Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Una folla numerosa segue Gesù e si raduna attorno a lui, perché vedeva i miracoli (segni) che egli faceva, ma non ha ancora una vera fede in lui. Gesù raggiunge l’altra riva del mar di Galilea e sale sul monte. Nel racconto di Giovanni, Gesù non è mosso da nessuna necessità nel compiere le sue opere; e non sono i discepoli che gli fanno notare la precarietà in cui viene a trovarsi la gente. Pone una domanda a Filippo per metterlo alla prova e mostrare che egli opera anche nell’impossibilità delle circostanze. La stima di Filippo parla di duecento denari per un pezzo di pane. Andrea parla di un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci, ma sono niente per così tanta gente. I pani d’orzo, che era il pane dei poveri, rievocano il miracolo di Eliseo in 2 Re 4,42-44. C’è una certa affinità tra la moltiplicazione dei pani e il miracolo di Eliseo: quando il profeta si trovò nella difficoltà di avere pane per sfamare i suoi cento compagni, avvenne il miracolo, secondo la parola e la promessa di Dio di dare cibo in abbondanza. Gesù fa sedere la folla sull’erba verde, prende i pani e dopo aver reso grazie li distribuisce alla folla. Ordina infine ai discepoli di raccogliere tutti i pezzi avanzati. La folla vede in Gesù il profeta che doveva venire nel mondo, e vuole rapirlo per farlo re (nel senso politico), ma Gesù si sottrae da essa e si ritira tutto solo sul monte.


Il racconto inizia con una indicazione geografica del luogo dove avviene il miracolo: nei pressi del mar di Galilea o Tiberiade. Troviamo poi una annotazione cronologica: la Pasqua era vicina. Questa è la cornice teologica che serve a mettere in risalto il significato del miracolo: la moltiplicazione dei pani richiama la liberazione di Israele dalla schiavitù dell’Egitto e gli avvenimenti dell’esodo. Alla fine la folla lo acclama come “il profeta che deve venire nel mondo”. Un esplicito richiamo alla profezia fatta da Dio a Mosè (Deuteronomio 18,15-18). Gesù inizia un nuovo esodo per condurre gli uomini dalla schiavitù alla libertà, da una condizione insostenibile e disumana alla vera vita.


Giovanni chiama i miracoli con il termine “segno” (semeion, in greco), perché rimandano a realtà più profonde. La folla, entusiasta del miracolo, vuole rapire Gesù e farlo re. Questo significa che ha visto nel miracolo la presenza di un Messia politico. La folla si è fermata al miracolo, non ne ha colto il significato profondo. Il miracolo è un segno, la realtà è Gesù. Quello che dobbiamo cercare nella nostra vita non è tanto il pane materiale, ma Gesù. Nel mondo c’è ancora molta fame di pane, ma ancora più di Dio. Questo segno porta al riconoscimento della vera identità di Gesù: egli non è solo un profeta come Mosè, ma il Signore della vita. Solo in lui l’uomo può realizzare se stesso e trovare pienezza di vita. Il numero “dodici”, riferito ai canestri o ceste con i pezzi di pane avanzati, nel simbolismo giovanneo indica proprio abbondanza, pienezza e compimento.


Tipico del racconto del vangelo di Giovanni è il dialogo di Gesù con Filippo e Andrea, i quali fanno notare l’incapacità dell’uomo a risolvere la situazione di fame in cui si trova tanta gente. Questo particolare mostra non solo la grandezza del miracolo di Gesù, ma fa risaltare pure che la salvezza è un dono di Dio, non viene dall’uomo. In Giovanni, a differenza dei sinottici, non sono i discepoli che attirano l’attenzione di Gesù sul bisogno della folla, ma è Gesù che attira la loro attenzione. Ed è sempre Gesù che distribuisce i pani e i pesci alla folla. Questi particolari mostrano l’intenzione di Giovanni: mettere Gesù al centro, non i discepoli.


Il racconto contiene parole e gesti compiuti da Gesù. Non bisogna dimenticare che il suo ministero richiama avvenimenti della storia della salvezza e si colloca nel contesto dell’Antico Testamento. La manna nel deserto e il miracolo di Eliseo sono una prefigurazione del grande miracolo compiuto da Gesù. Egli riassume in sé tutti i profeti e compie tutte le attese che essi hanno suscitato. Gesù è davvero il profeta che doveva venire. Egli è più grande di tutti i profeti, non solo perché sfama le folle, ma perché offre il pane della vita, come dirà nella sinagoga di Capernaum: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete” (6,35).


Il segno della moltiplicazione dei pani esprime infine il bisogno dell’uomo di essere in comunione con Dio, di avere fame della sua Parola. Non bisogna mai sentirsi sazi e rinunciare così al pane della vita. L’uomo non può limitarsi alla sola fame materiale, né all’abbondanza dei beni che la possono saziare. Il pane che Gesù intende offrire va oltre il pane o la manna che le folle cercano. Gesù offre se stesso come vero pane della vita disceso dal cielo.

Paolo Mirabelli

16 marzo 2023

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

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