Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Giovanni gli disse: Maestro, noi abbiamo visto uno che cacciava i demoni nel tuo nome, e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva. Ma Gesù disse: Non glielo vietate, perché non c’è nessuno che faccia qualche opera potente nel mio nome, e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi (Marco 9,38-40). Questo brano evangelico fa venire in mente l’episodio di Numeri 11, 24-30, quando Giosuè voleva impedire la “profezia non autorizzata” dei due che non erano del novero dei settanta anziani radunati attorno alla tenda di convegno, e Mosè, con grande umiltà d’animo, rispose: “Fossero tutti profeti del Signore!” (11, 29). Questa volta è Giovanni, figlio di Zebedeo, ad avere “vietato a un tale di cacciare demoni”. Il suo atteggiamento spiega forse perché Gesù chiamò lui e suo fratello Giacomo “figli del tuono” (Marco 3,17). Ma lasciamo Mosè e veniamo a Gesù. In fondo è questo che tutta la Bibbia ci chiede di fare attraverso il “processo di eliminazione”: lasciare gli uomini e concentrare lo sguardo su Gesù.


L’episodio di Marco ha il suo parallelo in Luca 9, 49-50; mentre non è riportato da Matteo, anche se il loghion di Gesù (“con me, contro di me”) si trova pure in Matteo 12,13. Nei manoscritti, al versetto 38,  ci sono due differenti parole (lezioni)  che mostrano la motivazione dei discepoli di vietare il miracolo, e che  ci permettono di cogliere meglio il loro atteggiamento. La prima ha il “perché”: “Perché (oti) non seguiva noi”. Questa è assimilata a Luca 9, 49. La seconda invece ha un “che”: “Cacciava i demoni nel tuo nome e che (os) non ci seguiva”. Queste “varianti di commento” sono utili per comprendere la storia dell’interpretazione, a conferma dell’immensa ricchezza e profondità che c’è nella Scrittura, Parola di Dio. Ma, per la finalità e l’economia di questo studio, non è il caso di dilungarsi ora su tale aspetto. Veniamo invece all’episodio evangelico, al perché e al come, per fare alcune considerazioni e riflessioni.


Gesù considera una prevaricazione la proibizione dei discepoli e la biasima nella sua risposta: “Non glielo impedite o vietate” (9, 39). I discepoli non sono i padroni della potenza del nome di Gesù. Non ne hanno il monopolio. Essa è data da Dio, e solo Dio ne dispone nei tempi e nei modi che egli stesso decide. E l’avvenuto miracolo attesta proprio che chi l’ha operato ha agito nei modi e nei tempi di Dio, ha agito come messaggero del Signore. “Non c’è nessuno che faccia un miracolo o opera potente nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me” (9,39). Non è una chiesa o un gruppo di discepoli che possa impedire la “profezia non autorizzata” o il miracolo che Dio ha dato da compiere. È Dio che decide chi è profeta e a chi dare il mandato per compiere miracoli. La potenza di Dio manifestata in Gesù non è possesso esclusivo di alcuni.


I criteri per discernere una profezia e per riconoscere un inviato, un servo del Signore, sono fissati nella Bibbia. Chi opera nel nome di Gesù, segue Gesù; e chi segue Gesù, opera nel nome di Gesù. È solamente attorno a Gesù che si decide e si distingue il vero dal falso; è in Cristo che si stabilisce chi sta dentro e chi sta fuori. Tentare poi di usare il nome di Gesù in maniera impropria, magari per impossessarsi della sua potenza e farne un uso interessato (non sono pochi oggi coloro che promettono guarigioni e opere potenti dietro un lauto compenso), è illusorio e dannoso, perché destinato al fallimento e perché “lo spirito maligno gli si scaglia contro” (Atti 19, 13-16).


Il detto di Gesù (“chi non è contro di noi, è per noi”) sottolinea lo spirito di apertura, di accoglienza che il discepolo deve avere verso chi opera nel nome di Gesù ed è un suo profeta o inviato. Non dobbiamo leggere queste parole di Gesù nella forma contraria dell’altro detto: “Chi non è con me, è contro di me” (Matteo 12,30; Luca 11,23), e farne una bandiera per escludere chi è fratello ma “non segue noi”. Ma non dobbiamo nemmeno leggerle per farne il manifesto di un ecumenismo che non sa discernere il vero dal falso, il vero profeta e l’inviato del Signore dal falso profeta.


Un ultimo punto, ma non meno importante: senza Gesù i discepoli non possono far niente, né aggregare né disperdere, né costruire né demolire. Non è fuori di “noi” (Luca 9,50) che c’è il nulla, bensì è senza Gesù che c’è il baratro, il falso, il peccato, le tenebre, il non senso. Gesù è tutto: in lui c’è la pienezza della rivelazione  e della redenzione. Ed è solo nel suo nome, e per la sua grazia, che il noi si costituisce, prende forma e diventa “i suoi discepoli”. È soltanto nel nome di Gesù che noi possiamo predicare e operare.

Paolo Mirabelli

10 gennaio 2018

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).