Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Friedrich Schleiermarcher (1768-1834) ha vissuto il suo primo periodo formativo della sua vita in un contesto tedesco in cui l’opposizione culturale  al cristianesimo era molto forte. Ha respirato fino in fondo la critica mossa dalla filosofia, dal razionalismo e dal modernismo. Egli stesso inizialmente ha mosso delle aspre critiche nei riguardi della Bibbia, pur essendo figlio di pastore protestante e appartenente ai Fratelli Moravi: amava definirsi un “fratello Moravo di ordine superiore”.  La cultura protestane tedesca del tempo riteneva che la fede cristiana fosse pura conoscenza di principi razionali e la religione pensiero o azione. Alla lettura della Bibbia nelle chiese seguiva l’esposizione di un arido trattato di dogmatica. Nei culti, ai quali partecipavano persone colte e gente comune, non si sapeva più a chi parlare. “Quello che si deve fare per farsi capire dagli uni impedisce ciò che si dovrebbe fare per soddisfare l’aspettativa degli altri”, scriveva Schleiermarcher. Con i “Discorsi sulla religione” del 1799 apre una nuova epoca per il protestantesimo tedesco, tanto che egli verrà in seguito definito il “secondo riformatore”. Egli introdusse nella teologia gli elementi della cultura tedesca: la spontaneità, il sentimento, l’anima. Si allontanò e prese le distanze dalla tradizionale ortodossia protestante, non meno che da quella dell’illuminismo, poiché la fede non si poteva più fondare razionalmente. La religione per lui non era né metafisica né morale, non consisteva nel conoscere o nel fare; non era condizione necessaria della morale o frutto di essa: era “una provincia a sé” nella vita dell’uomo. Il valore della religione, per lui, stava nell’intuizione dell’infinito: nel “sentimento dell’assoluta dipendenza”. In altre parole, per Kant il rapporto è tra sentimento morale e infinito, vale a dire, il valore della religione sta nel senso del dovere che crea nell’uomo; invece per Schleiermarcher la religione va oltre e fa scoprire una potenza di fronte alla quale nella nostra anima si sviluppano sentimenti di timore, fiducia, amore. L’elemento caratteristico della teologia di Schleiermarcher è il sentimento: con esso si dà alla religione il posto che le spetta; ed esso fornisce il fondamento per capire il fatto religioso. L’anima, e non la ragione, alimenta la religione. E il cristianesimo risponde al bisogno del cuore dell’uomo, che si è fatto consapevole dell’amore di Dio. Non c’è debbio che questa filosofia della religione fu da lui profondamente pensata ed esposta: egli voleva dare al cristianesimo un posto alto. La sua teologia era l’ultimo e il più fine risultato di un pensiero scientifico, maturato e mutuato dalla cultura illuminista, razionalista, moderna e laicizzata. Il discepolo dei Fratelli Moravi non ha mai dimenticato la sua formazione spirituale giovanile, ma le ha dato uno sviluppo (allontanandosene) in un ordine superiore adottando gli elementi culturali del tempo. Il suo interesse principale è sempre stato la filosofia: per sua stessa confessione, asseriva di conoscere Platone meglio dell’apostolo Paolo. Le tracce del suo pensiero, a volte contraddittorio, sono da rinvenire nel suo essere stato allievo dei Fratelli Moravi, seguace del razionalismo, scolaro di Platone, Spinoza, Kant e dei romantici.


Dopo questa presentazione frammentaria del pensiero di Schleiermarcher, abbozzata sulla scorta di vecchi appunti, che non ha certo la pretesa di fornire un quadro teologico completo, desidero ora fare una breve valutazione e indicare in due punti le cose che io considero buone e quelle che invece mi turbano, e per questo le rigetto. Il primo: apprezzo il suo tentativo di dialogare con la cultura. Come qualcuno ha giustamente osservato, la prima riforma, quella di Lutero, fu un assalto (iniziato con le 95 tesi di Wittenberg contro la vendita delle indulgenze) alla chiesa di allora; la seconda riforma, quella di Schleiermarcher, fu una difesa della fede cristiana dinnanzi ai “disprezzatori della religione”. Alla presentazione sterile, fredda e piena di dogmatismo, del cristianesimo, egli contrappone il sentimento. Riesce a combinare il sentimento con la cultura scientifica, l’estetica con il razionalismo. È un “predicatore della spirituale armonia che regna nell’universo”:  “Quando l’uomo contempla tranquillamente l’universo, allora gli è più facile trovare il Signore”. È uno che parla alle persone colte. Ha impresso alla teologia un “tono dolce” e romantico. Il secondo: rifiuto il suo panteismo ecclesiale e teologico. Schleiermarcher ha allargato talmente i confini della chiesa e della teologia, che tutti si sentono a casa, tutti vi trovano posto. Il pubblico che ascoltava le sue prediche era prevalentemente colto, ma dopo la sua morte nessuno di loro “andava più in chiesa”: erano tutte persone che amavano sentire il predicatore di moda, piuttosto che l’Evangelo.

Paolo Mirabelli

26 febbraio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).