Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Dura vita quella dell’apostolo Paolo a Corinto. Per guadagnarsi il pane con le sue mani e non essere di peso a nessuno (nemmeno alle chiese), Paolo si mise inizialmente con due coniugi ebrei cacciati da Roma, Aquila e Priscilla, che facevano il suo stesso mestiere di fabbricanti di tende. Le tende si costruivano con il pelo di capra di Cilicia (un tempo tutto serviva a qualcosa), la regione nativa di Paolo. Con il pelo filavano e tessevano la tela rozza chiamata appunto “cilicio”, che serviva poi a coprire carriaggi (carri da trasporto, come si vede nei film) e a far tende per i viaggiatori. Le mani dei fabbricanti di tende diventavano ruvide per il duro lavoro e serbavano sul davanti i solchi del duro spago pieno di pece. Forse è proprio a questo duro lavoro manuale che Paolo allude quando scrive alla chiesa di Corinto e a quella di Tessalonica e dice: “Ci siamo affaticati lavorando con le nostre proprie mani”. Certo non è mancato il sostegno economico di alcune chiese che ha sollevato Paolo da quella fatica materiale, lasciandolo così libero di dedicarsi all’opera della predicazione del Vangelo di Cristo, di persona o tramite lettere (era questo un modo per continuare il suo ministero a distanza). Paolo non ha mai smesso di predicare, di sostenere e di incoraggiare le chiese con il suo insegnamento apostolico. Spesso dopo una giornata faticosa, nella penombra della sua stanza, al lume di candele, dettava le sue lettere per le chiese a dei fratelli (scrivani o amanuensi): l’apostolo doveva avere qualche malattia agli occhi che gli impediva di scrivere personalmente.


Verso la fine degli anni cinquanta del I secolo Paolo dettò al docile Terzio la lettera alla chiesa di Roma, scritta in caratteri greci. La comparsa della lettera di Paolo ai Romani all’inizio delle lettere del Nuovo Testamento è quanto mai opportuna, non soltanto perché è la più lunga delle lettere di Paolo, ma anche perché è senz’altro una delle più importanti per il messaggio sulla giustificazione per fede. Da calcoli che alcuni hanno fatto, Paolo impiegò circa 100 ore a dettare la lettera e Terzio altrettanto a scriverla; la lettera contiene oltre 7000 parole ed occupa un rotolo di circa 50 fogli di papiro. È una lettera grandiosa: un oceano di insegnamenti e di idee. Le evidenze interne alla lettera (i nomi di Febe, Gaio ed Erasto) fanno pensare che Paolo la scrisse da Corinto. Probabilmente fu alla sorella e diaconessa Febe (il nome significa “la splendente”), ma non tutti sono d’accordo, che Paolo affidò il compito di portare la lettera alla chiesa di Roma. Una nave salpò da Cencrea, piccolo porto orientale di Corinto, e si diresse in Italia, a Roma, dove i fratelli sulla panchina aspettavano che lo scritto del grande apostolo delle genti venisse consegnato a loro, per essere poi letto a tutta la chiesa. Quella lettera giunta fino a noi per volontà di Dio è una delle più profonde meditazioni sulla giustificazione per fede contenute nel Nuovo Testamento. È il miglior compendio che sia mai stato scritto sulla essenza del Vangelo di Cristo. È impossibile riassumere in poche righe il contenuto di una lettera teologicamente così densa e ricca di grandi insegnamenti spirituali.


Che cos’è il Vangelo di Gesù Cristo? Paolo non dice che esso è una legge o un sistema di pensiero. Il Vangelo è una dynamis, una forza, una potenza. L’idea della dynamis è resa dal vocabolo italiano “dinamite”. Il Vangelo è una potenza per la salvezza dell’uomo, una forza come nel creato lo sono la folgore, il calore e la luce del sole, le grandi cascate d’acqua, il vento (da tutti questi elementi si ricava energia). Il messaggio del Vangelo è rivoluzionario, dinamico, potente; ma la sua non è una forza distruttiva, come quella del fuoco che incendia una foresta o come quella delle acque (bombe d’acqua) che distruggono case, ponti, città. Chi allora immagina il messaggio del Vangelo come un messaggio tranquillo e statico sbaglia: questo non è il Vangelo di Cristo.


Paolo ha lottato con tutte le sue forze per difendere la libertà che il Vangelo di Cristo reca ai figli di Dio. L’apostolo ha sostenuto torture fisiche e prove di ogni genere pur di predicare il Vangelo nella sua integrità e purezza. Sempre in lizza e scattante, Paolo chiede ai Romani di lottare con lui nelle loro preghiere. L’apostolo ha combattuto con fermezza durante tutta la sua vita con i giudei che gli davano la caccia, perché lo ritenevano un traditore per la sua conversione sulla via di Damasco, e con i giudaizzanti, che volevano imporre ai cristiani l’osservanza delle tradizioni giudaiche e della legge di Mosè accanto al Vangelo. Nella lettera ai Romani Paolo afferma che il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di ogni credente, giudeo prima e greco poi. Non più una salvezza offerta a un solo popolo, ma a tutti: a ogni creatura che ha fede in Gesù Cristo e che gli ubbidisce.

Paolo Mirabelli

23 settembre 2022

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Non basta possedere la Bibbia: bisogna leggerla. Non basta leggere la Bibbia: bisogna comprenderla. Non basta comprendere la Bibbia: bisogna viverla.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

Trova il tempo per pensare; trova il tempo per dare; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. La vita è troppo breve per essere sprecata. Trova il tempo per credere; trova il tempo per pregare; trova il tempo per leggere la Bibbia. Trova il tempo per Dio; trova il tempo per essere un discepolo di Gesù.