Bibbiaoggi
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Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il Deuteronomio è un libro che svela diversi retroscena di fatti riguardanti l’esodo. È un libro di memoria, di pedagogia e d’istruzione. I discorsi di Mosè sul “confine” ricordano ai figli d’Israele il cammino nel deserto e invitano la nuova generazione a essere fedele al Signore. Per quarant’anni il Signore ha dato da mangiare la manna nel deserto, che né loro né i loro padri conoscevano: infatti, il nome ebraico man hu vuol dire: “che cosa è?”. L’espressione usata dagli ebrei, quando videro per la prima volta questo pane, sottolinea il dono gratuito di Dio, che sorprende e meraviglia chi lo riceve. La manna aveva il sapore di una schiacciata fatta con il miele. Per quarant’anni Dio dona la manna e nutre il suo popolo nel deserto in modo miracoloso. Come si vede, siamo davanti al mistero che la nostra ragione, illuminata dalla fede, può solo accogliere. Per chi crede, il miracolo della manna non è per niente irrealizzabile, perché la parola di Dio non solo è vera, ma è potente e capace di creare qualunque cosa negli eventi della vita, opera nelle situazioni imprevedibili o perfino umanamente impossibili. È questa potenza della parola di Dio, del Dio della parola, che richiama il capitolo 8 del libro del Deuteronomio, attraverso il ricordo dell’episodio della manna, per ammonire Israele ed esortarlo ad avere fiducia in Dio. Nonostante le continue mormorazioni durante l’aspro cammino e pellegrinaggio nel deserto, il Signore ha provveduto il cibo misterioso, la manna appunto. Ma ora Mosè, sul “confine”, rivela, alla nuova generazione che sta per entrare e prendere possesso della terra promessa, quale insegnamento sia insito in questo fatto miracoloso: l’uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca del Signore.


Il capitolo 8 può essere suddiviso in tre parti: memoria della vita nel deserto (8,1-6); prospettiva della terra promessa (8,7-17); esortazione a ricordare e servire il Signore (8,18-21). Il ricordo delle difficoltà della vita nel deserto si contrappone alla prospettiva della vita futura d’Israele nella terra promessa, un paese ricco di corsi d’acqua, dove abbonda il frumento per fare il pane da mangiare a volontà. Ma la tentazione, dopo aver mangiato pane a sazietà, potrebbe essere quella di dimenticare che tutto è dono di Dio, non certo opera delle mani dell’uomo, sebbene si riconosca il valore del lavoro dei campi fatto dall’uomo. Dimenticare il Signore e l’osservanza dei suoi comandamenti è la cosa più grave che il popolo possa commettere, peccando d’ingratitudine. Ecco allora il motivo per cui il popolo viene invitato a fare memoria della liberazione dall’Egitto e del viaggio nel deserto, assistiti e nutriti da Dio per quarant’anni con la manna. Nel deserto il popolo non può procurasi il cibo da solo, con le proprie mani, ma dipende da Dio, che provvede il necessario ogni giorno. Ecco perché Mosè vede giustamente il miracolo della manna come un periodo di prova e di disciplina, di istruzione e di insegnamento, nel quale il Signore, nella sua pedagogia divina, mette Israele alla prova perché esamini il suo cuore e impari una grande lezione di fede: l’uomo non vive solo di pane, ma vive di ogni parola che esce dalla bocca del Signore. La contrapposizione non è tanto, o non solo, tra il cibo materiale e il cibo spirituale, quanto tra la fiducia in se stessi e la fiducia in Dio. L’uomo ha bisogno tanto del cibo spirituale quanto del cibo materiale: ma sia per l’uno che per l’altro bisogna affidarsi al Signore, che dona la vita e la sostiene in qualunque situazione.


La relazione che il Signore ha con noi è quella di padre-figlio, che quando prova lo fa per rendere approvati. Anche in questo modo Dio educa il suo popolo. La nostra vita è custodita da Dio: il suo fondamento stabile non è nell’opera delle nostre mani, ma in ciò che si riceve da Dio, mediante la sua parola che la sostiene. Il richiamo all’esperienza dell’esodo e alla prospettiva di vita nella terra promessa dice al popolo di fede e alla comunità in ascolta che la vita è un dono di Dio. Di fronte alle difficoltà più gravi e ai bisogni più grandi siamo invitati a mantenere la fiducia in Dio. Quando la nostra esperienza della realtà è simile all’esperienza di un deserto, di durezze pietrose, e la realtà appare sterile e incapace di nutrire, di dare sostentamento alla vita, dobbiamo continuare a credere che la nostra vita sia nelle mani Dio: l’uomo vive di ogni parola che procede dalla bocca di Dio. Ma anche quando la vita riserva periodi di abbondanza, e siamo tentati orgogliosamente di pensare che le nostre mani ci hanno procurato il benessere, dimenticando così il Signore, occorre ancora di più tornare con la memoria alla vita nel deserto, sul confine, e imparare di nuovo la grande lezione del Deuteronomio: l’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Paolo Mirabelli

28 febbraio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).