Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

A conclusione della parabola lucana della vedova e del giudice iniquo, Gesù domanda: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18,8). Questo studio vuole evidenziare e cogliere la relazione che c’è tra la domanda dei farisei a Gesù sulla venuta del regno di Dio (Luca 17,20) e la domanda di Gesù sulla fede.


Ai farisei che chiedono quando verrà il regno di Dio, Gesù risponde che la venuta del regno giunge improvvisa, senza che alcuno ne annunci la presenza e senza che in precedenza si possa notare qualcosa di spettacolare (17,20-21). Poi parla con i discepoli della venuta del Figlio dell’uomo, che giunge inattesa, in un momento in cui tutto sembra procedere nella normalità, come nei giorni di Noè o quelli di Lot, e che sconvolge la quotidianità ripetitiva della vita (17,22-37). Il riferimento alle due persone, in situazioni diverse, che nulla sembra distinguerle, e di cui però una viene presa e l’altra lasciata, indica che ciò che nella quotidianità dei nostri giorni può rimanere nascosto, sarà reso manifesto alla venuta del Figlio dell’uomo. Nella parabola del giudice ingiusto e della vedova (18,1-8), Gesù parla della necessità della preghiera nel suo divenire perseverante. Bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai. Pregare significa consegnare la propria vita nelle mani di Dio. Il punto culminante della parabola però non è come noi ci comportiamo nella preghiera, bensì come Dio si comporta nei confronti della preghiera incessante dei suoi eletti: egli farà prontamente giustizia. Il passare del tempo e la quotidianità fanno la prova della preghiera e della fede. Abbandonare la preghiera evidenzia una assenza di fede: chi ha fede, prega di continuo; dove non c’è fede, non ci sono nemmeno preghiere. La parabola si conclude con la domanda di Gesù sulla fede.


Alla domanda dei farisei su “quando verrebbe il regno di Dio” (17,20), gli fa eco la domanda di Gesù: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (18,8). I farisei chiedono di sapere il tempo preciso della venuta del regno di Dio, tema molto sentito in Israele, soprattutto tra gli apocalittici, Gesù invece domanda a tutti: “Come siete messi con la fede?”. Le parole di Gesù danno un insegnamento sull’impatto che la dimensione escatologica (la venuta del regno o la venuta del Figlio dell’uomo) ha o dovrebbe avere sulla quotidianità e sulla vita del discepolo. Non si tratta tanto di porre domande sulla venuta, quanto di cogliere la venuta del Signore come domanda. Detto in termini più semplici: sapere che il Figlio dell’uomo viene, deve interpellare la nostra fede e la quotidianità della nostra vita: c’è Dio in quello che faccio? A noi che spesso ci chiediamo: “Dov’è Dio?”, oppure: “Dov’è la promessa della venuta del Signore?” (2 Pietro 3,4), risponde il Signore che chiede invece conto a noi della nostra fede: “Dov’è la vostra fede?” (Luca 8,25).


Molti oggi sono interessati ai discorsi apocalittici e alle speculazioni escatologiche: si preoccupano di calendarizzare con estrema precisione gli avvenimenti ultimi e di stabilire date certe sulla venuta del Figlio dell’uomo, poi però sono totalmente disinteressati alle implicazioni che tale venuta comporta. Eppure in questo e negli altri discorsi escatologici dei vangeli, c’è sempre l’invito rivolto ai discepoli a pensare l’oggi a partire dalla venuta del Figlio dell’uomo e dalle sue dimensioni di imprevisto e di ignoto; c’è l’invito a vivere la fede a partire da Colui che viene, sapendo discernere la sua presenza nei segni del tempo che passa; c’è l’invito alla vigilanza, alla preghiera e a uno stile di vita che rispecchi l’insegnamento del Vangelo, senza affogare, come la generazione di Noè, o bruciare, come la generazione di Lot, nei mille impegni e affanni della quotidianità, spesso inutili e dannosi. Qualcuno dice giustamente: “Chi non ha tempo per fare le cose giuste, significa che spreca il suo tempo in molte cose inutili”. Non ha molto senso sapere l’anno in cui Gesù viene, se poi non ci lasciamo provocare da questa parola evangelica, che interpella la fede, invita alla vigilanza e alla preghiera e orienta la vita. Che senso ha sapere che il treno o l’aereo che porta a destinazione parte alle ore 10 in punto, se poi si arriva alla stazione o all’aeroporto in ritardo? E allora la conoscenza della venuta del Figlio dell’uomo deve orientare la nostra attenzione non soltanto sul quando viene, ma anche e soprattutto sul come vivere il tempo dell’attesa. Infatti, non a caso all’interrogazione dei farisei su “quando verrebbe il regno di Dio” (17,20), segue, dopo la risposta e la parabola sulla preghiera, la domanda di Gesù sulla fede: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (18,8). Il Signore viene, ma noi siamo pronti ad accoglierlo? Come siamo messi con la fede?

Paolo Mirabelli

07 febbraio 2022

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“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3,16-17). “Anima mia, trova riposo in Dio solo, poiché da lui proviene la mia speranza. Egli solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62,5-6).

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