Bibbiaoggi
Gesù Cristo, la Bibbia, i Cristiani, la Chiesa

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3,16).

Il brano si trova in quel tratto della lettera che si occupa del tema del ritardo della parusia. A quanto pare, alcuni tra i primi cristiani, meravigliati per il ritardo del ritorno del Signore, erano impazienti e delusi. L’autore della lettera, l’apostolo Pietro, con linguaggio apocalittico, dà un insegnamento sulla venuta del Signore ed esorta a un’attesa giusta e retta. È facile lasciarsi smarrire quando non si sa conciliare le proprie ide e attese con “i tempi e i momenti di Dio” e con la sua sovrana volontà salvifica. Si è sempre speculato su questo evento, fino ad arrivare a dire le cose più diverse, strane ed estranee alla Scrittura. Ancora oggi si assiste a un rifiorire di modelli apocalittici che mescolano schemi temporali ed eventi storici, presi qua e là, per giustificare teorie strampalate che nulla hanno a che fare con l’insegnamento biblico sulla venuta del Signore. Quando si perde il riferimento alla Scrittura, è facile farsi ingannare da chi di mestiere fa il “profeta apocalittico” e pretende di fornire un calendario preciso (anno, mese, giorno, ora) della venuta del Signore. Come sempre, una buona regola esegetica è quella di “non correre più veloci del testo biblico”. Non a caso l’apostolo nel testo cita l’Antico Testamento e fa riferimento al carattere di Dio e alla sua volontà salvifica. Pietro chiama “schernitore”chi deride e si fa beffa della venuta del Signore (3,3). Il tempo scorre come sempre, il sole continua a levarsi ogni giorno di nuovo, nulla cambia, tutto è come prima: dov’è la promessa della sua venuta? (3,4). Il giorno del Signore è certo, ma egli ha delle buone ragioni per cui ritarda il suo ritorno. Il brano può essere diviso in tre parti: una correzione dei criteri di computo del tempo (3,8-9); una breve descrizione del giorno del Signore (3,10-13); una esortazione alla buona condotta nell’attesa (3,14).


Prima parte: correzione dei criteri di computo del tempo. Carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. Il computo del tempo non è il medesimo presso gli uomini e presso Dio: egli calcola il tempo in modo diverso da come lo calcola l’uomo. Volendo esprimere la grandezza di Dio, il Salmo dice: Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato  (90,4). Il testo di Pietro, citando queste parole, le applica anche inversamente: un giorno è come mille anni. Benché la parusia sia aspettata da lungo tempo, da molte generazioni di credenti, questo è un periodo breve se paragonato all’eternità, e non contraddice la promessa della venuta del Signore. Questa grandezza di Dio che usa una misura del tempo diversa dalla nostra, appare anche nel suo amore. La lentezza nell’attuazione della parusia (il ritardo della sua venuta) è dovuta pure alla pazienza di Dio, che vuole la salvezza di tutti, dando più tempo a tutti per giungere al ravvedimento. La conversione deve avvenire prima della venuta gloriosa del Signore, nel tempo di vita che egli concede a ciascuno. Anche la riflessione su questa qualità di Dio aiuta a una corretta comprensione del ritardo della parusia.


Seconda parte: descrizione del giorno del Signore. Pietro afferma qui un dato tradizionale: Il giorno del Signore verrà come un ladro. Una venuta inaspettata, nel tempo da lui stabilito. Il Signore torna quando vuole: per lui non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi. L’immagine della venuta del giorno del Signore come quella di un ladro è frequente nel Nuovo Testamento: la troviamo nei vangeli sinottici, in Paolo, nell’Apocalisse. Quel giorno viene descritto con immagini apocalittiche: la conflagrazione universale per far svanire i cieli e gli elementi. Il senso di tali descrizioni consiste nel preparare la realtà finale, indicata come “nuovi cieli e nuova terra”. La novità è la presenza della giustizia in modo stabile. Il giorno del Signore, dunque, non è soltanto rovina e distruzione delle cose presenti, ma è soprattutto nuova creazione. A questo spettacolo cosmico l’autore congiunge l’esortazione rivolta ai cristiani a vivere nella santità della condotta e nella pietà, una vita per Dio e per gli altri, che non solo aspetta ma affretta l’evento del grande giorno.


Terza parte: esortazione alla reprensibilità di vita. Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili, nella pace. Come dire, nell’attesa di questi eventi, che Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. Era questa una qualità rituale, cultuale nell’Antico Testamento. Qui esprime una realtà etica e spirituale. La reprensibilità di vita si oppone alla condotta dei nemici della fede. Comportandosi così i credenti saranno trovati in pace davanti a Dio; una pace che non è sentimento psicologico, ma conformità al piano divino di salvezza.

Paolo Mirabelli

05 dicembre 2017

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In tutto c’è Dio: egli è in ognuno, dentro e fuori ed in ogni parte, cosicché in qualsiasi creatura nulla può essere più intimo e riposto che Dio stesso. Senza di lui è il nulla. Dio riempie il mondo ma non è contenuto dal mondo. Trova il tempo per credere; trova il tempo per amare; trova il tempo per essere felice. Trova il tempo di leggere la Bibbia. Trova il tempo di essere un discepolo di Gesù Cristo. Il tempo è un dono di Dio; la vita è troppo breve per essere sprecata. Gesù ti dona la vita esuberante (Giovanni 10,10).