Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dopo il racconto delle tentazioni di Gesù, il capitolo 4 di Matteo contiene altre tre parti: l’inizio del ministero pubblico di Gesù (4,17); la chiamata dei primi discepoli (4,18-22); un riassunto o sguardo complessivo della attività di Gesù (4,23-25). Il racconto della chiamata delle due coppie di fratelli comprende tre momenti: l’incontro di Gesù sulla riva del mare con i quattro pescatori, designati per nome (Simone, detto Pietro, e Andrea; Giacomo e Giovanni) e descritti nella loro attività quotidiana e nelle loro relazioni familiari; l’invito alla sequela rivolto a loro da Gesù; l’adesione immediata dei quattro, i quali lasciano prontamente (subito) la loro attività di pescatori e seguono Gesù; Giacomo e Giovanni lasciano anche il loro padre Zebedeo.


L’incontro avviene presso il Mar di Galilea, mentre Gesù cammina lungo la riva. Il cammino offre lo spunto per la parola della sequela: “Venite dietro a me”. Andare dietro a Gesù: è l’invito di ogni chiamata, è l’indicazione di una direzione per il cammino, è la promessa di una compagnia e di dare senso alla vita. Matteo dice che è Gesù che li “vide e li chiamò”. La relazione d’incontro è stabilita dal Signore mediante il suo sguardo e la sua parola. L’iniziativa è di Gesù: è lui che chiama e invita alla sequela. Diventare discepoli di Cristo non è un’iniziativa dell’uomo, ma una chiamata di Gesù. È lui che chiama, e l’uomo risponde alla chiamata. La risposta dei quattro pescatori è senza indugio, immediata: non c’è prima qualcun altro o qualcos’altro e poi Gesù, ma c’è prima Gesù e poi tutte le altre cose. La risposta dei quattro comporta l’abbandono della loro attività di pescatori, delle cose che possiedono (barche e case) e di cui vivono e, perfino, delle relazioni familiari, per seguire colui che li ha chiamati. Solo Gesù può pretendere una risposta così radicale dai suoi discepoli. Il seguire o, come si dice oggi, la “sequela” è coinvolgimento totale della propria vita nella missione di Gesù. Il Signore chiama i quattro per farli diventare “pescatori di uomini”. L’immagine della pesca viene usata per parlare della nuova missione dei discepoli. Il loro mestiere di pescatore, così caro a Pietro e agli altri, da ora in poi viene usato per indicare un’altra realtà: pescare uomini a Cristo (un’attività per la vita e la salvezza). Matteo non fornisce nessuna motivazione (psicologica o antropologica) in merito alla risposta dei quattro discepoli (lo stesso avviene per la chiamata di Levi). Non si dice che lo seguirono perché gli piaceva come maestro o per i miracoli che operava: siamo ancora agli inizi del ministero di Gesù. “C’è solo un motivo valido per questa corrispondenza fra chiamata e azione: Gesù Cristo stesso” (Bonhoeffer). È la parola autorevole di Gesù che strappa quegli uomini dalla loro occupazione quotidiana e dal loro contesto familiare.


Un dato che colpisce è il fatto che Gesù non sia andato a Gerusalemme a scegliere come discepoli personaggi illustri e importanti, bensì ha scelto degli umili pescatori della Galilea, “popolani senza istruzione”, come dirà il libro degli Atti (4,13), che svolgevano una attività che poco si adattava alla missione. L’iniziativa di Gesù rovescia, poi, il modello maestro-discepolo delle scuole rabbiniche di allora: è lui che sceglie i suoi discepoli, non sono i discepoli che scelgono lui. La parola di Gesù che chiama (a una missione o alla salvezza) è la parola decisiva e ultima di Dio. Non ci sono altre parole da ascoltare o altri inviti da attendere. Non ci sono altri impegni da prendere o altre scelte da fare: o si segue Gesù come discepoli o si rifiuta di credere in lui.


In questo brano di Matteo il particolare delle reti ritorna o viene ripetuto tre volte: gettavano le reti in mare, lasciarono le reti, riparavano le reti (4,18; 4,20; 4,21). “Gettavano le reti in mare”: l’uso del verbo all’imperfetto indica un’azione continuata, reiterata nel tempo. È il gesto basilare della pesca, un’azione faticosa. Gettare le reti è il loro mestiere. Sono pescatori che rinnovano quel gesto ogni giorno, ogni notte, nella speranza di pescare. Pescare a rete significa raccogliere ogni sorta di pesce, buono e cattivo, che bisogna riconoscere. La rete diventa oggi una immagine del mondo virtuale in cui viviamo, internet: all’interno di questa rete a volte siamo pescatori, altre volte siamo pesce che viene pescato. Sulla riva c’erano Giacomo e Giovanni, che nella barca, insieme al padre, riparavano le reti (oggi c’è poco da maneggiare, perché c’è poco da fare con cose materiali e molto con dati e informazioni immateriali). L’immagine delle reti da riparare rimanda non solo alla cura materiale degli oggetti (l’arte del restauro), ma alla cura delle relazioni umane, alla cura delle persone ferite per gli strappi subiti nella vita.

Paolo Mirabelli

03 marzo 2023

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.