Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Paolo rassicura i cristiani della chiesa di Roma che la salvezza che si consegue attraverso il Vangelo di Cristo (1,16) non può essere messa in discussione. Innanzitutto l’apostolo ne stabilisce il fatto e poi procede alla dimostrazione. La giustizia è per fede, non si ottiene mediante le opere della legge. La dimostrazione muove negativamente (né i pagani, né i giudei sono sulla via giusta, poiché tutti sono sotto il peccato; 1,18-3,20) e positivamente (la salvezza si ottiene tramite la fede ubbidiente nell’opera di redenzione compiuta da Cristo; 3,21-31). Il tema della giustificazione per fede, che è la tesi dominante del nostro brano e dell’intero scritto, è illustrato biblicamente con il richiamo alla giustificazione di Abramo, conseguita attraverso la fede, non per le opere (4,1-25). Il discorso del capitolo 5 riprende il tema daccapo per approfondimenti e sviluppi. Dal capitolo 5 in poi Paolo presenta i benefici della salvezza (5,1-11) e dichiara sconfitti per sempre i suoi tradizionali nemici: il peccato, la morte, la legge (5,12-7,25). Il capitolo 8 conclude con un inno di vittoria.


Una delle idee dominanti del nostro brano è la speranza, accesa in noi dalla giustificazione per fede in Gesù Cristo. Liberato dal peccato, il cristiano si apre a delle mirabili prospettive di vita nuova, per il dono della grazia di Cristo e per l’amore dello Spirito Santo che Dio mette nel suo cuore. Il capitolo 5 è l’inizio di uno sviluppo che culmina in 8,39.  Lo Spirito Santo è colui che sostiene il cammino della speranza, nominata qui da Paolo tre volte, in altrettante riprese del pensiero. La risposta di fede al dono della grazia di Cristo mette il credente nella pace con Dio. Pace che vuol dire anche crescita armoniosa e piena della vita. Alla pace si accompagna un “vanto” particolare, nel senso più giusto e profondo del termine: gloriarsi per un fondamento sicuro della vita. È un vanto che si proietta nientemeno che “nella speranza della gloria di Dio”. Possiamo giungere così a tutta la ricchezza e allo splendore dell’opera di salvezza voluta da Dio. Paolo fa un passo indietro nello sviluppo del pensiero e ritorna sulla speranza. Dice che motivo del vanto è anche il travaglio di sofferenze che continua a coinvolgere il cristiano nella vita di fede. È un travaglio che però costruisce e solidifica la speranza: l’afflizione produce pazienza, dalla tribolazione e persecuzione si sviluppa la pazienza o capacità di sopportare; la pazienza produce esperienza, cioè irrobustisce la vita di fede; e l’esperienza speranza. Infine l’apostolo torna al fondamento per il quale la speranza non può andare delusa: l’amore di Dio sparso nei nostri cuori. Si tratta dell’amore che Dio ha per noi, portato e alimentato dentro di noi dallo Spirito Santo.


Il nostro brano, che si può ritenere centrale nella tematica della lettera, elenca pure i benefici della salvezza, come la pace, e presenta lo stato in cui si torva l’uomo nuovo rigenerato dalla grazia di Dio in Cristo. Paolo dà molto peso alle basi bibliche della salvezza. Egli suppone, in accordo con la comune tradizione biblica, che l’uomo sia un peccatore, quindi in disgrazia con Dio, per cui come prima cosa l’apostolo deve dimostrare che l’inimicizia con Dio sia stata cancellata e che l’uomo ora si trova in pace con Dio. Questa riconciliazione è avvenuta in virtù dell’azione redentiva di Cristo, costituito strumento di espiazione dei peccati dell’umanità di tutti i tempi fino al momento presente. La morte di croce è il sacrificio di una nuova alleanza, cioè di un’amichevole intesa tra Dio e gli uomini. La salvezza è il movimento che porta l’uomo dal peccato alla comunione con Dio. Credere al valore propiziatorio della morte di Cristo porta a riceverne i frutti, i benefici, e a riconoscere che Dio è di nuovo amico dell’uomo in Cristo, avendo ristabilito l’armonia turbata dal peccato.


È vero che l’uomo sia un peccatore. È altrettanto vero che la salvezza si ha unicamente per mezzo della croce di Cristo. Il cristiano però non è colui che si limita soltanto a guardare da lontano la croce di Cristo, ma è colui che crede nell’opera di salvezza per riceverne i benefici e appropriarsi dei suoi meriti, di cui i vangeli non parlano in maniera esplicita. La nuova vita del credente è un cammino per la via della giustizia e della santità, per piacere a Dio e onorare il Signore. E allora la fede non è soltanto adesione mentale a particolari verità, ma è ubbidienza e conformità di vita a quanto Gesù ha fatto e insegnato. La fede vera e compiuta non è neanche avere delle idee esatte su Cristo, ma è portare Cristo nella propria vita: Cristo per me. La fede è pensare bene e fare bene. Vivendo e lottando per Cristo, sentiamo dentro di noi tanta serenità e pace, inondati dall’amore che Dio ha sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo.

Paolo Mirabelli

19 marzo 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).