempo escatologico. Una risposta potrebbe anche essere questa: non ci sono foto perché in quel tempo non esistevano ancora le macchine fotografiche o i cellulari. Siamo talmente abituati a fare foto di tutto e a postarle sui social che consideriamo vero solo ciò che appare sulle foto, dimenticando che ci sono delle applicazioni che possono modificare a piacimento le foto: non tutto ciò che vediamo nelle foto è dunque vero. Ma la domanda del lettore richiede una risposta più ragionevole, onesta e impegnativa. Come ci insegna Pietro, dobbiamo rispondere, a chi ci chiede ragione della nostra fede e speranza, con dolcezza e rispetto (1 Pietro 3,15).


Siamo sicuri che possedere una foto della risurrezione, ammesso che sia possibile, garantisce che il fatto sia vero? Tutti noi possediamo della foto a casa; foto di luoghi, di eventi, di persone a noi care. La foto coglie soltanto quell’attimo che noi abbiamo voluto fotografare, ma cosa ci dice? La foto ci fa semplicemente vedere una persona viva, ma non ci dirà mai che quella persona era morta e ora è risorta. La foto non ci dice nulla: cattura soltanto un istante o un momento accaduto nella storia. La foto ha bisogno di qualcuno che ci descriva cosa è accaduto. La foto ha bisogno di un testimone. Ed è grazie alla testimonianza di qualcuno (testimone) che la foto si anima e diventa un racconto, fatto di gioia o di dolore. È grazie alla testimonianza dei testimoni che quell’istante catturato dalla foto diventa presente e acquista un significato. Anche se noi avessimo un intero servizio fotografico su Gesù, dalla morte alla risurrezione, esso ci mostrerebbe solo l’aspetto esteriore di quanto accaduto, e forse esiteremmo anche di quello, ma la testimonianza dei testimoni oculari ci dice non soltanto il fatto in sé, ma ce lo mostra dall’interno (per così dire), spiegandoci i perché. In altre parole, noi non abbiamo delle foto di Gesù, ma abbiamo le parole e gli atti di Gesù raccontati da testimoni autentici, i quali, il più delle volte, hanno rischiato la loro stessa vita per la loro testimonianza. Non dobbiamo dimenticare che per i suoi contemporanei Gesù fu soprattutto un problema: uno che era amico degli ultimi, dei poveri, dei peccatori; uno che rifiutò di sottomettersi alle autorità religiose e ne condannò le tradizioni e gli insegnamenti; uno che chiedeva ai suoi discepoli di abbandonare tutto, persino la casa, la famiglia e il lavoro, per seguirlo fino alla croce. E i testimoni sono tutte persone che hanno impegnato la loro propria vita per testimoniare il loro incontro con il Risorto. Le foto dunque sono prove delle cose materiali, non se ne vuole negare il valore, ma nessuna foto potrà mai dirci che una persona è morta perché ci ha amati; nessuna foto ci dirà mai che egli è risorto per salvarci dai nostri peccati e che la sua risurrezione è garanzia del fatto che anche noi un giorno risusciteremo. Quando si leggono i vangeli, con fede e illuminati dalla guida dello Spirito Santo, ci si rende conto che egli è veramente risorto, è veramente presente in mezzo a noi, è veramente presente nell’oggi della sua comunità. I vangeli affermano che Gesù è assente, nel senso che la sua storia terrena si è compiuta in un tempo passato (circa duemila anni fa), ma è presente nell’oggi perché egli è il Cristo vivente, colui che era morto ma è tornato a vivere nei secoli dei secoli.


I vangeli non si soffermano a spiegare l’evento della risurrezione, non ne fanno una foto istantanea, bensì narrano le apparizioni del Risorto ai suoi discepoli. Paolo parla di alcune centinaia di persone che lo hanno visto risorto, tutti però uomini e donne di fede (1 Corinzi 15). I suoi discepoli vedono il Signore risorto, mangiano con lui, lo toccano, lo ascoltano che parla e dà loro delle istruzioni: tutti i loro sensi sono coinvolti in questo tipo di esperienza. Giovanni dirà, nella sua prima epistola, che loro rendono testimonianza di ciò che hanno visto, contemplato, toccato e udito (il loro annuncio è la Parola della vita). I vangeli sono tutti concordi nel dire che quel Gesù che i discepoli hanno visto risorto, e con i quali sono entrati in contatto dopo la morte, è lo stesso Gesù che fu crocifisso. Egli è presente ancora con i segni della crocifissione, ma gode di una vita che non è semplice rianimazione di un cadavere, ma è la vita della risurrezione e della gloria del Figlio di Dio. Colpisce il fatto che Marco, per esempio, non parla quasi mai di Gesù al tempo passato, usando l’aoristo, ma al presente: non è una ignoranza letteraria di chi non conosceva bene la lingua greca, ma una verità teologica: il Gesù presente nel testo del suo racconto è anche presente nella vita di chi crede. Gesù è risorto e il suo sepolcro è vuoto: “Venite a vedere il luogo (topos) dove l’avevano posto” (Matteo 28,6).

Paolo Mirabelli

22 marzo 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.