Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

A che cosa siamo sollecitati oggi come cristiani e come possiamo rispondere? Quali sono le sfide del nostro tempo? Quanto i mezzi di comunicazione influiscono a creare i nuovi paradigmi della nostra società? In che misura alimentano la costruzione di un diverso stile di vita rispetto solo a qualche decennio fa? Tutti interrogativi questi ai quali non è facile dare risposta, anche perché richiedono un lavoro di analisi interdisciplinare. In quest’articolo mi limito soltanto a dire qualcosa sulle sfide legate alla comunicazione giovanile, in particolare l’uso del cellulare tra i giovani, e alle risposte che come cristiani siamo sempre chiamati a dare, in mezzo a una generazione in cui noi abbiamo la responsabilità di tenere alta la parola della vita. Non possiamo soltanto limitarci a medicare le ferite, né procedere sempre a rimorchio, neppure aspettare di raccogliere i cocci dei vasi rotti: dobbiamo osare delle proposte, assistiti dalla forza del Vangelo. Quando apriamo la Bibbia per leggerla, non c’è solo il libro delle Lamentazioni, ma è tutto un avvicendarsi di storie di uomini e donne conquistati alla vita e alla gioia dall’amore di Dio. Portare la croce come discepoli di Cristo non significa vivere ogni giorno una profonda tristezza e un senso di sconfitta e di rinuncia, quanto vivere nella consapevolezza che il Cristo ha trasformato la croce in vittoria.


La tecnologia legata ai mezzi di comunicazione corre e i giovani la cavalcano. È il cellulare, iPhone o smartphone, sempre connesso alla rete che permette di tutto e che i giovani usano quasi fosse una appendice di se stessi. Passano diverse ore del giorno attaccati al cellulare. Qualcuno parla di “libido telephonandi ”. I giovani fanno più di duemila visualizzazioni al giorno, ma soltanto una decina sono necessarie. Sempre online, cioè in linea, o sulla linea, ma spesso si ha l’impressione di averla oltrepassata la linea e il senso del limite. Passare diverse ore connessi, con il cellulare o comunque su internet, e comunicando soltanto tramite la rete crea inevitabilmente una distorsione della realtà. La comunicazione diventa estetica, e non bada più all’etica: i criteri comunicativi puramente estetici sono a danno della persona. Non c’è più relazione tra persona e persona, ma tutto è filtrato dal cellulare. E il mezzo usato per comunicare è sempre più che un mezzo: è già esso stesso messaggio, che modifica il modo di percepire la realtà e la manipola. Con il cellulare sempre connesso, i giovani hanno accesso e disponibilità immediata a una quantità immensa d’informazioni di vario genere, senza avere però l’esperienza e la capacità di selezionare, discernere ed elaborare i dati. L’immissione di così tanti dati e informazioni non crea una vera comunicazione, intesa come messa in comune, ma un’illusione del sapere. Il dialogo tra le persone si riduce a finestre in cui prevale l’apparire all’essere: ognuno mostra di sé il volto che vuole. Lo psichiatra Vittorino Andreoli individua sei diverse tipologie di relazione che si hanno con il cellulare: minimalista, chi lo tiene in tasca facendone un uso necessario; maniacale, chi ce l’ha sempre in mano; strategica chi ha più cellulari per gestire più relazioni (lavoro, famiglia, amici); sostitutiva, chi ha relazioni solo tramite il cellulare; funzionale, chi se ne serve solo come strumento di lavoro; depressiva, chi lo tiene sempre spento perché vive nei suoi problemi. Il cellulare è frutto del nostro tempo ma ne è anche la metafora. Informa, ma anche forma e trasforma gli uomini, lo stile di vita e la società. Si tratta senz’altro di una delle invenzioni più rivoluzionarie del nostro tempo. La digital generation ne fa un utilizzo molto diffuso e trasversale a tutte le altre tecnologie digitali: ha sorpassato persino il computer, perché il cellulare è sempre con noi e ci raggiunge dappertutto.


Uno dei paradigmi dei giovani del nostro tempo è il seguente: “Rottura con il vecchio e apertura al nuovo”. Mentre fino a qualche decennio fa, persino la tecnologia non aveva scalfito il legame con la cultura, i valori e le tradizioni precedenti, oggi è tutto messo in discussione. E l’uso del cellulare, che aggrega sempre più giovani ma li mantiene estranei, crea un fronte comune nel rifiuto verso tutto ciò che sa di vecchio. Questo dato però non è contrario alla proposta del Vangelo. Gesù propone in fondo un “vino nuovo”, e ammonisce chi non vuole cambiare perché abituato al “vino vecchio”. Ai tradizionalisti del suo tempo, egli dice: “Avete udito che fu detto agli antichi, ma io vi dico”. Gesù non si limita a riproporre il vecchio e a trasmetterlo così come è, ma offre a tutti la novità del Vangelo. Dunque, l’elemento di rottura con il vecchio e di apertura alla novità di Dio è un dato del Vangelo che può essere una porta aperta verso i giovani del nostro tempo.

Paolo Mirabelli

13 marzo 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).