Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

L’espressione “Gesù senza chiesa” esprime un atteggiamento mentale molto diffuso ai nostri giorni, specialmente fra i giovani: si dice di credere in Gesù, ma si rifiuta la chiesa con i suoi ordinamenti e dottrine, perché accusati di soffocare la fede. Prima di fare alcune brevi considerazioni su questo tema, è utile un’osservazione preliminare. L’idea di fare a meno della chiesa ha caratterizzato molti movimenti spiritualistici del medioevo. Esasperati dal dogmatismo della chiesa medievale e dalle tante tradizioni umane poste accanto alla Scrittura, unito al desiderio di tornare al Vangelo, alcuni hanno creduto erroneamente di fare a meno della chiesa. L’idea di sbarazzarsi, completamente o in parte, della chiesa è stata ripresa o caldeggiata da alcuni riformatori del XVI secolo. Ma che cosa si è ottenuto con ciò? Si è aperta, di fatto, e contro l’intenzione degli stessi, la strada all’illuminismo, alla massoneria e movimenti affini, che intesero eliminare non solo la chiesa, ma anche Gesù Cristo come Figlio di Dio. E la negazione di Gesù Cristo ha portato, nel XIX e XX secolo, all’ateismo e alla secolarizzazione, cioè alla negazione, almeno pratica, di Dio. In breve: si è cominciato col negare la chiesa, si è proseguito col negare Gesù Cristo, si è finito col negare Dio. Questo processo, che ha indubbiamente una sua logica interna, fa sospettare che l’errore fondamentale al suo inizio sia stato quello di aver frainteso le Scritture.


Se diamo uno sguardo ai vangeli ci accorgiamo subito che parte importante dell’attività di Gesù, quella a cui dedicò molto del suo tempo, delle sue energie e delle sue cure, è la formazione dei suoi discepoli. Ciò appare evidente sin dalla prima chiamata di Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni, sulla riva del lago di Galilea, e in seguito dal suo stare insieme con loro, anche dopo la risurrezione. Secondo i vangeli, Gesù costituisce 12 apostoli: il numero 12, caratteristico del collegio apostolico, altamente simbolico, richiama le 12 tribù d’Israele. Questo dato dimostra che l’intenzione di Gesù è di istituire una sua comunità di discepoli, dei quali afferma: “Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me” (Luca 10, 16). Gesù non ha scritto nulla, ma istruisce i suoi discepoli e manda loro lo Spirito Santo perché li guidi in tutta la verità. Essi hanno scritto il Nuovo Testamento perché l’opera di Gesù continui nel corso dei secoli: nella predicazione dell’Evangelo che la chiesa fa, la gente conosce l’amore di Dio nel Figlio, e crede in lui.


Con la riflessione delle Scritture possiamo renderci conto della convenienza e dell’oculatezza di questa scelta fatta da Gesù. Il cristianesimo non è, per natura sua, una religione. Esso si riassume in una persona viva e concreta: Gesù di Nazaret, Figlio di Dio incarnato, morto, risorto e salito al cielo. Vivere la vita cristiana significa entrare in contatto con Gesù, persona viva. Ora, nella cultura semitica, vi era un modo per mettersi in contatto con persone nell’impossibilità di raggiungerle fisicamente: l’istituto dello shaliah, o inviato. Lo shaliah era una specie di plenipotenziario, al quale il padrone conferiva diversi poteri, in modo che egli potesse stipulare contratti a suo nome e con la sua stessa autorità. Questo istituto dello shaliah permette di capire meglio la funzione dell’apostolo, che significa inviato: uno che agisce per conto di Gesù. “Come il Padre ha mandato me, così anche io mando voi” (Giovanni 20, 21). A loro Gesù promette lo Spirito Santo, per potenziarli nella missione. Tramite la predicazione dell’Evangelo, e la testimonianza di fede, l’ascoltatore entra in comunione con Gesù, persona viva, presente nella Parola e nella chiesa. A ben riflettere, è giusto che sia così; ed è conveniente che continui a rendersi presente. Gesù ha pensato bene di assicurare la continuazione della sua opera e la custodia del suo messaggio non attraverso un pensiero, ma attraverso una Parola viva in una comunità assistita dallo Spirito.


Quanti respingono la chiesa, a quale figura del Cristo si rifanno e in chi credono? A un Cristo a loro immagine e somiglianza: un Cristo semplice predicatore di un regno utopistico, oppure un Cristo rivoluzionario, o non violento; un Cristo semplice uomo, o non risorto. La pretesa di ricongiungersi direttamente a Dio (quale Dio?), facendo a meno dell’Evangelo e della chiesa, si rivela dunque illusoria. Di conseguenza al giorno d’oggi in cui più che mai, col diffondersi del relativismo, della laicizzazione e della secolarizzazione della società, e il contemporaneo sorgere di tanti falsi profeti, appare necessario tenersi davvero stretti alla Sacra Scrittura, che ci rivela  Gesù Cristo, unica via per andare al Padre, e appartenere alla sua chiesa.

Paolo Mirabelli

06 marzo 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).